Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili
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martedì 17 giugno 2014

Oggi il mondo è un bel posto

Ohilà, trascuro questo blog da tantissimo, ormai preso dall'altro blog e da altri mille impegni e mille cose che mi ronzano in testa.
Però è da ieri che continuo a scrivere “oggi il mondo è un bel posto” come commento ad un evento sportivo appena concluso: le finali NBA.
Trascuro questo blog ma quando succede qualcosa che merita due righe le butto ancora giù, anche solo per potermele rileggere.
Hanno vinto gli Spurs, gli Spurs di Tim Duncan (Post su Duncan), una delle mie squadre preferite. Diciamo che il mio tifo oltre-oceano è fatto di rivalità: fra New York e Brookling tengo NY; fra Lakers e Clippers tengo Clippers, tifavo Bulls e non Jazz, tifo Orlando e non Miami. Però fra tutte quella che resta sempre è San Antonio. Dai tempi del liceo, da prima di TD21.
Ma perchè “oggi il mondo è un bel posto”, non per il risultato sportivo, almeno diciamo che un risultato sportivo non mi porterebbe ad esternazioni così forti (no no mi porterebbe, eccome).
Però la vittoria degli Spurs è la dimostrazione che le cose fatte bene funzionano.
Avete presente quando qualcuno vi spiega come si fa una cosa, vi dice come sarebbe da fare in maniero ottimale e poi vi spiega come in realtà viene fatta? Avete presente l'allenatore di calcio di quando eravate bambini che ripeteva che tutti devono giocare e poi urlava di passare la palla a Matteo o a Luca perchè erano quelli buoni che risolvevano tutto? Avete presente quando il vostro allenatore di pallavolo diceva che siamo lì per divertirci e poi vi faceva giocare palleggiatore al centro e palla alta per Matteo e Luca (che vacca boia son bravi anche a volley)? Avete presente quando siete rimasti incantati da Edberg o Sampras e avete sempre giocato cercando un bel colpo o un colpo vincente e venite sconfitti da un ragazzino di venti chili, che tiene la racchetta come un badile, non ha alcuna tecnica ma la butta oltre la rete e corre come la polvere (e si chiama Matteo o Luca)?
Insomma, avete presente tutte le volte in cui avete imparato che c'è il modo in cui le cose andrebbero fatte e poi c'è quello in cui vengono realmente fatte? Che è limitante perchè non è come dovrebbero, però nessuno ci prova più a farle come andrebbero fatte, la non perfezione basta...purchè funzioni.
Ecco ieri notte gli Spurs hanno ribaltato tutta questa mediocrità. Hanno giocato a basket come si gioca a basket, fanculo i super-atleti, fanculo “palla a quello buono”. Hanno rimesso a posto un sacco dei cose. Poi, come solo in America può accadere, il tutto condito con storie umane incredibili, con talmente tante differenze che solo la ricerca del modo giusto poteva tenere unite.
Complimenti agli Spurs, vecchi, grassi, lenti, spompati, con meno talento, con meno fisico, ma con la convinzione che se si fanno le cose nel modo giusto e si crede fino in fondo in quello che si fa si può persino diventare NBA Champions.
E non hanno solo vinto, hanno dominato, anche se nessuno lo dirà mai, perchè la NBA è uno show e bisogna tutelarlo.
Grazie ragazzi, da oggi si ricomincia, far le cose nel modo giusto funziona, eccome.
Un ultimo ringraziamento a Marco, perchè ha aggiunto a tutto questo che se ci credi e ci provi fino in fondo magari ti ritrovi con l'anello di campione.

venerdì 10 gennaio 2014

Come creare favole della buona notte...ovvero, cosa faccio io, non è detto vada bene,

Allora, ieri ho scritto su FB che mi sono specializzato a raccontare favole e, dall'alto del piedistallo su cui mi ergo per dare spazio e visibilità a tutto il mio ego, vi racconto come faccio.
No dai, avevo voglia di scrivere di nuovo sul blog e mi è scappato questo.
Io, in realtà, sono più lettore che non raccontatore di favole ma il recente step di crescita di Bianca e Gaia mi ha portato a questa nuova sperimentazione.
Fino a poco tempo fa le piccole andavano a letto in momenti distinti e quindi leggevamo a Bianca un libro (mille in realtà, la piccola è un po' ossessiva nelle sue passioni) e poi nanna e successivamente un libro della buonanotte per Gaia, che andava a letto mezz'ora dopo.
Adesso vanno a letto assieme e, quando sono nei loro lettini la luce non permette di leggere. Eccio quindi che si inventa.
Le mie storie sono sempre partecipate, cerco di coinvolgerle nella scelta dei dettagli e degli eventi, per capire quando stanno partendo, quando la risposta alle mie domande è sbiasciata e quando, infine, non c'è più risposta. Conosco le mie piccole e le coinvolgo sulle cose che amano.
Un dettaglio importante è che nelle storie che inventiamo ci sono eventi avversi che complicano l'evolversi della storia ma non ci sono personaggi avversi. O almeno, non ci sono streghe, fantasmi e simili. Al massimo dei pirati. Questo perchè sono favole della buona notte e ancora le streghe e i fantasmi sono un po' indigesti. Quindi ci sono temporali che rovinano feste, pirati che rubano gioielli, parenti dispettosi, animali del bosco che mangiano torte e altre complicazioni. Di solito però ci sono eventi “negativi” e ancora nessun personaggio “negativo”.
Poi ci sono sempre le cose che a loro piacciono: feste, giardini, fiori, torte e frutta, balletti, principesse.
Ecco, una cosa che a loro piace molto è quando dico “adesso occhi chiusi che vi racconto il giardino” e gli chiedo di dirmi che colori hanno i fiori e le farfalle.
Ieri Gaia mi ha detto “babbo una farfalla mi fa il solletico volando”.
Poi gli chiedo di raccontarmi come sono vestite le principesse (Gaia pretende che nella storia ci siano sempre due principesse di nome Gaia e Bianca e che prima o dopo si festeggi); oppure che cosa mangeranno le principesse. E' incredibile le risposte che mi danno. Anche Bianca, che è piccola, interagisce un sacco, in genere puntualizzando le scelte di Gaia.
Ultimo dettaglio, le piccole si addormentano sempre prima della fine ma io la favola la finisco sempre. Questo perchè se capita che al risveglio mi chiedano “ma poi la festa com'è finita?” (e capita) non è bello rispondere “tutto bene”, voglio essere pronto, raccontare ogni cosa. Tanto in tutto la favola dura 10 minuti, si può fare.
Ad ogni buon conto, andate piano quando leggete, lentamente, leggete a voce medio bassa, date loro il tempo di capire, coinvolgetele (sono piccole, saprete governare una storia anche se all'improvviso appare un drago o un coccodrillo in mezzo ad una festa da ballo), lasciate che loro immagino quello che voi raccontate.

Bene, prestissimo i corsi sul come raccontare favole, il primo modulo gratuito e poi € 500 a lezione.
Beh, probabilmente ci saranno molti errori in quello che faccio ma il risultato è che le bimbe in dieci minuti si addormentano, dormono serene e si riposano. Non ho altri obiettivi con una favola della buonanotte.

venerdì 24 maggio 2013

Nuovo post sulla barba


Una serie finita di coincidenze (non vorrei sembrare falso dicendo "una serie è infinita", per carità) mi ha portato a questo post.
L'oggetto è la mia barba. In passato ho già affrontato l'argomento. ecco il post
Adesso qualcosa si è evoluto.
Intanto nel gennaio 2012 l'ho tagliata. E' stato divertente.
Ho avuto conferma di quanto la mia persona sia associata a barba o baffi o pizzetto che sia. Me la son tagliata una mattina e la sera sono andato a calcetto.
Sono arrivato, mi sono messo di fianco a due compagni di squadra (che conosco da oltre 10 anni….) e ho cominciato a guardarli. Loro stavano parlando della partita, mi hanno fissato poi son tornati a parlare della partita.
Resto lì e loro assumono un'espressione tipo "e questo matto chi è?". Allora li saluto e il tono di voce mi rende riconoscibile. Fantastico.
Da notare però che mia mamma non si è neppure accorta del taglio, forse mi vede sempre con la faccia di un bimbo di 5 anni, a prescindere.
Da allora non l'ho più eliminata, la taglio la rifinisco, la sistemo.
Tenerla in ordine non è così banale, quando andavo col regola barba era tutto più veloce, taglia sotto, regola sopra, rifinisci due mezzi spigoli.
Adesso ci vogliono mille cure. Giusto per rendere l'idea: bisogna tenere rasato il sottocollo, non fa parte della barba, almeno per me; bisogna lavarla continuamente, barba e baffi tendono a sporcarsi e non sono piacevoli; alla sera uso l'olio di cocco per renderla più lucida e morbida, però è olio...unge e ho l'odore di un Bounty; la pettino per "sciogliere" i nodi e quando ne becco uno si sente; la pareggio e la sistemo con le forbici, specialmente i baffi, perchè la faccia non è simmetrica e le cure non possono essere simmetriche; adesso che ho la testa rasata ed è abbastanza caldo uso il phon solo per la barba. Insomma, la barba non va' di pari passo con la trascuratezza. 
La lascerò crescere ancora un po', la vorrei giusto un po' più lunga. Poi farò solo manutenzione.
Chiarito questo un altro aspetto  importante: perché mi piace la barba?
Perché la uso come uno scudo dalla società, mi aiuta e mi difende nei rapporti sociali definendo con chiarezza il mio "uovo prossemico".
Cazzata, però mi piaceva scriverla.
 Allora, mi piaccio con la barba. Non sono un gran narcisista ma la barba mi piace. Piace a mia moglie che la preferisce un po' lunga, anche adesso che è di tre colori....castana chiara, scura e....bianca.
Ci giocano e ci si aggrappano la mie figlie. Gaia ha cominciato anche ad accarezzarla quando siamo abbracciati sul divano. Basterebbe questo ma proseguo.
Mi aiuta a concentrarmi, la sfrego, la pettino e queste operazioni meccaniche e manuali tengono il cervello ad un livello di inattività comunque accettabile.
Incute rispetto, l'altro giorno ho allontanato due soggetti loschi con un'occhiataccia. Con la barba sembro Leonida, senza sembro un bambino capriccioso.

Un po' di storia. Forse non a caso oggi ho trovato una citazione di Shakespeare che dice "Chi ha la barba è più di un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo". Infatti la mia passione per la barba è nata col film "Shakaspeare in love" del 1998, hanno in cui ho cominciato a desiderare che il mio scarno pizzetto diventasse una bella barba. Dopo il film ho aggiunto i baffi alla mia faccia.
Poi l'ho sempre tenuta un po' varia ed eventuale fino a quando mi sono imbattuto in Brian Wilson.


Seguo pigramente il baseball ma quando Brian Wilson è esploso la sua barba mi ha folgorato, la volevo anche io.
Dopo di lui: James Harden, Sebastien Chabal, Martin Castrogiovanni e via dicendo.
Ecco quidni la mia barba non è associata ad attori o modelli bellissimi e pulitissimi ma a sportivi duri e puri che hanno cavalcato il famoso "Fear the Beard".

martedì 14 maggio 2013

Anche io sono un hobbier o un hobbista. Insomma ho il pollice opponibile.

Evvai, ce l'ho fatta, sono un grosso. Bene, dall'apertura potete capire che questo è un post di auto-celebrazione...siete avvisati.
Dunque, quando ero molto piccolo, tipo alla scuola materna, ero solito creare delle cose con la carta: ritagliavo, coloravo e attaccavo. Una volta mi feci anche uno zaino da Ghostbuster.
Mi divertivo, mi rilassavo. Poi il tempo ha frustrato questa mia passione che non sono mai riuscito a convertire in qualcosa di interessante, magari col legno.
Con gli anni le mie capacità manuali si sono disperse e quando mi sono prodotto in lavori manuali qualcuno ha avanzato dubbi sull'effettiva capacità di opporre il pollice.
Invece ce l'ho fatta. Tutti voi avete visto la sedia porta casco e porta articoli della moto appesa.
Forte di questo successo: due tasselli messi al muro e la scritta MdT fatta col pennarello, ho deciso di osare.
Il vero hobbier, se vuole entrare nell'olimpo in modo celere, deve sperimentarsi con le pedane, le Epal. E sia, decido di realizzare un tavolino da giardino usando delle Epal.
Ora, visto che tutti miei fornitori le Epal le cauzionano pesantemente, ho deciso di dirottarmi su delle misere e normali pedane.
Non è la stessa cosa, le Epal sono migliori, si lavorano molto meglio.
Il risultato è un tavolino con ruote imbarlato (pochissimo in realtà), storto, non allineato e con un livello di sicurezza pari ad uno scivolo in eternit. Se potessi cambiare qualcosa cambierei le ruote, le metterei sterzanti tutte e quattro ma la destianzione d'uso ha consigliato questa scelta.
Per gli interessati a repliche (che posso anche numerare dato che ho un incisore da legno): € 1.500 iva inclusa.
PRECISAZIONE: nessun infortunio...stranamente.
Non aggiungo altro, lascio parlare le immagini.


Il punto di partenza, legnaccio




Piallatura estrema...




Una mano di Cementite...bello poter usare nomi fighi


La scelta dei colori
Incollautra e avvitatura....
Eccolo, storto e pericoloso...

lunedì 6 maggio 2013

Sicurezza in moto e gestione dei figli

Fra la cose che mi appassionano c'è andare in moto. Non sono uno veloce ma sono uno bravo. Guido abbastanza bene e vado sufficientemente piano.
Ho iniziato tardi ad andare in moto, anche se sono sempre andato in scooter, sin da ragazzino. Andare in moto mi è piaciuto subito e mi sono da subito interessato a come fare a migliorare la mia tecnica per essere più sicuro. Ho seguito anche diversi corsi di guida sicura, tutti molto interessanti. 
Mio blog sulla moto se volete approfondire....
Questo post nasce da una riflessione fatta una sera mentre mi ponevo il dilemma se farmi o meno la barba. Era tardi, ero stanco, la pelle di sera è più sofferente, insomma non mi piace farmi la barba la sera. Però Giulia e le bimbe erano a letto, potevo dedicare qualche minuto in più e magari sistemarmi bene i baffi e la barba, spuntarla un po', farmi la barba non per dovere sociale ma per godermi il momento di cura di me stesso.
Mi è venuto in mente un insegnamento che ricevuto in uno dei corsi di guida sicura. Mi hanno insegnato che in strada bisogna frenare quando si può e non quando si vuole. E' un “adagio” che deriva dalla guida in fuoristrada, quando non sempre ci sono le condizioni di terreno per frenare. In strada, quando si guida in sicurezza, il concetto vale più o meno in maniera analoga. Cioè, se uno guida veloce e fa il patacca cercherà sempre di frenare all'ultimo per impostare la famosa staccata al limite, avere la moto alla giusta velocità in ingresso curva, ecc, ecc. Questo in pista è molto vero ma in strada non è detto che “frenare all'ultimo” sia possibile, ci possono essere condizioni di asfalto che non potevamo scorgere da lontano che rendono la frenata pericolosa. Ecco perchè è meglio frenare quando è possibile più che quando si vuole.
Ecco, gestire i propri spazi con i figli piccoli è più o meno la stessa cosa. Si fanno le cose quando si può e non quando si vuole. Tanto poi è importante fare le cose, più che quando si fanno. Ecco che ho imparato ad andare a correre in momenti differenti della giornata, mi faccio la barba alla sera, scrivo post al mattino o sul divano la sera, leggo al risveglio prima di iniziare la giornata. E nessuna di queste cose mi piace meno perchè la faccio quando posso e non quando devo.
Ho passato un po' di tempo a fare il martire, a pensare “adesso è il momento di mettere un po' da parte Nicolò e dedicare il tuo tempo alle piccoline”. Mi sembrava giusto e mi pareva doveroso e mi piaceva. Avevo meno tempo per fare le cose e vi rinunciavo col sorriso perchè giocavo con le piccoline. Non mi sembravano neppure rinunce. Adesso ho capito che era pigrizia quella di voler fare le cose quando volevo. Mille cose posso farle quando posso, come frenare.
Un'ultima cosa, in moto io sono uno che ama andare piano ma non provate a starmi dietro. Io freno e apro quando posso.....

lunedì 8 aprile 2013

Suonare le pause e rilassarsi

Quando ero alle medie avevo anche musica, fra le materie da studiare. Mi piaceva ed andavo pure benino. Purtroppo mi sono auto-scoraggiato dal suonare uno strumento e non sono mai andato oltre al piffero. Ricordo però che l'insegnante ci ripeteva spesso di “suonare con attenzione anche le pause”, che le pause erano sullo spartito ed avevano anche loro una componente nella melodia, erano musica.
Lo scorso mese ho fatto un corso per diventare un lettore volontario di “Nati per Leggere” e a distanza di 20 anni mi è stato detto “mi raccomando le pause, sono parte integrante del racconto”.
Anche quando ho fatto “Improvvisazione Teatrale” ho fatto un lavoro sulle pause, sul come usarle e sulla loro importanza.
Dato che tre indizi fanno una prova ho pensato fosse doveroso fare una piccola riflessione sulle pause nella mia giornata.
La prima reazione è stata “quali pause?”. La mia giornata si articola dalle 6,00 alle “fino a quando reggo” con un alternarsi di attività che può essere più o meno frenetico, più o meno serio, più o meno professionale, più o meno ludico, più o meno affettivo. Però sono costanti. Quindi ho subito pensato di abortire questo post perchè non aveva applicazione, la mia vita ha un'unica lunga pausa, la notte in cui, per lo più, non sono vigile.
Poi ho pensato che al mattino, mentre Bianca è già pronta e Giulia finisce di preparare Gaia, io sto cinque minuti seduto sul pavimento a non fare nulla. Bianca e Gaia quando ci raggiunge non sono interessate a me. In genere mi coinvolgono in attività ma non al mattino. Mi lasciano seduto in terra con loro ma non mi trovano interessante. In pausa pranzo, dopo essermi cambiato e prima di prepararmi da mangiare, svuotare e riempire la lavastoviglie, qualche volta correre, scrivere i miei post, leggere mi butto sul letto a quattro di spade e resto steso per 50 secondi cronometrati (sono il tempo massimo prima di decidere che non riesco ad alzarmi più).
La sera, dopo aver mangiato, sparecchiato, giocato e messo a letto le piccole (attività in cui io svolgo un ruolo di supporto mentre Giulia è il Project Manager di tutto), quando Giulia scende per fare pratica io ho un paio di minuti di solitudine e di pausa.
Quindi mi son reso conto di avere dei momenti di pausa, dei momenti di “nulla”. Il problema è che li ho sempre considerati come un passaggio fra una frenetica attività appena conclusa ed una frenetica attività da iniziare. Non li ho mai rispettati.
Questo fino a settimana scorsa (mi son preso una settimana di sperimentazione prima di pubblicare le conclusioni). Da una settimana a questa parte ho deciso di dare maggiore dignità alle mie pause, di non intenderle solo come un passaggio di vita ma come un momento di vita.
Qualcosa è cambiato, non ho ancora ben chiaro in che termini ma qualcosa c'è.
Ad esempio, la consapevolezza che riesco ad avere una decina di minuti di pausa totale è rincuorante, specialmente in un momento intenso come quello che sto vivendo in questi anni. Altro aspetto mi sembra di aver riempito la mia giornata con qualcosa di mio, mi sembra di aver rosicchiato 10 minuti miei. Minuti che sono pochi per fare qualsiasi cosa che non sia stare buono e calmo, rilassato. Non mi riesce ancora benissimo, non riesco ancora a godermi semplicemente la pausa, però ne sono più consapevole, riesco almeno a rilassare i muscoli di collo e spalle, a perdere quella tensione. Intanto riesco a godermela fisicamente, prossimamente spegniamo pure il cervello.

lunedì 25 marzo 2013

Io e la corsa e la musica

25/03/2013
Oggi è stata molto dura.
Molto dura perchè molti fattori giocavano contro di me. Le forze del male si erano alleate per tenermi lontano dalla corsa.
Thor flagella il centronordsud Italia di pioggia e freddo, durante la notte ho avuto male al cuore (e dubito fosse una fitta dovuta alla crescita....), sono un po' raffreddato e non ho fatto una playlist nell'iPod dedicata alla corsa.
Quest'ultima era l'arma segreta del mio inconscio, la morte nera delle forze del male che abitano il mio cervello. Se fosse stato bello avrei potuto dire "come faccio a correre se rischio di imbattermi in una canzone che ha lo stesso effetto sulla corsa dei gambaletti per il sesso?". Avrei potuto dirlo senza sentirmi in colpa perchè non era una rinuncia del mio io pigro avverso alla corsa, era colpa di quell'altro me stesso che la sera è troppo stanco per fare playlist. Dalla serie, io sarei andato ma c'è quell'altro che rema contro.
Invece stamane son successi due fatti:
ore 8.40, mentre parcheggio la macchina e nel mio cervello serpeggiano voci tipo "no dai, oggi non ci porta, è troppo brutto, mica abbiamo più vent'anni", alla radio parte una voce roca..
I call you when I need you, my heart's on fire
You come to me, come to me wild and wild
you come to me, Give me everything I need

Give me a lifetime promises and a world of dreams
Speak a language of love like you know what it means
And it can't be wrong
Take my heart and make it strong baby

You're simply the best , Better than all the rest
Better than anyone, Anyone I've ever met

Ecco, quando Tina dice "You're simply the best" le mie gambe dicono "noi andiamo" e il cuore risponde "vengo pure io".

Il secondo fatto solo un paio d'ore dopo.
Viene a trovarmi un amico che entra in negozio con fare beffardo e dice "oggi ti sfido ad andare a correre con un tempo così"...lo dice e poi mi riferisce che ieri ha fatto una corsa di 21 km mentre chiacchierava con un amico, che c'ha messo un po' di tempo ma ha dovuto soccorrere una donna che stava partorendo e che ha messo il suo nome al nascituro nei primi km e poi sul finire è stato convocato da Napolitano per dire la sua sul quadro politico che ci troviamo davanti. Dice tutto questo mentre fa la manovra di Heimlich a un bambino che aveva mangiato una nocciolina e si stava strozzando salvandolo e contemporaneamente lanciando un barattolo di fagioli coi quali centra in testa uno scippatore che aveva rubato la borsetta ad una anziana signora che aveva appena ritirato la pensione e che aveva bisogno di quei soldi per pagare le cure all'anziana sorella di cui si prendeva cura. Fa tutto questo con fare beffardo e chiosa dicendo "e poi ce l'ho più grosso".
A quel punto anche il cervello è convinto, oggi si corre.

Torno a casa, prima che qualcuno dica "si però" mi metto gli abiti tecnico-sportivi e mi butto in strada, nell'auricolare parte "Eye of the tiger" (messa ad hoc) e io ho gli occhi di una tigre fino al semaforo, poi divento lince e a metà strada sono un gattone castrato. Ma, stranamente, non mollo, intensifico gli sforzi, il mio corpo ha il sopravvento sul mio cervello e corro. La mia corsa è quanto di meno efficiente si sia mai visto sulla faccia della terra.
Ma non mi fermo, corro come il vento che soffia....no, dai non è vero.
Corro e, se nessuno mi affianca, posso pure sembrare veloce.
Poi il disastro, parte Mandy di Barry Manilov. Questo è il gambaletto color carne della corsa.
Piantato su me stesso. Finita, kaput, non ne ho più.
Per fortuna ho fatto solo i consueti 13 metri e per tornare a casa non devo telefonare.
Non mollare.

mercoledì 20 marzo 2013

Riprendere a correre-

Ho scritto due commenti sulla ripresa delle mie fatiche fisiche dopo qualche tempo di inattività. Dato che in questo periodo latito di idee ho deciso di vedere se può esistere un "filone fitness=", magari dal retrogusto fantozziano.
Comunque, ecco le prime due puntate:

18/03/2013
Ho ripreso a correre. La motivazione è di tipo salutistico, mi vedo un po' bloccato, sento le mie ossa e i miei muscoli che faticano più del dovuto e i 35 anni non aiutano. Per la prima volta mi rendo conto che anche il non far niente mi causa dolore. Da giovane mi indolenzivo quando ripartivo dopo un po' di inattività, adesso mi fa male la schiena se sto troppo inattivo. Morirò prima o poi, lo facciamo tutti. Però ho questa nuova motivazione. La corsa non aiuta, ci vuole tempo prima che sia utile, ci vuole la motivazione per correre almeno tre settimane prima di godersi il gesto, il momento. Poi a me correre non piace. Mi piacerebbe mi piacesse, vorrei ma proprio no. Il diminuire delle dimensioni dei supporti musicali mi è venuto incontro in tutti questi anni e correre con la musica è fattibile.

Parto, dopo mesi di inattività fisica e anni (2 e 1/2) che non corro per correre. Falcata distesa, mani che tirano l'aria accompagnando il movimento e dando il senso che tutto il corpo sia proteso verso il correre, non solo le gambe. Il baricentro mantenuto ad altezza costante, per non sprecare energie saltellando inutilmente, i piedi che rullano in maniera precisa, per ridurre lo shock dato dall'impatto del mio corpaccione con il terreno, il respiro controllato. 
I primi 13 secondi. 
Poi: falcata dimezzata, schiena inclinata leggermente in avanti e vistosamente di lato, passo saltellato x dare parvenza di ritmo al misero gesto in corso, piede destro che striscia e punta del sinistro rivolta in dentro, respiri alternati a deglutizioni al limite del soffocamento, visione di divinità appartenenti a 5 culti diversi. 
Totale prima uscita: 15 minuti,  quasi 4 brani musicali ascoltati e 153 metri

20/03/2013
Secondo tentativo con la corsa. 
Amareggiato dal risultato di lunedì raschìo motivazione per andare anche oggi. Fortunamente ho delle analisi del sangue con una anomalia e la paura funge da nuovo carburante per la mia motivazione. 
Alla fine l'anomalia non è nulla, per coloro che si fossero preoccupati.
Però non funziona. Nonostante la paura le gambe non ne hanno voglia, lo capisco mettendo le scarpe, non c'è bumba. Mi sforzo, mi dico che sono pronto all'umiliazione di camminare al Fagiolo come fossi un vecchio, sono pronto a farmi superare da quelli che fanno Nordik Walking (o come diavolo si chiama). Io non tornerò a casa, ho già pronta la scusa ma non lo farò. Mi metto le cuffie e mi butto in strada. Accendo l'iPod e partono gli ultimi secondi del brano interrotto lunedì. Non lo ricordavo. Che amarezza, penso, non mi ricordo neppure cosa ascoltavo, ero cotto. Poi risuonano nelle mie orecchie le note inconfondibili di un pezzo anni 80...the final countdown. 
Il mio cervello si desta e comincia a sprizzare entusiasmo reclutando complici fra gli altri organi, il cuore risponde come se dicesse "non è oggi che ti abbandonerò vecchio mio", i miei muscoli vogliono una cosa sola, correre, correre come se avessi 13 anni.
Sento un fine comune che lega i miei muscoli, una cosa che credo non mi sia mai capitata, tutti rivolti verso l'obiettivo comune.
Parto leggero e mi stupisco, sono veloce e incredulo, sorrido mentre il travolgente assolo del pezzo mi risuona forte nelle orecchie e anche il barista dalla vetrina, intento ad asciugare tazzine mi guarda e sembra incitarmi. Sono carico, corro. Corro per me, per i miei organi e per tutti i pigri del mondo, sono un uomo in missione. 
Poi, ovviamente, il mio corpo accusa, rallento, mi fermo. Però sorrido compiaciuto, ne valeva la pena, i 20 metri migliori della mia vita. Nanananaaaaaa

lunedì 26 novembre 2012

Gaia e la paura delle streghe

Seduta sul divano, il corpo si contrae e si paralizza, la mandibola contratta che trema, gli occhi lucidi ma che non piangono e la voce singhiozzante “ho paura delle streghe”.
Sono sul divano con lei quando Gaia mi dice così. E' piccolissima, terrorizzata, non piange nessuna lacrima perchè ha troppa paura.
In quel momento ho desiderato apparisse una strega per poterla uccidere con le mie mani.
Mia figlia terrorizzata di una cosa che non esiste e la mia impotenza di fronte a questa situazione sono la situazione più brutta che mi sia capito di vivere in questa mia vita fortunata.
Mi sono ricordato di quando io ero piccolo e avevo paura. Mi sono ricordato di quelle paure incontrollate, quelle che ci fanno dormire assottigliati nel letto, quelle che ci fanno trattenere il respiro e che ti fanno controllare tutte le ombre e le ho viste su Gaia. Mi sono sentito inutile e l'ho abbracciata.
Abbiamo provato a dirle che le streghe non esistono ma lei trovava conforto solo per il fatto che la tenessimo abbracciata a noi.
Lei la strega l'ha vista in un cartone animato. Era una strega buffa che faceva una bella fine ma a lei è bastata per aver paura. Era qualche notte che non dormiva serena e finalmente ci ha detto il perchè.
Abbiamo dovuto accettare che lei, in questo momento, non è disposta a credere che le streghe non esistano. Le ha viste.
Però è disposta a credere che possiamo tenerle lontane. Abbiamo fatto il giro della casa per farle vedere che non ci sono streghe ma avevo paura che rimanesse la paura della notte.
Allora ho detto a Giulia di prendere lo spray balsamico che in genere usiamo nelle stanze da letto e abbiamo spiegato a Gaia che la notte noi lo spruzziamo perché l'odore spaventa le streghe. Si è calmata, abbiamo spruzzato spray ovunque.
Poi ci siamo rimessi sul divano, più sereni, era passata la paura, adesso aveva bisogno di certezze.
Si è sincerata, dolcissima, del fatto che gli altri membri della famiglia non avessero paura. Ci ha chiesto se Bibi ha paura e se i nonni (nominati uno a uno) avessero paura. Voleva sapere se anche altri stavano male.
Poi mi ha chiesto di telefonare a tutte le streghe per avvisarle che noi non avevamo paura e che in casa avevamo lo spray. L'abbiamo fato una decina di volte, le ultime volte abbiamo detto alle streghe che anche Gaia non ha paura e che loro dovevano stare lontano da noi.
Spray antistreghe e forse anche anti mostri.
Non so se funziona, non credo di aver fatto bene, forse avrei dovuto insistere sul fatto che le streghe non esistono. Però Gaia ha due anni, il mio obiettivo è che sia serena, ieri sera non era disposta a credere che non esistessero le streghe, non poteva capire quello che serviva. Per qualche giorno so già che dovremo dare la caccia alle streghe e poi passerà e allora potrò dirle di stare serena, che le streghe non esistono. Per ora basta così, basta che lei dorma, non manca molto a trasformare tutto questo in un gioco e allora il peggio sarà passato.

Però vederla così è un massacro, non vedere subito la soluzione a quello che rende così impaurita tua figlia è una cosa che non dovrebbe essere provata da nessuno.

sabato 19 novembre 2011

Superficialità decisionale, un altro superpotere dei Dirigenti

Torniamo a parlare di Dirigenti e di superpoteri. In un recente post ho rivelato al mondo che uno dei superpoteri è lo “strabismo dirigenziale”. Non avendo ricevuto minacce di morte da parte della classe dirigente ne rivelo un altro. Mi sento un po’ Julian Assange, fino a quando non rivelerò qualcosa di scomodo mi lasceranno stare…poi vedremo.


Un altro superpotere del dirigente è la “superficialità decisionale” (il termine è infelice ma è colpa della traduzione dall’originale sanscrito). Cosa si intende, cosa è in grado di fare il vero Dirigente? Evita di entrare in dettagli assurdi nella gestione delle attività, evita di prendere decisioni a livello micro e si assume il rischio delle grosse decisioni di superfice. Non deciderà come declinare tecnicamente un progetto, semplicemente valuterà e deciderà se realizzarlo, il progetto.

Per quanto possa essere attratto dai propri collaboratori in problemi micro, il vero Dirigente è in grado di esercitare la delega, in alcuni casi di imporla. Si è circondato di persone capaci ed è sicuro della correttezza delle loro scelte. E’ conscio che le rotte si tracciano indicando grandi obiettivi e cerca di evitare di cadere nella grande trappola del manager: accumulare una serie di decisioni micro che portano l’azienda in una direzione non voluta. Sono i piccoli cambi di rotta a far perdere la meta. Il Dirigente lo sa e governa dall’alto la rotta, guardando fisso l’obiettivo e supportando i suoi collaboratori. Ma non si immerge nei dettagli, è consapevole che facendolo rischierebbe un giorno di alzare la testa e non vedere davanti ai suoi occhi la terra promessa.

Per capirci, è un po’ come se entrassi in un negozio e volessi una camicia e me ne uscissi con una tshirt perché in fin dei conti ho scelto le maniche corte, ho scelto qualcosa di più colorato, ho scelto di non avere nulla che mi stringe al collo, ho scelto qualcosa di facile da stirare. Semplici risposte a semplici problemi. Ma adesso ho una tshirt e non una camicia. Diverso, per esempio, se avessi scelto di volere una tshirt dopo aver scoperto che c’era l’opportunità di averne una. Nel primo caso sono state le piccole scelte a guidarmi fuori strada, nel secondo è stata una valutazione più strutturale a portarmi a rivedere i miei bisogni.

Direi che questo superpotere potrebbe far comodo anche ad ognuno di noi, quante volte a seguito di piccole scelte, magari innocue, ci siamo ritrovati con la nostra vita fuori rotta? E’ giusto lottare ogni giorno e confrontarsi con la quotidianità ma non dobbiamo avere paura di porci domande grandi.

mercoledì 12 ottobre 2011

Superpoteri da dirigenti

Tempo fa scrissi che un Dirigente d’azienda deve essere come Superman, ovvero deve sentirsi i panni dell’azienda addosso. Non smette mai di essere dirigente di una certa azienda, neppure quando timbra il cartellino (o striscia il badge) se lo fa.

Oggi volevo cominciare a parlare dei superpoteri che vengono richiesti ad un dirigente. O che dovrebbero essergli richiesti. La letteratura è piena di elenchi intelligenti di competenze, conoscenze e quant’altro ma solo in questo post sentirete veramente parlare di superpoteri dirigenziali. Già mi immagino la faccia di qualche dirigente (se ce ne sono che leggono questo blog) che dice “finalmente qualcuno si è reso conto che abbiamo dei superpoteri, era ora”.
Ebbene, il primo e più importante è il famoso “strabismo dirigenziale”. Se il dirigente è votato alle forze del male si parla invece di “miopia dirigenziale”.
Comunque, lo “strabismo dirigenziale” è quel superpotere che permette al Dirigente di guardare avanti e allo stesso tempo di essere presente nel quotidiano, un occhio al futuro ed uno al presente. Questo superpotere non è così diffuso, spesso le aziende sono costrette a far convivere leader che guardano al futuro con visioni al limite del lisergico e manager che si radicano nel “qui ed ora” come sequoie nella terra. Far funzionare l’alchimia fra le due figure non è così semplice, ecco perché per un’azienda è importante trovare un dirigente dotato del superpotere dello strabismo, assicura anche coerenza.

giovedì 18 novembre 2010

Superman è un Dirigente



Ma i dirigenti non sono superman. Questo per fugare dubbi sin dall'inizio.
Oggi sono otto anni che mi son laureato. Complimenti a me.
Faccio un lavoro che mi ha sempre portato, sin da quando ero molto freshman, a contatto con un sacco di dirigenti.
Mi è capitato spesso di vedere persone trasformate in dirigenti (si usa proprio l'espressione "trasformare", forse perchè si ritiene che possano accadere miracoli con la sola imposizione della dirigenza). Durante la mia prima esperienza professionale ho imparato a dare un gran valore al livello e a capire che non tutti siamo destinati a diventare dirigenti, fortunatamente. Non è un traguardo, è una trasformazione. Non riguarda "solo" la propria professionalità, riguarda l'approccio.
Ragionando di questi aspetti questa mattina in macchina (cosa farò quando la venderò?!?!?!) ho cominciato a mugugnare fra me e me riguardo alle differenze fra il dirigente e il quadro, poteri, incarichi, autonomie, responsabilità. Da lì arrivare ai poteri dei supereroi è stato più facile di quel che credessi.
Poi ho capito che in effetti c'è un superoe che incarna bene lo spirito del dirigente.
Superman.
Ora, non è nulla che riguardi il suo potere o la sua forza. Semplicemente questo:
ogni mattina Peter Parker si sveglia Peter Parker e, al bisogno, si veste da Uomo Ragno, salva il mondo, bacia la ragazza, uccide inavvertitamente (perchè i superoi sono buoni) il cattivo. Però fino al morso del ragno era Peter Parker, rimane Peter Parker. Così come Bruce Wayne è Bruce Wayne fino a quando non c'è bisogno di Batman.
Chiaro dove voglio arrivare?
Superman è sempre Superman. Clark Kent è una copertura. Non esiste. Superman non diventa superoe all'occorrenza, diventa "finto normale" per copertura.
Ecco, se mai dovessi sintetizzare cosa ho imparato sull'essere dirigente in questi primi anni di carriera, lo sintetizzerei così. Quando uno smette di mettersi i panni del dipendente nel momento in cui timbra il cartellino ma si veste sempre i panni dell'azienda, allora è possibile che possa, un gionro, essere dirigente.

Ovvio, è una condizione necessaria ma non sufficiente (adoro dai tempi del liceo questa espressione) però giunti ad un livello di crescita di un certo tipo (e cioè avendo accumulato molti superpoteri in azienda) la differenza fra essere Superman o l'Uomo Ragno è nell'approccio.

Bene, questo ha un impatto anche sulle mie motivazioni personali, "ma questa è un'altra storia" (cit. M.Ende).

Ultima necessaria precisazione: tutto quanto IMHO!