Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

lunedì 10 dicembre 2012

Un post per il futuro. Gaia e Bianca, non abbiate paura.

Io non credo in molto cose, fato, Dio, caso, per me sono tutte soggezioni.
Io credo però che ci siano periodi della vita in cui si è più sensibili a determinati temi e allora si colgono stimoli e si pensa di ricevere segnali.
A me è capitato in questi giorni e ne approfitto per fare un post. E' uno di quei post rivolto alle mie bimbe, di quelli che vorrei leggessero quando saranno più grandi. Con questo blog ho la possibilità di prendere appunti per il futuro, posso fermare concetti e consigli che non voglio scordarmi. Non perchè siano particolarmente validi o intelligenti.
 In questi ultimi giorni sono stao eccitato (a livello di recettori e sistema nervsono) da stimoli che parlano di paura.
Primo episodio.
La scorsa settimana è terminato X-Factor e ha vinto Chiara. Ha vinto meritatamente, secondo il mio modesto parere. In uno dei momenti di “confessionale” ha detto una cosa bellissima. Parlava dell'aver vinto le sue paure e a un certo punto ha detto “Perchè avevo paura di non farcela, me lo dicevano, attenta che non è facile. Invece ho capito che sono loro ad aver paura e tentano di trasmetterla a te”.
Ecco piccole mie, la prima cosa che vorrei voi ricordaste sempre è questa: non lasciate che le paure degli altri siano le vostre. Non fatevi condizionare dai “non ce la puoi fare” che vi diranno gli altri, anche se si chiamano mamma e babbo.
Il secondo stimolo che mi ha colpito è questo video.


Ecco, quello che voglio trasmettervi con questo video è: non lasciate che le vostre paure vi accechino. Non lasciate che una piccola paura vi impedisca di godervi una grande vittoria. Correte piccole mie, correte sempre. Se ci saranno ostacoli che vi feremranno ve ne accorgerete, non anticipateli, correte fino a quando non arriveranno sul serio. Fino ad allora correte.


mercoledì 28 novembre 2012

Non vedo l'ora che sia....

Quando ti nasce un figlio è un po' come la caduta dell'impero romano d'occidente del 476 che segna l'inizio dell'età medioevale e la fine di quella antica (boato, non ho guardato wikipedia): per quanto puoi aver rimandato prima, quell'evento segna la fine del tuo essere giovine e ti proietta nell'essere adulto.
Il segnale più forte di questo trapasso lo danno i genitori, quelli per i quali prima eri il centro del mondo e che adesso ti ignorano completamente.
Bene, ero solo sul divano a gestire questo trapasso (ok mi ci vuole del tempo, le mie bimbe ormai ci sono da mesi e mesi), pensavo a come gestirlo. Ho subito ritenuto che dovessi darmi degli obiettivi, dei progetti miei. Insomma, dovevo continuare a difendere Nicolò all'interno della mia vita.
Non fraintendetemi, la mia più grande pulsione sarebbe di annullarmi completamente e dedicare la mia esistenza alle mie figlie, però so che non gli gioverebbe.
Allora, forte di questa conquista comincio a pensare ai miei progetti.
Mi dico subito “cerca di essere concreto e datti delle scadenze”. Comincio a sentirmi figo, in un momento di delirio da cagnina arrivo pure a pensare “cazzo questa volta faccio il botto, meglio rispolverare l'inglese perchè nel giro di due anni mi ritroverò a parlare di come ho deciso di dare nuovo impulso alla mia vita in giro per l'Europa. Anzi in giro per il mondo.”.
Gongolo e comincio a riflettere.
Rispolvero l'antico sogno di fare il Coast to Coast negli Stati Uniti per i miei 40 anni, meglio iniziare da qualcosa di ludico, di facile, di fattibile.
Comincio a sognare di finire il mio libro, di realizzare video, di sistemare il mio gioco da tavola, di creare cose e sono gasatissimo.
Bianca mi osserva come fossi scemo e Gaia è distratta da Nina e Nello (un libro).
Da fuori sembro un'otaria spiaggiata sul divano ma dentro, dentro sono un fermento di idee. Sgorgano programmi, traguardi, piani, progetti, chissà se mi basta il tempo!
Prendo pure in mano l'iPad per inserire tutto in un calendario/Gantt in modo da non scordare nulla.
Sono un fiume in piena, non mi basterà una vita per fare tutto ma ci riuscirò, basta saper dosare Magnesio, Ginseng, Vitamina B e Omega 3/6.
Mentre sono all'apice dell'autocompiacimento, mentre sono pronto ad essere invaso da tutta questa progettualità, mentre recettivamente sono ad un passo dall'essere iperstimolato dal futuro, Gaia chiude il suo libro, scende dalla sua sediolina Ikea e viene verso di me.
Mi dice “leggiamo insieme, prendimi in braccio” e alza le braccia come fa quando la devo sollevare. Nel momento stesso in cui la prendo in braccio e la guardo negli occhi vedo il presente.
E capisco. Capisco che il mio delirio da ex-figlio è giusto, è corretto ma che non devo aspettare domani per qualcosa, capisco che non ha senso dire “non vedo l'ora che sia Marzo per poter cominciare ad andare in bicicletta al lavoro (uno dei miei progetti che rientrava nella sottocategoria “attività fisica” della categoria principale “stato di salute”)”. Capisco che devo pensare a fare le cose adesso.
Gaia si siede sulle mie ginocchia, apre il libro e poi lo richiude. Mi guarda e mi dice “anche Bibi”.
Prendo Bianca e me le metto sulle gambe, a fianco di sua sorella. Gaia riapre il libro e dice “Non vedo l'ora che sia adesso. Dai leggi”.
Non vedo l'ora che sia adesso, ecco quello che mi serviva per capire.

Questo è un post che avevo in mente di pubblicare la prossima settimana. Ma oggi ha più senso.

lunedì 26 novembre 2012

Gaia e la paura delle streghe

Seduta sul divano, il corpo si contrae e si paralizza, la mandibola contratta che trema, gli occhi lucidi ma che non piangono e la voce singhiozzante “ho paura delle streghe”.
Sono sul divano con lei quando Gaia mi dice così. E' piccolissima, terrorizzata, non piange nessuna lacrima perchè ha troppa paura.
In quel momento ho desiderato apparisse una strega per poterla uccidere con le mie mani.
Mia figlia terrorizzata di una cosa che non esiste e la mia impotenza di fronte a questa situazione sono la situazione più brutta che mi sia capito di vivere in questa mia vita fortunata.
Mi sono ricordato di quando io ero piccolo e avevo paura. Mi sono ricordato di quelle paure incontrollate, quelle che ci fanno dormire assottigliati nel letto, quelle che ci fanno trattenere il respiro e che ti fanno controllare tutte le ombre e le ho viste su Gaia. Mi sono sentito inutile e l'ho abbracciata.
Abbiamo provato a dirle che le streghe non esistono ma lei trovava conforto solo per il fatto che la tenessimo abbracciata a noi.
Lei la strega l'ha vista in un cartone animato. Era una strega buffa che faceva una bella fine ma a lei è bastata per aver paura. Era qualche notte che non dormiva serena e finalmente ci ha detto il perchè.
Abbiamo dovuto accettare che lei, in questo momento, non è disposta a credere che le streghe non esistano. Le ha viste.
Però è disposta a credere che possiamo tenerle lontane. Abbiamo fatto il giro della casa per farle vedere che non ci sono streghe ma avevo paura che rimanesse la paura della notte.
Allora ho detto a Giulia di prendere lo spray balsamico che in genere usiamo nelle stanze da letto e abbiamo spiegato a Gaia che la notte noi lo spruzziamo perché l'odore spaventa le streghe. Si è calmata, abbiamo spruzzato spray ovunque.
Poi ci siamo rimessi sul divano, più sereni, era passata la paura, adesso aveva bisogno di certezze.
Si è sincerata, dolcissima, del fatto che gli altri membri della famiglia non avessero paura. Ci ha chiesto se Bibi ha paura e se i nonni (nominati uno a uno) avessero paura. Voleva sapere se anche altri stavano male.
Poi mi ha chiesto di telefonare a tutte le streghe per avvisarle che noi non avevamo paura e che in casa avevamo lo spray. L'abbiamo fato una decina di volte, le ultime volte abbiamo detto alle streghe che anche Gaia non ha paura e che loro dovevano stare lontano da noi.
Spray antistreghe e forse anche anti mostri.
Non so se funziona, non credo di aver fatto bene, forse avrei dovuto insistere sul fatto che le streghe non esistono. Però Gaia ha due anni, il mio obiettivo è che sia serena, ieri sera non era disposta a credere che non esistessero le streghe, non poteva capire quello che serviva. Per qualche giorno so già che dovremo dare la caccia alle streghe e poi passerà e allora potrò dirle di stare serena, che le streghe non esistono. Per ora basta così, basta che lei dorma, non manca molto a trasformare tutto questo in un gioco e allora il peggio sarà passato.

Però vederla così è un massacro, non vedere subito la soluzione a quello che rende così impaurita tua figlia è una cosa che non dovrebbe essere provata da nessuno.

lunedì 22 ottobre 2012

Recensione di un libro. Perchè no. Sulla pelle viva, Tina Merlin

Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, Milano, La Pietra, 1983.

In genere non scrivo recensioni di libri, o almeno lo faccio nell'altro blog e parlo di libri sulle moto.
Su questo però due parole le voglio spendere.
Se, come nel mio caso, avete visto lo spettacolo di Paolini e il film di Martinelli le prime 150pagine di questo libro non aggiungeranno nulla. L'autrice è stata l'unica voce di tutta questa vicenda e chiunque ne parli si basa sempre sui suoi articoli, sui suoi lavori.
Quindi nulla di nuovo, il racconto è quello tristemente noto.
Non ha la capacità narrativa dello spettacolo di Paolini (spettacolo di un equilibrio unico, davvero ben fatto) o la forza delle immagini del film (altro consiglio di visione) ha la freddezza e la banalità della verità. Non ha artifici artistici, una giornalista racconta una verità che in quanto tale non ha bisogno di nulla, già di per sè è pure troppo.
La cosa che manca, nel film e nello spettacolo di Paolini è il dopo. Già perchè c'è anche un dopo. Oltre a tutto quello che è accaduto, l'Olocausto di cui parla la Merlin, c'è anche quello che è successo dopo.
Ci sono le difficoltà, le umiliazioni, le sofferenze, le pres ein giro. L'ultima parte del libro parla proprio di questo. L'evento è così devastante che spesso ci si ferma lì, ci si ferma a Erto e Casso evacuate a Longarone spazzata via. Poi ci si ritrova a elogiare la ricostruzione di Longarone.
Roma non è stat acostruit ain un giorno eneppure questo tratto della valle del Piave. Ci sono altre storie, altre sofferenze, altre umiliazioni, altre vergogne, tutte coperte perchè il peggio era già successo. Il peggio l'avevamo già visto.
Io vi consiglio il libro di Tina Merlin perchè fa meglio capire quanto è stato immenso il danno, il disagio e la distruzione che questi Italiani hanno dovuto subire. Vi consiglio il libro per quelle poche pagine che raccontano il dopo, raccontano di sussidi, di gente che si fa ospitare, che diventa ospite sgradito, che diventa criminale in casa propria, che viene raggirata, la cui pazienza e inegnuità viene abusata. Non c'è solo lo spettacolo della rinascita di Longarone, ci sono anni e anni di umiliazioni aggiuntive, che rimangono spesso coperte del boato di una catastrofe immensa e assurda.
Tutto qua, se avete tempo leggete il libro. Bastano poche ore.

martedì 16 ottobre 2012

Sfide del 15/10/2012

Ieri sera c'è stato in televisione SFIDE incentrato su Marco SIC Simoncelli. Mi è piaciuto, Zanardi è bravo anche a gestire un programma come questo e gli dona un valore in più.
Alcune cose mi hanno colpito, alcune frasi.
Il dottor Costa che dice, commentando la guida aggressiva del Sic, “correva in moto come la gente si aspetta che corra un pilota di moto”; Valentino Rossi commosso che ripete solo per convincere sé stesso che non poteva evitarlo; il suo capotecnico che ricorda gli scherzi; Pasini che ce l'ha negli occhi. Fra tutti i piloti e amici credo che Pasini sia quello che se lo porta più negli occhi, guardarlo mentre ne parla accende emozioni.
Il padre di Simoncelli, invece, ha una forza che non capisco da dove venga. E' un uomo di valori, si capisce. Si capisce dalle scelte che fa, da come la gente descrive il rapporto fra lui e il figlio. Un uomo da prendere come esempio. Un uomo che, dopo averlo protetto e cresciuto per anni, è rimasto folgorato dalla grandezza del figlio. Ha visto nella tragedia quanto anche il resto del mondo avesse capito suo figlio. Non per il talento sportivo, ma per l'immagine positiva che trasmetteva, di passione, di genuinità, di sincerità. Mi ha colpito la sua forza quando dice che Marco faceva quello che gli piaceva, che era felice. Credo un padre non possa chiedere altro: fare sacrifici per vedere il figlio felice.
Ad un certo punto dice “era felice, faceva quello che gli piaceva. Tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto, anche se sapessi già come va' a finire”. Questa frase è di una forza incredibile e bisogna essere genitori grandissimi per poterla pronunciare. Complimenti a lui, come si fa a non essere egoisti a non dire “se potessi farei diverso” come si fa a non voler togliere un po' di felicità a quel figlio solo per poterlo avere ancora vivo? Con che forza si sceglie la felicità del figlio anche se ce lo porta via? Come si fa a non dire “tornassi indietro lo farei studiare quel testone, me lo terrei con me, ci divertiremmo in moto assieme ma lo terrei con me”. Io credo che bisogna amare tantissimo i propri figli per poter dire una cosa del genere, per poter accettare di vivere tutta una vita con un vuoto che non verrà mai colmato in cambio di attimi di felicità.
Niente, ancora una volta sono rimasto colpito (stupidamente) dalla forza che vuol dire essere genitori. Credo che un padre ed una madre siano gli animali più forti al mondo quando trovano la chiave per far esplodere l'amore per i figli, quando non lo soffocano ma lo lasciano sfogare.
Diobò SIC.

mercoledì 10 ottobre 2012

Varie ed eventuali e gelosia fra fratelli e sorelle....

Forse ho già fatto una roba del genere, mi ripeterò.
Alcuni falsi miti dell'essere genitore.
Prima cosa: padri vi svelo un segreto per assicurarvi l'amore incondizionato di vostra moglie per tutta la vita. Se, come è capitato a me, non avete la possibilità di allattare e in tanti faranno sentire vostra moglie meno madre per questo fatto (state tranquilli, ce ne sono tantissimi) voi potete dire tranquillamente che le mie figlie sono cresciute benissimo senza latte materno e che Gaia durante il primo inverno non si è presa l'influenza, nonostante non avesse latte materno e andasse all'asilo. Poi potete dire, guardandola teneramente: “Mi sento egoista ma un po' sono contento, così posso occuparmi anche io di lei/lui e darle/gli il latte di notte”. Con questa siete a posto per gli anni a venire. Poi vostra moglie forse non ve lo farà mai fare, si sveglierà sempre lei ma voi le avrete detto la mitica frase.
Io adesso ho due figlie: in cinque (numero esatto) mi hanno detto “chissà come sarà felice Gaia (la maggiore) con una sorellina”. Ho perso il conto di quelli che mi hanno detto: “ah, adesso dovete fare attenzione che non diventi gelosa”. Ora, se voi vi comportate con vostra figlia come se dovesse diventare gelosa state pur certi che diventerà gelosa. Siate furbi. Lasciate che le vostre figlie siano complici, lasciate che ci siano giochi loro e non giochi di una da prestare all'altra. Gaia può giocare coi giochi da neonata, che sarebbero più adatti a Bianca. Li usa trenta secondi e poi si annoia. Ma sono lì, nessuno le dice “sono di tua sorella”. Tre giorni fa voleva mettersi le scarpine di Bianca, non le ho detto che sono piccole, lei le ha provate, non ci stava, ha voluto le sue. Non date per scontate che siano gelose, conosco un sacco di figli unici che avrebbero voluto un fratello o una sorella ma pochi con fratello o sorella che mi dicono “ahhh, fossi stato figlio unico”. O almeno pochi che lo dicono seriamente. Un fratello o una sorella sono una figata. Partite da questo assioma per costruire il vostro atteggiamento.
Poi, anche Gaia quando la sorella dorme la sera vuole più attenzioni e vuole giocare ma non vuole meno sorella, vuole più genitori...chiara la differenza? Non è qualcosa che abbiamo tolto e per la quale dobbiamo incolpare la sorella, è qualcosa che possiamo dare in più e per la quale possiamo prenderci l'impegno. E' una questione di come si vedono le cose.
Ultima poi per oggi basta, anche se ce ne sarebbe.
Per questa ringrazio pubblicamente Lorenzo che mi ha consigliato un libro dove l'ho trovata scritta la prima volta. Diffidate da chi vi dice “se il figlio piange non prenderlo in braccio, gli date il vizio”.
Posso dire....ma che vizio, razza di disagiato sociale!!!!!! Tenere in braccio un figlio è un vizio?!?!?!? Mi spieghi che cazzo lo metto al mondo a fare se non posso ostentare affetto quando piange e ha bisogno!?!?!?!??!?! Poi bisogna capire quando ha bisogno oppure no, in alcuni casi piangono e rompergli i coglioni è peggio. Però vi dico, tutte le volte che Gaia piangeva ed era disperata, per qualsiasi motivo, io l'ho presa in braccio e l'ho stretta forte a me e le ho detto che il suo babbo l'amava alla follia. Come risultato adesso Gaia non ha mai bisogno di un abbraccio, viene da me quando vuole giocare e sa' che quando si fa male può trovare un abbraccio terapeutico, che quando ha paura mi trova pronta a stringerla. Non ha il vizio di starmi in braccio e aggiungo purtroppo.
Oggi mentre uscivamo dall'asilo, lei, Bianca ed io le ho chiesto se potevo tenerla in braccio. Sono uscito con le mie due bimbe in braccio, più di venti chili e non ho pensato “cazzo che fatica”, ho pensato “mi mancherà. E succederà molto velocemente”.
In definitiva, non è abbracciandole o tenendole con voi quando hanno bisogno che sbaglierete.
Siete genitori, non sergenti maggiori.
Basta che mi chiamano, DEVO ANDARE.

mercoledì 3 ottobre 2012

Serve una miccia, solo che non c'è più.

Allora, oggi ero sul furgone con mio babbo che si parlava dello schifo in Italia. Abbiamo fatto due commenti.
Il primo è che adesso non c'è più pericolo di fare figure di merda a parlare di politica. Una volta, specialmente in certi ambienti, ci si muoveva cauti per capire se il nostro interlocutore la pensava come noi o meno, per evitare di parlare un ora ed essere d'accordo su tutto e poi scoprire che l'altro era “dall'altra parte”. Adesso non è più così, siamo tutti contro, tanto lo schifo è generalizzato e chi fa ragionamenti del tipo “più di qua o più di là” non gode della mia attenzione.
Il secondo ragionamento riguarda la quasi totale assenza di ribellione da parte di noi Italiani. Cioè, manifestano ovunque tranne che in Italia.Tanto la vignetta con la foto dell'Italiai in fila per l'iPhone con il confronto con la Spagna l'abbiamo vista tutti.
Ora, un furgone con mio babbo e me forse non è massima espressione dell'intellighenzia mondiale (avrei giurato che si scriveva intellighentia.....) ma credo che abbiamo elaborato un pensiero sensato.
Una volta tutte le grandi proteste, quelle che avevano portata diffusa, non quelle legate al disagio di una singola categoria, partivano sempre dall'Università.
Una volta chi frequentava l'Università aveva la leggerezza di chi ancora è fuori da un meccanismo lavoro-casa-famiglia-finemese-pensione, aveva la passione tipica di chi ha vent'anni, aveva valori ed era inserito in un ambiente in cui c'era fermento culturale.
Adesso l'Università si è impoverita, non è più un centro culturale di così grande portata, non è più il posto dove un ragazzo può trovare confronto e forza. La mia esperienza nel vecchio mestiere mi aveva già portato a notare come, per raggiungere un fine giusto e ammirevole, fosse stato utilizzato un approccio sbagliato: per rendere accessibile a tutti l'Università e creare maggiore diffusione di conoscenza e cultura era in realtà stata semplificata, a tratti banalizzata.
Credo che adesso manchi un centro culturale anche per accendere la miccia, ci vuole un ambiente in cui ancora ci possa essere leggerezza (io con due bimbe, la famiglia ed i debiti non riuscirei a mollare tutto e mettermi in gioco per portare avanti una protesta, sono onesto. Voi?) e servono menti pronte, con valori e voglia di provarci, ci vuole un po' di incoscienza con dei valori.
Io credo che se vedessi esplodere la protesta potrei supportarla, potrei seguire una marea se ne vedessi i giusti valori e obiettivi. Credo che in molti vorrebbero “andare a Roma” ma serve qualcuno da seguire e serve che questo qualcuno non sia un leader, fa troppa paura. Tutti vorremmoa ndare ma nessuno vuole partire.
Però, se ci fosse un gruppo di ragazzi che tutti noi guardiamo consapevoli che sono portatori di valori, di voglia e di cultura credo che in tanti potremmo seguirli. Poi una volta partiti....
Oggi ho anche pensato una roba che adesso mi mettono in carcere: ma se io arrivo a Roma e comincio a prendere a badilate un politico siamo sicuri che le forze dell'ordine mi fermano.
Non lo fate, però rispondetevi.

martedì 2 ottobre 2012

Un post di auto consapevolezza: proteggere e non difendere.

Quello che segue è un posto di auto-consapevolezza, di quelli che non vi diranno molto ma servono a me per sedimentare un comportamento, un atteggiamento, un modo di fare che voglio sedimentare.
Però voi leggetelo, mi raccomando.
Nel medioevo le città venivano circondate da mura e in cima a queste mura venivano messe delle feritoie che venivano usate per difendere gli abitanti con olio bollente, pietre e quant'altro potesse essere usato contro gli invasori.
Sapevo la foto di una scala sarebbe tornata utile
Avere un figlio è più o meno uguale, si può essere protettivi (mura di protezione) o difensivi (cannoni, olio bollente, pietre).
Io sono per essere difensivo, almeno come percezione. Ovvero quando Gaia si affaccia in cima alle scale per scendere mi verrebbe da prenderla in braccio e tenerla lontano da tutti i pericoli che potrebbe incontrare in quei dodici scalini: inciampi, cadute, mostri cattivi, spread, disoccupazione giovanile, Babau, uomo nero (o diversamente scuro), istituti di credito, vendite a rate e tutto quello che è pericoloso e che si può trovare lungo le scale.
Però mi rendo conto che è sbagliato. D'altro canto non posso neppure fregarmene e lasciare che la città venga depredata continuamente. Quindi mi sforzo, vi giuro che è una lotta continua, per essere solo protettivo: quando Gaia si affaccia in cima alle scale io mi metto 4 gradini avanti a lei pronto a proteggerla da un'eventuale caduta ma lasciando che metta in fallo un piede, che perda l'equilibrio, che si aggrappi alla ringhiera, che caschi sul sedere.
Pare poco ma quando avrete un figlio vi sembrerà più chiaro, specialmente i primi giorni quando riterrete impossibile togliere e mettere un body senza lussare una spalla o rompere delle dita. Fate presto a ridere adesso.

L'ho già detto in un altro post, la mia tendenza è quella di impedire che eventi casuali possano nuocere alle mie piccole ma ho capito che non è la strada giusta.

Allora ho pensato, tanto. Tanto perchè sono persona dai pensieri semplici e mi ci vuole tempo. Comunque, mentre pensavo mi è venuto in mente l'esempio della città fortificata ed ho pensato che le mura resistono anni mentre le armi, le pietre, l'olio spariscono. Quindi, se mi comporto come un muro di cinta e proteggo mia figlia senza difenderla lei allora mi terrà sempre con sé, non sarò qualcosa che sparirà, qualcosa di inutile, ma potrei diventare qualcosa di bello. Poi, quando si stancherà delle mura non dovrà far altro che trovare la porta ed uscire, le mura non sono in grado di seguire le persone ma sono lì ad aspettarle se serve (ok, adesso faccio il figo ma su questo passaggio dovrò lavorare.....già lo so).
Già, questa metafora (che meritava di finire in mani più decenti e diventare il titolo di un libro sulla puericultura) mi aiuta a ridimensionare il mio ruolo e mi ricorda di aspettare, di non intervenire ma di proteggere.

Bene, anche questa è fatta.

giovedì 20 settembre 2012

Dedicato a tre amici. Sarete genitori fantastici.

Come ormai sapete tutti sono impegnato nell'inserimento di Bianca all'asilo e presto arriverà un bel post anche su questo.
Oggi però volevo concentrarmi su alcuni amici che presto diventeranno babbi.
Negli ultimi 3-4 anni abbiamo figliato in parecchi e adesso, fra chi raddoppia e chi aspetta il primo, è un momento di grande.....attesa.
Fra tutti quelli in attesa ci sono tre amici cui sono molto affezionato e che vorrei poter consigliare con saggezza e certezza. Invece non mi viene in mente nulla da dirgli, nessuno di quei trucchi per impedire levatacce, pianti, notti insonni, pianti, coliche, rigurgiti, pianti, cagate mega, pianti.
Ci saranno momenti in cui guarderete il vostro angelo che dorme beato e improvvisamente lui inizierà a piangere e voi non capirete il perchè, non capirete cosa abbia alterato quel bellissimo equilibrio.
Però un paio di cose posso dirle, ho poca esperienza ma sufficiente arroganza e presunzione per poter dire qualcosa.
Intanto voglio sfatare un mito, non è vero che “per diventare genitori non c'è mica una scuola”. L'ho già detto un'altra volta, per diventare genitori c'è un insegnante bravissimo, vostro figlio. Se voi lo pensate come ad un esserino che ha bisogno di cure allora imparerete con fatica e potrebbe essere pesante. Se invece pensate che sia un esserino che comunque vi comunica quando è tutto ok, quando invece è a disagio allora vi farete guidare da lui e sarà tutto bellissimo.
Le mamme hanno un rapporto speciale coi figli ma noi babbi possiamo instaurare un rapporto ad un livello incredibile, potete diventare le prime persone che li capiscono, che li ascoltano. Non lo “sentirete” come spesso capita alle mamme (che hanno sempre ragione, nel dubbio fate quello che dice la mamma) ma lo capirete. Io credo che con Gaia mi sia riuscito bene, credo di capire quello che vuole perchè l'ho osservata tanto, l'ho ascoltata tanto e mi son fatto guidare. Spesso sbaglio, ma sbaglio io a prendere una strada, non lei ad indicarmela. Ecco, prendetevi del tempo per osservare i vostri figli, per ascoltare le loro emozioni. Scoprirete che l'emozione di un neonato la si capisce anche dal respiro.
Altra cosa che ci tengo a dirvi: sarà tutto bellissimo. Lo ripeto, essere genitori è bellissimo.
Voi siete tre ragazzi stupendi, intelligenti e quindi non faticherete a capire che bellissimo e facile sono due cose diverse. I figli piccoli ti rendono famigliare questa differenza.
Purtroppo spesso la società ci porta ed associare facile con bello e noi ci impigriamo, non siamo abituati. Però se pensate ad alcuni dei momenti belli della vostra vita è facile che li abbiniate a stanchezza, all'aver dato tutto, all'essere riusciti dove era difficile. Coi figli è così, è il difficile che è bellissimo.
I vostri figli vi faranno scoprire che bello è bello e facile è un'altra cosa.
Tenetelo presente, vi aspettano giornate stupende, piene di insicurezze, di certezze che crollano, di messe in discussione, di tensioni, di paure ma bellissime. Sarà a tratti facile a tratti difficile ma sarà sempre stupendo.
Godetevi i momenti difficili, non abbiate paura, possono essere belli. E' bellissimo riuscire a far prendere sonno a vostro figlio dopo ore di coccole (non succede mai, fra l'altro, nessun genitore fa ore di coccole, gli altri genitori vi prendono in giro), è difficile ma darete il massimo e riuscirete.
Cari amici ho finito, non ho altro da dirvi. Godetevi i vostri figli, non abbiate mai paura e non rinunciate a godervi nessun momento. Vi mancherà. Sorridete sempre e quando vi sembra di non trovare il motivo è perchè guardate nella direzione sbagliata.

Ultima cosa, nessun genitore ammette che spesso è tutto molto facile. Abbiamo tutti paura che possa non esserlo più. Ognuno di noi ha intimamente paura che la magia possa rompersi e quindi non dichiara mai che è stato facile, che il piccolo dorme, che mangia e che tutto è ok. Quindi, da adesso in avanti, non accettate più consigli, chiedeteli ma non accettateli. Non fidatevi neppure di quello che vi dico io. Ricordate solo che la maggior parte delle volte è anche molto facile. Sono i vostri figli, come potrebbe essere diverso.

martedì 4 settembre 2012

I figli e il gioco, un'occasione d'oro per fare danni.

Carissimi babbi che con tanto affetto mi seguite, oggi affrontiamo un altro tema molto importante: il gioco.
Se volete fare una bella raccolta di cazzate leggete su varie riviste i pareri sul gioco per il bambino.
Concentriamoci sulle cose importanti, quelle che vi faranno divertire assieme ai vostri figli e vi faranno vivere sereni il loro sviluppo.
Intanto, come li dovete guardare mentre giocano? Vi aiuto. Voi siete su una panchina che cercate di tenere lontani dalla testa i pensieri della vita quotidiana mentre loro hanno giochi che voi non avete avuto, corrono, ridono, sudano, saltano e la loro testa li porta in terre magiche e lontane. Guardateli con invidia, morite dalla voglia di andare da loro, come cavolo dovete guardarli!?!??! Ogni volta che vado al parco con Gaia e Bianca sembro scemo. Io che scalpito, salgo di nascosto sui giochi per non farmi cazziare, e schiere di babbi, mamme e nonni che sembrano analisti che ci preoccupano di dare letture ad ogni singolo movimento dei figli. Manca solo il taccuino per gli appunti. Cazzo che idea, prossima volta mi metto su una panchina col taccuino e scuoto la testa mentre prendo appunti, secondo me lancio una moda: il parental counselor.
Esagero, mi metto con l'iPad e prendo appunti.
Tornando a noi, ho visto genitori contrariati perchè i loro figli non manifestano atteggiamenti da leader mentre giocano. Ok, non volevo ma questa ve la racconto. Se vi riconoscete in questo aneddoto sappiate che penso siate fuori dal mondo.
Gaia gioca su un castello di quelli in legno. Non le piace fare lo scivolo e quindi, una volta salita, si diverte ad andare avanti ed indietro. Ride e si diverte, quando si è rotta mi chiama. Passa attraverso il piccolo attraversamento che porta da una “torre” ad un'altra e incrocia un bambino. Si incartano un attimo quando il bambino, con grande attenzione lo ammetto, le prende le spalle, la sposta di lato e passa. Il padre era lì a fianco e mi dice “Michelino (nome di fantasia, il fenomeno è il padre lui è ancora recuperabile) si vede che ha il mio carattere, quando c'è una situazione un po' così prende in mano la situazione”. 
Dentro di me ho risposto (e adesso scrivendolo te lo rivelo, mio caro) “Si vede che è un coglione come il padre, aveva davanti una bella bimba come Gaia e l'ha scansata”.
Questo per dire cosa: vostro figlio non è il nuovo premier perchè guida gli altri bambini quando giocano ai pirati così come non sarà il nuovo Baggio perchè farà le squadre quando giocherà a calcio.
Ora, torniamo all'episodio. Devo dare atto al padre che in ogni caso stava dando un rinforzo positivo. Il mio terrore sono quei genitori che vedono il figlio da solo che gioca con una macchinina e pensano “oddiosantissimo è sociopatico”. Magari vostro figlio ha nella testa una storia talmente bella che non ha voglia di dividerla, si sta godendo la sua macchinina, è troppo concentrato su quello che fa, gli piace così tanto che ne è assorbito. Adesso provate voi a fare una cosa che vi garba un sacco, che vi toglie il fiato ed avere una persona che vi fissa contrariata.
Lasciate che i vostri figli giochino come preferiscono, incoraggiateli quando vedete comportamenti che vi piacciono ma soprattutto, imitateli quando vedete comportamenti che vi piacciono. I vostri figli vi guardano e se fanno una cosa è facile l'abbiano vista fare a voi.
Quindi siate un buon esempio, siate un modello in quello che fate. Gaia e Bianca sorridono sempre perchè Giulia gli sorride sempre e loro hanno capito che è una cosa che si fa e che è pure piacevole.

Riassumo il casino che ho creato: quando i vostri figli giocano sorridete e divertitevi, non fatevi domande. Se vedete qualcosa che vi piace copiatela, imitateli e fatevi imitare, se qualcosa non vi piace non imitatela. Siate un buon esempio più che una buona guida.
E adesso un altro promemoria per quegli adulti che si credono bambini, che vogliono giocare coi piccoli ma si sono dimenticati una regola fondamentale.
In prima assoluta la sequenza dell'evoluzione del gioco, ricordatela:
GIOCO – DIVERTIMENTO – GIOCO – NOIA – REGOLE DEL GIOCO – DIVERTIMENTO.
Le regole nel gioco arrivano solo quando il gioco è diventato noioso, il gioco non è un modo per imparare le regole, sarebbe come dire che per me la moto è un modo per imparare il codice della strada.....lasciamo stare. Quando il gioco non sarà più attraente perchè troppo facile, troppo immediato allora arriveranno le regole a renderlo ancora avvincente. Fino ad allora lasciateli giocare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 29 agosto 2012

Lasciala cadere.

Da quando la piccola e la piccolissima hanno fatto la loro comparsa le mie serate si sono diversificate rispetto ad un tempo. Una volta che si sono addormentate io in genere mi piazzo da qualche parte e leggo/scrivo/ascolto/mangio/pulisco(me stesso)/aggiusto/hobbo (voce del verbo Hobbare, ovvero praticare Hobbies). Spesso tengo la TV accesa ed ho imparato ad ascoltare i film. Ne guardo 5 minuti, giusto per associare le voci alle facce e poi ascolto quello che succede, tipo “radionovela”.
L'altro giorno stavo scrivendo ed ascoltavo un film quando la voce narrante, che poi era la protagonista ma si capiva bene quando era voce narrante e quando protagonista che parlava, ha detto che il trucco per i giocolieri non è nella presa ma nel lancio. Il mio apprezzamento per questa frase è direttamente proporzionato al disgusto per il film che per lo più è osceno.
Però questa cosa del giocoliere mi è rimasta in testa.
Manco fossi Mentana ai bei tempi del TG5 mi collego con un fatto accaduto al parco giochi con Gaia l'altra sera.
Lei era intenta ad arrampicarsi su delle scale, per accedere ad un castello che poi sfociava in uno scivolo. Bene, una volta su questo castello stava per avventurarsi in una manovra mediamente pericolosa (ai miei occhi quasi mortale) e con un guizzo che ignoravo il mio fisico fosse in grado di produrre gliel'ho impedito fra gli sguardi compiaciuti delle mamme presenti che in un attimo, vedendo in me la figura del padre che protegge le sue creature, hanno cominciato ad aggiustarsi i capelli, mostrare il decoltè, inumidirsi le labbra e lanciare nella mia direzione sorrisi e reggiseni. Ok, la parte delle madri non è vera però è vero che il mio gesto atto ad impedire la caduta di Gaia sia stato apprezzato dagli astanti.
Mentre sorridevo con Gaia ancora in braccio verso il pubblico sento il suo sguardo su di me.
Giro la testa verso di lei ed era nera. La appoggio con disinvoltura e lei risale sulle scale con il famoso “culo dritto”.
Da dietro di me sento una vocina che mi dice “Eh falla provare, mica si ammazza”.
E' Bianca che da dentro il passeggino, con sei parole, mi insegna a fare il padre.
Piccola parentesi: per chi dice che non esiste il manuale del perfetto genitore...vi sbagliate, i vostri figli sono il vostro manuale.
Da qui la riflessione, il collegamento con il giocoliere. Sono un padre che definirei "apprensivo andante", sono protettivo. Mi rendo conto che quando siamo in parco giochi sono il genitore più vicino alle sue figlie. Fino all'altro giorno mi dicevo che era perchè Gaia è una scavezzacollo che si crede una bimba di 5 anni ma ha i riflessi di una di poco meno di due (NdR volutamente scrivo i numeri ogni tanto in cifre e ogni tanto come sostantivi, mi piace ostentare incoerenza lessicale, strutturale e grammaticale.). Invece è perchè sono esagerato. Mi sono quindi riproposto una cosa, un equilibrio, un numero di giocoleria: ci sono esperienze che Gaia dovrà capire che non può fare, tipo lanciarsi senza paracadute da un ponte; ci sono esperienze che Gaia dovrà fare con il mio supporto (e qui non trovo esempio....ci sarà un motivo????); ma ci sono tante esperienze che lei dovrà capire che non si fanno solo facendole. Non posso impedirle di cadere dall'altalena e sperare che lei capisca che può essere pericolosa, non adesso che ha venti2 mesi. Se la porto via da un gioco per impedirle che si faccia male lei non capirà il perchè, è troppo piccola. Non sempre è possibile farle capire che una cosa è pericolosa e credo che un divieto senza motivo sia peggio che una piccola caduta esperienziale.
Cazzo che frase che mi è uscita....un divieto senza motivo sia peggio che una piccola caduta esperienziale...ma chi sono!?!?!?!?

Quindi devo trovare il giusto equilibrio e capire quando devo prevenire, quando devo assistere e quando devo semplicemente alleviare una piccola botta. Non è facile, per me non esistono piccole botte sulle mie bimbe ma solo grandi dolori. Ma dovrò impegnarmi.
Foto di me stesso che faccio il giocoliere coi limoni

giovedì 23 agosto 2012

Perchè Giulia ha capito tutto dell'essere mamma

Mi rendo conto che i miei post una volta avevano un contenuto di altro genere ma anche io mi modifico e non ho mai detto che qui avrei scritto solo di sviluppo manageriale o di organizzazione aziendale. Adesso sono catturato dalla crescita delle mie bimbe e di questo scrivo.

Ok, non saremo mai come la mamme. Loro fanno quella cosa di crescerli nove mesi, hanno quel rapporto che noi non possiamo capire. E l'allattamento non c'entra una fava, è una questione di ruoli.
Questo però non toglie il fatto che qualcosa si possa imparare. Io ho da tempo abbandonato ogni forma di competitività con mia moglie per manifesta superiorità sul campo (sua) e quindi posso studiarla e copiarla senza sentirmi in alcun modo svilito. Non amo perdere e quindi non mi ci metto neppure.
Bene, ieri sera mentre osservato mia moglie con la bimba “grande” ho scoperto una roba illuminante. Ora, prima di rivelarla a tutti voi vi devo avvisare che, come la maggior parte delle cose illuminanti, è molto banale.
Descrizione della scena.
Gaia intenta a recepire stimoli esterni, un libricino aperto, i Barbapapà in TV, un gioco in mano, sveglia iperattiva. Grande voglia di interazioni, si muove molto, si agita, attira la nostra attenzione anzi, più precisamente, si accerta di avere la nostra attenzione. Io sulla sedia con lo stesso sguardo di Alberto Angela quando si ritrova nei pressi di un reperto, Giulia con tutta al concentrazione verso Gaia: spalle rivolte verso di lei, sorriso, posizione abbassata sulla sedia, apertura di spalle e busto.
A quel punto Gaia pronuncia tre suoni poco comprensibili. Gaia parla abbastanza chiaramente, ha i suoi tormentoni ma comincia ad articolare veri e propri pensieri. Ieri ha però detto tre cose, nell'arco di dieci minuti, per me nuove e non comprensibili. Erano: balena ed elica, rivolte a due scene dei Barbapapà e pesca, rivolto a quello che c'era sulla tavola.
Ah, dimenticavo, eravamo dai miei genitori. Tutti siamo rimasti sconcertati, è brutto quando un bimbo ti guarda, parla e tu non capisci. Vorresti incoraggiarlo ma se ti pare una lingua elfica fai fatica. Giulia ha immediatamente interpretato quei suoni correttamente, ricevendo anche una conferma da Gaia.
Ecco la lezione che ho appreso ieri, ecco perchè Giulia è una madre incredibile.
Anche lei si bsgalierà, si incazzerà, perderà la pazienza ma lei ha capito la regola del gioco. Un conto è sbagliare, un conto è non capire.
A lei è chiara in testa, irremovibile e inconfutabile, una assoluta verità nel rapporto fra adulti e bambini: siamo noi che dobbiamo capire loro, non loro che devono farsi capire da noi.
Ognuno di noi ha la responsabilità di quello che dice, del fatto che deve preoccuparsi di quello che gli altri capiscono. Ma questo presuppone che ci siano eguali capacità. Chi si lamenta perchè uno straniero che mastica poco italiano si fa capire male? In genere lo si aiuta e incoraggia per ogni mezza parola pronunciata correttamente.
Coi bambini è uguale. Attenzione, non mi riferisco a quando loro cercano di parlare, in questo caso è facile, per lo più. Io mi riferisco a quando siamo noi che gli parliamo, che cerchiamo di educarli, di crescerli, di farli famigliarizzare con le regole che abbiamo deciso essere importanti. In tutti questi casi dobbiamo usare il loro linguaggio ed adattarci a loro, non lamentarci perchè non ci capiscono. I bimbi ci capiscono più di quello che crediamo, solo che noi non sempre stiamo dicendo quello che crediamo, spesso comunichiamo cose che non ci accorgiamo semplicemente perchè ci chiediamo se loro ci capiscono mentre siamo noi che dobbiamo sforzarci di capire loro.

lunedì 20 agosto 2012

Altro post pseudo educativo. Forza babbi che siam forti.

Ecco un altro post dalla serie "cazzo se è babbo questo posso farcela pure io".
Cari neo babbi, unitevi a me in un abbraccio virtuale e ripetete "non saremo mai delle madri ma cazzo siam bravi lo stesso".
Scrivo questo post dopo un pomeriggio al parco con mia figlia Gaia immersa nei giochi e Bianca immersa nei suoi pensieri da passeggino.
Volevo solo dirvi: non tutto quello che vostra figlia fa di sbagliato è realmente sbagliato e non tutto quello che fa di sbagliato è colpa vostra.
Perchè questo?
Ieri seguendo Gaia ci son state almeno cinque o sei occasioni in cui mi son detto "ah cazzo e se cadeva?", "no, perchè l'ho fatta arrampicare, se poi prende il vizio?", "guarda come suda, dovrei dirle di non scalmanarsi".
Insomma, se state a guardare i dettagli impazzite. Per ogni gioco di vostra figlia, per ogni suo movimento, per ogni pensiero, per ogni volta che non mangia, che non dorme, che non rutta, che si lamenta, che cade, che non cade, che mangia male, che non mangia le verdure, che ruba i giochi ad un amichetto, che spinge, che morde, che urla, che graffia, che salta, che non reagisce, che parla, che non  parla, che non beve, che si sporca, che sporca il mondo attorno a lei, che sporca il vestito appena messo, che butta il cappellino che la protegge dal sole, che non la fa nel vasino, che la fa nel vasino e poi ci gioca, per ogni capirccio per un gioco, per ogni capriccio per il ciuccio, per ogni merenda sbagliata, per ognuna di queste cose voi avrete sbagliato.
Sappiatelo, vostra figlia farà quello che voi fate. Attenzione perchè adesso arriva il punto focale. I vostri figli vi imitano. Solita pausa per farlo sedimentate....I VOSTRI FIGLI VI GUARDANO, SEMPRE, E POI VI IMITANO.
Bene, non pensateci, non perdetevi dietro ad ogni cosa sbagliata che farete per lei e con lei, non fatevi venire l'ansia per questa cosa, non è una condanna, è un'arma. Pensate solo ad essere positivi, ad essere felici per ogni successo, per ogni cosa che le avrete insegnato, per ogni volta che farà qualcosa che ha visto fare a voi e vi riempirà di gioia.
Non perdete tempo dietro a quello che sta facendo di sbagliato e che ha visto fare a voi, pensate ad essere un esempio positivo per lei, pensate a dare esempi positivi, se qualcosa non vi piace non correggetela, date solo un esempio positivo da seguire.
Siate un esempio costante e positivo. Se vi seguirà in un comportamto sbagliato non correggete lei, non dite "qeusto lo fanno i grandi", semplicemente correggete il vostro comportamento, fatele vedere qualcosa di positivo, fatele vedere della felicità e lei sarà felice.

Di seguito un video che rende l'idea e che ispira il mio essere genitore.


domenica 19 agosto 2012

Miglioramento personale. Un espediente x non essere polemico

Dai tempi del liceo Ferragosto segna l'inizio della fine dell'estate e il momento per i primi bilanci. Quanti compiti non ho fatto, quanti libri non ho letto, quante ragazze non ho conquistato ecc ecc.
Questa cosa mi dev'essere rimasta perché i giorni successivi al 15 comincio a fare bilanci e buoni propositi, una sorta di controllo di gestione in previsione dell'ultimo strappo fino alla fine dell'anno, per capire cosa mi riuscirà e cosa no.
Quindi sono all'ennesimo capitolo sul programma di miglioramento continuo.
Uno degli aspetti che più mi caratterizza ma che meno mi piace di me stesso è la mia natura polemica. Sono molto polemico, o almeno lo sono spesso, e ogni tanto ho anche lievi sfumature di arroganza.
Mi viene bene, non è un aspetto coltivato.
Negli anni, per rendermi meno sgradevole, ho trovato il modo per esserlo in modo quanto meno costruttivo.
Ho deciso che non basta, che devo smettere, almeno ridurre.
Ho cercato sulla cara Wikipedia il significato di polemica e ho trovato "attinente alla guerra".
Parentesi: adoro approfondire l'etimologia e il significato delle parole, forse dovrei studiare greco.
Tornando a noi, ho pensato che nascondere un atteggiamento fastidioso per gli altri dietro ad un ossimoro sia sbagliato. Polemica costruttiva è un ossimoro, qualcosa di attinente alla guerra non può essere costruttivo.
Bene, per essere polemici bisogna cercar di muoversi sempre con grande attenzione, grande cura. Quando si attacca una persona bisogna essere in grado di parare i primi colpi difensivi, prima di poter affondare il colpo. A quel punto, quando la difesa diventa più forte la si pone ad un piano eccessivo ridimensionando il proprio attacco dietro alla finalità costruttiva. Si stuzzica la persona, si scatena una reazione stando attenti a non offrire nessun fianco e infine, quando la reazione è sufficientemente calda, si ridimensiona l'attacco dietro scopi di miglioramento sociale e planetario, lasciando l'individuo incazzato e senza possibilità di dar sfogo, mettendolo anche nella posizione di chi ha esagerato a reagire.
Bene, tutto questo cade se si considera l'ossimoro (ok, volevo usarlo almeno due volte) polemica costruttiva. Non esiste. A questo punto si espone un fianco del polemico che rimane solo una persona per lo più stronza e senza via di fuga.
Ecco, essere stronzo non è che mi piaccia. Potrebbe essere lo stimolo giusto, vi saprò dire.

sabato 4 agosto 2012

Differenza fra un vincente e un campione, post olimpico


Dai, potevo non scrivere un posto olimpico?
Intanto, atleta olimpico è colui che partecipa, atleta olimpionico è colui che vince. Così, per fare un po' di cultura e far vedere che so le cose son bravo a usare wikipedia.
Bene, guardando le olimpiadi si entra in contatto con la vita di tante persone, chi ci racconta l'evento, quando è bravo, ci fa conoscere anche chi sta per compierlo, la sua storia, le sue difficoltà.
Per alcuni di loro si tratta del coronamento di anni di lavoro, spesso all'ombra, con fatica, mezzi risicati. Ci sono un sacco di sportivi che vivono sotto i riflettori, come star, ma ce ne sono altrettanti che non lo fanno, semplicemente perchè madre natura li ha dotati di talento e passione per uno di quelli che si chiamano sport minori (chi inventa un altro modo di dire? Altrimenti comincio a chiamare il calcio “sport inferiore”).
Mi son fatto una bella scorpacciata di olimpiadi e di storie di atleti e ho scoperto una cosa.
Ho scoperto la differenza fra il campione e il vincente.
Il vincente è colui che ha il grandissimo dono di riuscire a portare il proprio livello di energia al massimo quando conta e quindi vince. Ci sono stati tanti atleti che nella loro vita hanno vinto solo tre gare e hanno portato a casa tre ori e altri che hanno vinto cento gare e neppure un bronzo.
I campioni invece li ho scoperti con questa olimpiade.
I campioni sono quei ragazzi che vincono da tempo competizioni di diverso tipo, europei, mondiali e arrivano alle olimpiadi per la consacrazione. Hanno tutto da perdere.
Si dice spesso che un atleta che non ha nulla da vincere è in grado di prodursi in performance incredibili proprio perché non ha nulla da perdere.
Ecco, in queste prima settimane ho scoperto che il campione, quello vero, è quello che non devi incontrare perché ha tutto da perdere e quando ha tutto da perdere porta la sua performance ad un livello superiore.
Volete degli esempi: Jessica Rossi oggi, Daniele Molmenti ma anche Valentina Vezzali.
Valentina è stata la nostra portabandiera, ha perso la semifinale contro la compagna di squadra ed entrata nella finale per il bronzo. La finale del bronzo, sportivamente parlando, è una carognata.
Bene, avete visto la gara per il bronzo. Vale aveva tutto da perdere, anni di dominio, era stata portabandiera, già vedevo i titoli “crolla un'altra grande donna ma il fioretto Italiano è salvo”. Io non riesco a immaginarmi una situazione in cui un'atleta di 38 anni ha più da perdere. Forse la situazione peggiore sarebbe stata con le olimpiadi a Jesi, per dire.
Torniamo a noi, avete visto quella cazzo di finale? Bene, dopo poco dall'inizio io fossi stata la Coreana avrei preferito mi avessero scatenato contro 5 tigri affamate e mi avessero cosparso il corpetto di sangue.
La campionessa, quella vera, con le spalle al muro e tutto da perdere era imbattibile. Quella finale se la disputano 100 volte lei la vince 101.
Ecco cosa ho imparato dalle olimpiadi, quando hai tutto da perdere hai l'occasione di alzare il tuo livello vitale dove non pensavi e salvare tutto quello che hai da perdere, in ogni caso. Chi non ah nulla da perdere non ha nulla per cui combattere, nulla più.
Da Londra (magari) per ora è tutto.

venerdì 3 agosto 2012

Gioe da babbo primi mesi, diciamo primi 18 mesi.


Carissimi babbi e futuri babbi che vi abbeverate alla fonte della mia esperienza come pellegrini dispersi del deserto suggono umidità da ogni arbusto ecco un'altra perla della rubrica: “Per fortuna che le mie figlie sono veloci ad imparare a fare le figlie perchè io ad imparare a fare il babbo ci metto del tempo” (è aperta la selezione di un titolista per le rubriche).
Ci sono alcuni falsi miti circa le prime tappe di sviluppo dei figli e vorrei mettervi in guardia in modo che vi possiate concentrare sulle cose veramente importanti.
Uno di questi è la prima parola. La prima parola di un bimbo non esiste, esiste invece l'interpretazione faziosa ed esagerata delle mamme di ogni suono che fuoriesce dalla bocca della piccola. Arriva un certo punto dello sviluppo delle piccine in cui tutti sentono emettere parole distinte. Sono versi, strani incastri sillabici, non esiste nessuna prima parola.
Stessa cosa per i primi passi. Sono un falso mito. Non c'è un giorno in cui vostra figlia comincia a camminare, semplicemente c'è una progressione di appigli, equilibri statici, equilibri dinamici, inerzia e alla fine passi messi in fila.
Quindi non perdete tempo aspettando questi eventi con telecamere sempre sotto carica per registrare l'evento.
Le cose che veramente contano sono altre.
La prima volta che, dopo una poppata, vi mettete la piccola sulla spalla, delicatamente le battete la schiena e lei esplode un boato che fa girare vostra moglie (o compagna, in questo blog accettiamo anche che un bimbo abbia due mamme o due babbi, pensiamo comunque che sia una buona cosa avere attorno gente che ama dei figli) con sguardo disgustato convinta siate stati voi. Questo è un momento epico. Oppure quando siete sul divano, stremati, una mano che culla la sdraietta dove la piccola ha appena trovato un po' di tregua e sentite un rombo che subito vi porta a incrociare lo sguardo degli altri adulti presenti in sala per cercare il colpevole e sentite il sospiro di sollievo della piccina. Vi auguro di cuore che nessuno dei vostri piccini soffra mai di coliche ma, dovesse capitarvi, arriverete ad esultare ad ogni missile del piccolo come fosse un goal di Grosso ai mondiali. Non sottovalutate mai i suoni emessi dai vostri figli. Altro momento mitico è quando assaporate il significato di paradiso. Il vostro piccolo amore prende la sua ultima poppata alle 22,30/23,00, voi lo poggiate e, se siete fortunati, si addormenta. Ecco, arriva un giorno in cui, come per miracolo, realizzando un sogno che da mesi non si concretizzava, la vostra creatura inizia a piangere e voi aprite gli occhi, guardate la sveglia e leggete 6,07. Ecco, in quel preciso momento non esiste persona che amate di più al mondo di quella piccola creatura dormigliona. Poi ci sono le piccole soddisfazioni tipiche del babbo. La mamma si gode i primi mesi con le piccole (July ti ammiro un sacco per come resisti, per come lo fai e per come stai trasformando in splendide donnine le due bimbe. Io non riuscirei in un decimo delle cose che fai tu per loro e con loro. Sei la mamma che tutti dovrebbero avere e la moglie che tutti dovrebbero invidiarmi) il babbo è un po' più distante. Però arrivano due episodi che sono stupendi. Il primo avviene quasi subito, state pronti a godervelo. Vi avvicinate alla culla o alla sdraietta, allungate le mani e quella piccola gioia vi mette a fuoco per la prima volta. E vi riconosce. E vi sorride. Ecco in quel momento non dite nulla a nessuno, non chiamate il vostro compagno/compagna/moglie/unionenonaccettatadallachiesa, tenetevi per voi quel sorriso, siate egoisti. In fin dei conti è voi che ha messo a fuoco. Se state attenti potete sentire il vostro apparato endocrino rilasciare ormoni di felicità.
Il secondo momento è ancora meglio. Ci saranno saluti alla sera quando rientrate, ci saranno parole dolcissime, carezze, tenerezze, però c'è un momento in cui vi sentirete invincibili. State rientrando da una uscita serale e ad un certo punto la vostra creatura si addormenta. Arrivate a casa, slacciate le cinture del seggiolino e la prendete in braccio. Lei apre gli occhi, li apre per un istante, cerca di capire dov'è, poi incrocia il vostro sguardo e voi sentite il suo piccolo corpicino che si rilassa e vi abbraccia. E' il suo modo di dirvi “ok, sono al sicuro”. In quel momento, quando sentite il suo corpo che perde tensione e si rilassa in braccio a voi può succedere di tutto. Quella che segue vi giuro è una storia vera. Avevo parcheggiato un po' distante da casa, era notte e avevo Gaia in braccio che mi stringeva rilassata. Un meteorite delle dimensioni dello stato del Texas mi ha centrato in pieno la testa ma nell'impatto con me si è frantumato, tanto che non ne avete neppure avuto notizia nei giornali. Giuro che è vero, è scritto su internet non può non essere vero.

giovedì 26 luglio 2012

I FalseFriend dei bambini

Per la rubrica "prova tu a capire le tue figlie anzichè imporre a loro il tuo linguaggio" ecco una nuova pillola: Gaia ha cominciato a prendere in mano i giochi e a dire il fastidioso "è mio". E' quella fase che ogni genitore odia, tutti noi, quando siamo insieme agli amici e ai loro figli rimaniamo segretamente (o anche non segretamente) delusi quando nostro figlio o nostra figlia (da adesso userò solo l'opzione femminile, dato che ho due splendide bimbe) si lancia su un gioco, specialmente se non è suo, e comincia l'odiato "è mio".
Ogni genitore vorrebbe il rispetto della proprietà altrui da parte dei propri figli. Potrei fermarmi qui, è chiaro a tutti quanto le premesse dell'atteggiamento del genitore siano una colossale puttanata. Cioè, questa fase arriva poco prima dei due anni e al genitore infastidisce perchè il figlio non rispetta l'altrui proprietà. Cazzo, potrei essere deluso da Gaia e Bianca perchè non stanno mettendo da parte i soldi per la pensione, già che ci sono.
Il fatto che questa cosa faccia incazzare ogni genitore lo si percepisce da come brillano gli occhi al genitore del compagno di giochi quando ci dice "non c'è nessun problema, lascia pure che giochi".
Il gusto che ognuno di noi prova nel dire questa frase verso un altro genitore è indice di quanto ci dispiaccia quando nostra figlia si avventa sui giochi ignorando le più semplici regole sul possesso.
L'apoteosi si ha quando il genitore tronfio dichiara "sai, il mio Luigino Maria ha già iniziato con l'asilo, è abituato a giocare con gli altri".
Avevo scordato una premessa. Quando diventerete genitori, se già non lo siete, diventerete competitivi. Lo so, è sbagliato, ma nella migliore delle ipotesi vi limiterete a dei confronti.
Quando lo farete abbiate almeno il buon senso di non confrontare vostra figlia con chi ha anche solo una settimana in più o in meno, di non parlare di percentili di crescita e di confrontare lo sviluppo socio/psico/cognitivo e motorio di vostra figlia con quello della sorella maggiore, minore o gemella che sia.
Io vivo serenamente questo aspetto per due motivi: Gaia e Bianca sono due essere speciali.




























Lunga pausa per farvi accettare la cosa. Fa male ma è così, le mie figlie sono incredibili, anche solo per il fatto che sopravvivono ad un babbo come me.Cioè, non è facile giocare con un condor alle spalle che sorride per ogni cosa che fate e che quando giocate cerca di capire cosa provate.
Quindi, quando vostra figlia cede spontaneamente un gioco mentre il figlio del vicino dell'ombrellone urla "EEEEEEE' MIIIIIOOOOOOO" voi un po' godete.
Bene, Gaia è nella fase "è mio". Però l'altro giorno ho capito una cosa: fino a quando non sarà cognitivamente in grado di parlare la mia lingua non devo interpretare quello che dice secondo il mio codice. "E' mio" è un false friend. Cosa è successo: mentre Bianca era sulla sdraietta Gaia le si avvicinava con una palla e ripeteva "è mio palla, è mio palla, è mio palla", ha posato la palla sulla sorella e ha continuato con "è mio". A quel punto ho ripensato a quando ho sentito Gaia dire è mio: lei non sottolinea un possesso, sottolinea un utilizzo. Lei non vuole dire "è mio e te non ci giochi, cazzo", vuol dire "in questo momento lo uso io, se non ti dispiace" e infatti non toglie mai giochi ai bimbi (quasi) ma ribadisce "è mio" (anche se non lo è) quando glieli portano via mentre li usa.
Ok, basta, poi mi vengono in mente tutti i danni che possono crescendo i figli con l'apprensione che facciano qualcosa di sbagliato. Adesso voglio concentrarmi e crescere B&G con l'ansia che possano fare sempre bene. Se non sbagliano mai è pericolosissimo. Quindi adesso manifesterò disappunto se fanno bene e soddisfazione se sbaglieranno.

Precisazione alla luce di alcune osservazioni pervenute in redazione.
Credo che essere competitivi possa essere molto utile nella vita, specialmente se si capisce cosa significa esserlo in modo sportivo. Sono cresciuto praticando uno sport individuale, dove vincevo (pochissimo) e perdevo (molto spesso) da solo.
Quindi insegnerò alle mie bambine ad essere competitive. Però non saranno mai un mezzo per la mia competitività. Non sono una racchetta. Il genitore che dice "Mia figlia già cammina" e giustifica la sua soddisfazione eccessiva dicendo che un po' di sana competizione non fa male non capisce la differenza fra usare il proprio figlio come uno strumento sportivo o farlo competere.
Aggiungo un'altra nota: io non ricordo nessuna delle tappe significative dello sviluppo di Gaia quindi non chiedetemi se Bianca ha fatto prima o ci ha messo di più, ci ha messo il suo tempo, sempre, così come la sorella. Erano perfettamente in tempo con loro stesse, molto spesso sono state più veloci di loro stesse.

martedì 24 luglio 2012

Dal latino la risposta ai miei dubbi paterni


Ok, lo ammetto, da quando sono diventato genitore ascolto i consigli di tutti. Poi faccio come credo, però ascolto. Nel mio grande ascoltare son finito anche a guardare “SOS tata” e, dopo i primi minuti di deliro, mi sono concentrato per estraniare le vicende e raccogliere dei consigli.
Adesso due episodi.
Dieci giorni fa sono riuscito a passare un paio d'ore al mare con Gaia e Bianca. Bianca stesa sul lettino a ridere, Gaia ed io a giocare con la sabbia. Io costruivo torri di sabbia e lei le distruggeva. Io non capivo, ho provato a dirle che non si gioca così ma lei è andata avanti imperterrita.
Oggi pomeriggio mi son messo in salotto e ho costruito una cucina per Gaia. Ho usato una scatola di cartone, un tappetino di un mouse, dell'ondulato plastico colorato, del nastro americano e della colla a caldo. Il risultato è stato pessimo, ho perso la manualità e la creatività che avevo all'asilo.
Però Gaia ha cominciato subito a giocarci, prima salendoci sopra e poi colorando quello che nei miei progetti era lo sportello per il forno. Si divertiva, anche se non giocava correttamente.
Bene, qualche minuto fa ero intento a farmi gli affari miei quando un tipo mai visto e mai conosciuto mi ha detto come fare meglio il mio lavoro. Dentro me ho pensato che lui non era nella condizione di insegnare il lavoro a me e mi sono illuminato........
CON QUALE ARROGANZA HO PENSATO DI INSEGNARE AD UN BAMBIMO COME SI GIOCA?!?!?!??!?!!??!?!
Certo che noi adulti siamo curiosi. Ci mettiamo a giocare coi bambini e pretendiamo pure che loro ubbidiscano alle nostre regole e si divertano facendo quello che noi riteniamo corretto. Magari fra qualche anno Gaia metterà in file 50 torri di sabbia e si incazzerà con Bianca che le distrugge ma per lei, adesso, il gioco è distruggerle. Allora ho provato a chiedermi lo scopo dei due giochi. Mi son detto “se riesco a dimostrare a me stesso che era importante che i giochi fossero fatti in un certo modo, allora giustifico tutto, se riesco a dire a me stesso che servivano per la loro educazione allora è fatta”.
Bene, terminata la frase mi son sentito idiota.
Mi è venuto in mente un consiglio di quella megera di tata Lucia (numero uno assoluto) che, come un'apparizione angelica, mi ha detto “Nicolò, idiota, adesso mi spieghi cosa vuol dire per te educare”.
Ho cincischiato un po' poi il latino delle superiori mi ha aiutato “educare, portar fuori”.
Cazzo, educare non vuol dire trasformare, cambiare, forgiare, plasmare. Educare vuol dire tirar fuori.
Bianca e Gaia non sono due pezzi d'argilla da modellare, sono due splendide farfalle da far uscire dal loro bozzolo. Sono già delle persone, non è compito mio farle diventare tali, compito mio è aiutare a tirar fuori quello che sono aiutandole a capire cosa è importante per loro.
Per voi è banale? Per me no, l'ho sempre saputo, l'ho voluto scrivere come promemoria.

venerdì 29 giugno 2012

Se avete la fortuna e l'occasione fate una buona azione

Esco dal negozio per andare in un negozio di accessori per auto, la versione 4.0 della mia famiglia richiede un upgrade della capacità di carico della macchina. Serve uno di quei missili da montare sul tetto.
Cammino tranquillo quando da una casa esce una signora anziana che mi dice "mi opuò aiutare, epr favore". Metto su la mia faccia diffidente, io sono di quelli che se deve aiutare una persona a 10.000km di distanza no problem ma se ha bisogno il mio vicino divento diffidente. E' sbagliato, lo so.

La signora mi dice "mi è caduto l'anziano che devo badare ho bisogno di alzarlo ma non ci riesco". OPk, non posso ignorare tutte el richeiste di aiuto di questo mondo. Seguo la signora pensando che in tasca ho 20 euro e che se dietro alla prota ci sono 80 delinquenti che vogliono rapinarmi non fanno molto.
Entro e in soggiorno c'è un signore lunghissimo e magrissimo steso per terra, sguardo nel vuoto. La signora gli dice "Mario, questo signore adesso ti mette sulla poltrona".
Nell'aria il tipico odore di persona avanti con gli anni e con problemi a contenersi.
Però lui è distinto, l'aria assente ma pieno di dignità. Ha un pigiama corto che scopre gambe lunghissime e braccia magrissime. Le guance scavate i capelli bianchi e ben pettinati.
Mi avvicino a lui, alza le braccia per farmi capire come sollevarlo.
La signora intanto si scusa e mi dice che lui è scivolato da un po'.
Lo alzo, non è leggero, è proprio abbandonato completamente. Lo trasporto sulla poltrona. Lo appoggio e gli dico "Mario, tutto bene, stai bene?".
A quel punto lui mi guarda, gli occhi umidi dalla vecchiaia, allunga un braccio e mi sfiora la guancia.

Ecco.
Tutte le volte che abbiamo la fortuna di poter fare qualcosa di buono facciamolo perchè oggi per me è una giornata fantastica.
Grazie Mario, mi hai ragalato tanto.

martedì 19 giugno 2012

Sto invecchiando


Ogni tanto mi chiedo che fine faranno questi post. Cioè, il fatto che io riempia un piccolo spazio virtuale mi garantisce l'immortalità? Ci sarà mai qualche mio discendente che ripulendo una virtual-soffitta o una virtual-cantina ritorverò questo blog e lo leggerà?
Dato che sono ottimista penso proprio di sì, penso che un giorno qualcuno ritroverà il mio blog, qualcuno più anziano gli spiegherà cos'era un blog e lui, portando tutto a scuola dalla sua maestra, ci terrà sopra una di quelle giornate tipo “com'eravamo, un ricordo dai vostri nonni”.
Ok, riempito il mio ego di questi deliri, se adesso siamo nel 2097 e stai leggendo questo post sappi che io sono un “giovane” di 34 anni e questo specifico post è quello in cui sancisco il mio ingresso nella prima vecchiaia.
Oggi ho realizzato che non sono più un giovane. Ho un dato statistico a riprova della cosa. Siamo in Giugno, sono andato all'ospedale per una visita e da inizio anno, tutti i mesi, sono andato all'ospedale almeno una volta. Ovviamente non sempre per me, anzi solo quest'ultima volta il motivo ero io, ci fossi andato sempre per me sarei decrepito, non solo nella prima vecchiaia. Il fatto che ci sia andato per vari membri della mia famiglia significa che stiamo segnando il tempo. Sia chiaro, ci sono andato anche per la nascita di Bianca ma questo è un altro segnale che sto crescendo invecchiando inesorabilmente.
Quindi, caro lettore del futuro che sei affascinato dai racconti di questo tuo avo sappi che sono invecchiato a partire dai 34 anni, fino ad allora sono cresciuto, giorno dopo giorno.

Un abbraccio.
Vecchio ma in piega e in piena.

sabato 9 giugno 2012

Gaia, Bianca e gli allenamenti.


Mattinata e pomeriggio a casa, la febbre della notte mi ha messo KO.
Oggi sto meglio ma devo riguardarmi un attimo, non ho più vent'anni. Dato che mi sento bene decido però di dare un po' d'aria a Giulia e la obbligo ad uscire senza le bimbe. Anche solo un paio d'ore. In fin dei conti stanno dormendo, dormiranno ancora un po', riuscirò a sopravvivere senza troppi problemi.
Passa un'ora e ancora nessuna delle bimbe si sveglia. Un po' mi dispiace, speravo in un pomeriggio di tranquillità ma quando dormono mi mancano un sacco. Decido di smettere completamente i panni del bravo papà e di fare un po' di rumore per svegliarle. Mi avvicino alla cameretta e sento Bianca che mugula e Gaia che la incita. Mi metto nascosto fuori dalla porta e ascolto.
Gaia “Forza che ce la fai, ci sei quasi”
Bianca “Quanto manca, quanto manca”
Mi affaccio e vedo Gaia che è in piedi sul suo lettino e guarda Bianca intenta a cercare di afferrare una delle api colorate che ha appeso sopra la testa. Per quanto siano vicine lo sforzo è considerevole, Bianca è paonazza, occhi stretti sguardo fisso sull'obiettivo, mano sinistra protesa e gambe stese e tinche.
G “Ti manca molto poco, ci sei quasi, non mollare”
B “Ce la faccio, ce la faccio. Quanto manca?”
G “Dai che ci sei pochissimo, in pratica ci sei”.
Sono bellissime, Gaia sembra un allenatore della Boxe, di quelli protesi verso il ring e verso il proprio assistito, di quelli che se potessero entrerebbero per picchiare l'avversario.
B “Non ce la faccio più, me la faccio sotto”
G “Non mollare, meglio farsela sotto che arrendersi, ci sei quasi, ti giuro che ci sei vicina”.
In realtà Bianca non è così vicina, Gaia forse se ne accorge o forse è ingannata dalla prospettiva ma Bianca non è così vicina. Però la incoraggia.
G “Dai piccolina, forza, sei una forza, ci sei quasi”
A stento riesco a rimanere nascosto, vorrei entrare in camera, strappare l'ape dal filo che la sostiene e darla a Bianca mentre le abbraccio entrambe. Tengo duro anche io.
Bianca è in stallo e Gaia se ne rende conto.
G “Piccolina, facciamo così, conto fino a tre e tu fai un ultimo grande sforzo e ti butti, vedrai che ce la fai”
B “Vai, conta”. Bianca è rossa come un pomodoro, credo sia in apnea da due minuti per lo sforzo. Gaia conta “Uno, due e tre”.
A questo punto Bianca si slancia, le sue dita cicciottelle e corte sfiorano l'ape di quel tanto da permetterla di stringerla. Ce l'ha fatta, rimane appesa qualche istante, giusto il tempo di rilassare un po' i muscoli e poi si lascia cadere nel letto soddisfatta.
Sono un padre in estasi, la sorella grande ha appena guidato la piccola in un piccolo trionfo. Trattengo a stento le lacrime ma non l'orgoglio quando sento gaia che riprende.
G “Forza, ci sei quasi, un ultimo piccolo sforzo”.
Ritorno in me e rivedo la stessa identica scena dell'inizio.
Bianca distesa, paonazza, contratta che cerca di afferrare l'ape.
Non capisco ed entro.
N “Ciao piccole, che fate?”
G “Bianca si allena”
N “Che bello, cosa si allena a fare?”
G “A raggiungere un obiettivo alla portata ma non facile”
N “Che brave, ho visto che c'è riuscita, perchè continuate”
B “Ci sono riuscita quattro volte negli ultimi cinque tentativi”
N “Ma allora perchè continui, sei paonazza, grondi sudore e sei affaticata?”
B “Perchè mi dovrei fermare?”
N “Perchè ce l'hai fatta, hai raggiunto il tuo obiettivo”
B “Ma io mi sto allenando adesso” mi dice sbigottita dal fatto che io non capisca
N “E quindi?”, in effetti io non capisco, è riuscita in quello che si era prefissata. E qui interviene la sorella.
G “Perchè non ci si allena fino a quando una cosa riesce, ci si allena fino a quando non si sbaglia più. Non ci accontentiamo di sapere che una volta ce l'abbiamo fatta, noi avremo in pugno i nostri obiettivi”. Lo dice guardando Bianca che, sfruttando il fatto che la sorella parlava, ha nuovamente afferrato l'ape.

domenica 3 giugno 2012

Trucco x il bagnetto

Allora, dato che i miei post si sono svuotati di contenuti di mannagment (volutamente con due N), ho deciso di continuare con la rubrica "cazzo, mi tocca fare il padre sul serio". Gaia, la mia piccola (Bianca è la piccolissima, ndr), è eccezionale. Ha sempre fatto le tre cose importanti: mangia, dorme, riempie con esuberanza il pannolino. È veramente incredibile, io sono incantato. L'unica cosa che non sopporta è fare il bagno. Abbiamo sbagliato noi, non so dove, ma ad un certo punto il bagnetto è diventato una tragedia. Dopo l'ultima straziante performance mi sono andato a letto pensando "Nick, non essere idiota, stai sbagliando.

Se Valentino Rossi non va' con la Ducati il problema è la moto, non lui che ha vinto millemila gare su ogni mezzo. Basta pensare a Gaia, pensiamo ad altro". Quella sera ho deciso di fare alcune modifiche. Il bagnetto si è trasformato da obiettivo a strumento mentre il vero obiettivo sono diventate le emozioni. Mi spiego, inutile continuare a lottare per farle il bagno, non è il bagnetto che è importante nella vita di Gaia, non è di quello che mi devo preoccupare. Quello che è importante è che sia serena. Quindi ho pensato alle cose che fa e che la rendono serena. Ovviamente attinenti al bagno. Ormai le piace cambiarsi assieme a me, giochiamo quando si mette il pigiama la sera e quando si veste alla mattina. Allora ho pensato che avrebbe potuto giocare con me preparandosi al bagno senza problemi. In aggiunta ho pensato che per lei fosse importante non avere angoscia di stare in bagno. Allora Giulia è andata sotto la doccia e abbiamo deciso che avrebbe tenuto Gaia in bagno e che Gaia avrebbe deciso se fare il bagno era un'attività che valeva la pena fare per divertirsi. Nessuno l'avrebbe obbligata, aveva qualche gioco e la compagnia della sua mamma. Gaia è stata in bagno, Giulia cantava, cosa che rasserena e diverte Gaia. L'ha invitata sotto la doccia ma lei non se la sentiva. Eravamo d'accordo che non l'avrebbe forzata ad entrare. Alla fine, con un po' di insistenze, Gaia è andata sotto la doccia con Giulia. Non ha ancora trasformato un momento di strazio e angoscia in un gioco ma stasera è stato un momento quanto meno neutro. Anzi, è stato un momento di coccole mamma figlia. Il passaggio strazio-gioco non può essere in un'unica soluzione, è ovvio, bisogna priam "riqualificare" il luogo bagno e poi arrivare alla piacevolezza. Servono diversi episodi. Perché tutto questo? Per dire che dal momento in cui abbiamo spostato il nostro focus dal fare il bagno al giocare a fare il bagno, al trovare nel momento del bagnetto un'occasione per essere sereni le cose sono migliorate. Non siamo più concentrati sul portare a termine il percorso di igiene personale della piccola, siamo concentrati sul quello che lei prova e cerchiamo di inserire nelle attività che la fanno stare bene anche il bagnetto. Ce la stiamo facendo, se non altro oggi si è lavata, non ha pianto e quando abbiamo finito rideva come solo lei sa fare. Ok, lo so, come genitore sono un cane, dovevo farlo prima. Ma non è banale, per niente. Voglio tenerlo presente sempre, l'ho fatto per la pappa e per la nanna. Non so perché mi era scappato il bagnetto. L'unico obiettivo è che le mie piccole siano serene, il mio compito è trasformare ogni attività in un'occasione per esserlo.

lunedì 28 maggio 2012

Futuri padri, ecco un paio di cose che potrebbero servirvi.

Dunque dunque, un piccolo e breve post di utilità sociale.
Ormai la mia bimba più piccola ha due mesi, abbiamo trovato un certo ritmo e quindi mi sento di raccontare un po' la mia esperienza, specialmente perchè sia per gaia che per Bianca alcuni momenti sono classici.
Quindi, voi che siete in procinto di diventare babbi, ecco la mia esperienza, ecco cosa vi aspetta.
padre stanco
I primi due o tre giorni sono uno spettacolo. Mamma e figlia sono tornate a casa, voi siete forti delle due o tre notti che avete passato in solitudine.....anzi, un passo in dietro.
E' nata la vostra erede o il vostro erede. Prima cosa importante da sapere.
Avrete due o tre notti da passare a casa da soli, la vostra compagna con l'erede in ospedale, tutto sotto controllo, tutto sorvegliato. La tentazione di andare a passare notti di follie è tanta ma sappiate questo. Quando l'erede crescerà ci saranno occasioni di baldoria ma dal momento che la creatura tornerà a casa il vostro sonno non sarà più lo stesso. Mai più. Almeno fino al compimento dei trent'anni della piccola o del piccolo.
Bene, torniamo ai primi giorni. Tutto vi sembrerà perfetto, la bestiolina dorme beata tutto il tempo e svegliarvi per aiutare il vostro unico amore ad allattare non è così male. Arrivate pure a pensare che gli altri abbiano esagerato, che ci sia una sorta di patto fra neo genitori per non rivelare che la paternità è una passeggiata. Balle. Nessuno vi ha mai detto che la creatura ci mette un po' a rendersi conto che se rompe le balle qualcuno reagisce. Dentro la pancia doveva arrangiarsi, non c'era nessuno che correva ad aiutarla. Non appena realizza che se si sente sporca qualcuno provvede i ritmi cambiano. Passati i primi giorni, o meglio le prima notti, non farete altro che chiedervi perché tutto è cambiato, perché non è più come prima. Questo è l'errore principe e queste che state leggendo sono le uniche righe serie di tutto il post: la vostra creatura cambia alla velocità della luce, voi non avete fatto nulla, solo che oggi lei è diversa da ieri e domani cambierà ancora. Non colpevolizzatevi, non cercate i vostri errori, cercate solo di ascoltare la vostra piccola.
padre stremato
Passata questa prima fase di delirio vi troverete nella fase “uova sul ghiaccio unto”. La creatura, che di giorno è misteriosamente angelica, di notte si anima. Voi ormai siete stanchi, pentiti di non aver dormito quelle famose tre notti invece di rivedere la finale di Champions di pelota basca per la trentesima volta con birra e patatine fino alle tre di notte. Lei invece vi guarda e contorce le labbra minacciando urla e pianti. Ecco altre righe serie: se il vostro angelo si rilassa standovi in braccio mandate a cagare tutti quei professori che vi dicono che se lo tenete in braccio lo viziate. E' vostro figlio, cosa l'avete fatto a fare se non potete tenerlo in braccio. Mica sono una zebra che devo insegnarli a scappare.
Nel primo periodo l'unica vostra preoccupazione, oltre alle funzioni vitali, sia che sia sereno. Non importa come, fatelo stare sereno. Un bimbo sereno dorme. E il saggio dice “non esistono genitori bravi o cattivi, esistono genitori che la notte dormono e genitori che la notte non dormono”.
Ok, mettiamo che siate stati bravi, vi stendete nel letto con la creatura che respira armoniosamente nell'altra stanza (non cedete, non fatela dormire da voi, fare 10 passi in più per un mese vale la pena. Anzi, fate come vi pare, purchè sia serena la creatura). A questo punto capite cosa significa che i genitori dormono con un occhio aperto. Il vostro riposo non sarà mai più lo stesso, percepirete i pensieri di vostro figlio, sentirete il suo battito cardiaco a tre stanze di distanza. E questo sarà così fino a quando non sarete nonni. Non accumulate stanchezza, cercate di trovare un nuovo equilibrio. Non importa se il piccolo dormirà dai nonni fra pochi mesi o altro, il sonno da genitori non è uguale al sonno da figli. Però imparerete a farvelo bastare, ve lo dico con certezza.
Concludo con un paio di riflessioni.
La prima, io ho avuto culo, ho due figlie eccezionali ed una moglie mostruosa per affetto e gestione dello stress da urla e da pianti.
La seconda, non vergognatevi mai di pensare che vostro figlio è uno stronzo. Già, capita. Non sentitevi bestie. Certo, se cominciate a pensare che dentro il forno forse riposerebbe meglio preoccupatevi. Però vi dico, io ho due figlie che le vostre non saranno mai così brave eppure l'ho pensato, ho pensato di non poterne più. Cosa mi ha aiutato? Quando nel cuore della notte le mie bimbe piangono e non hanno tregua e io sono stanco e Giulia è stanca io mi siedo, le prendo in braccio gli dico che sono stronze e malefiche, poi le guardo, le fisso e il resto lo fa essere padre. Quando vi fanno incazzare, quando vi strappano il cuore dal petto con il loro pianto, quando vi sfiniscono, quando vi sentite che vi tolgono l'anima voi non smettete mai di guardarle. Non mollate mai, io so che vi sentirete delle bestie e non ammetterete mai questa debolezza. Vi rivelo un segreto: tutti i genitori del mondo sono stati in quella situazione, a tutti è capitato un momento in cui non ce n'era più, in cui l'anima si svuota. Ma nessuno lo ammette mai. Non abbiate paura, è normale non sopportare i vostri figli. Sono la cosa che più amate al mondo, è normale che siano la cosa che più vi può toccare.
padre innamorato

Detto questo, il periodo peggiore sono i primi tre mesi, solo nei primi tre mesi penserete di non farcela. Passati i tre mesi sarà ogni giorno più facile, più divertente, più coinvolgente.
Ogni sera, quando tutto è calmo e vado a letto sono triste perchè un altro giorno con le mie bimbe è andato e non torna più in dietro. Invece vorrei mille giorni per ogni giorno.