Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

domenica 31 ottobre 2010

Se mi eleggete ecco cosa farò

Ecco, come da titolo, il mio personalissimo manifesto elettorale.
Siamo costantemente in un periodo di confusione politica e quidni perchè non proporsi.
Anzitutto introdurrei il concetto di retribuzione variabile per gli uomini di Governo.
Le retribuzioni alte dovrebbero servire anche per evitare di esporsi a tentativi di corruzione....forse non hanno sempre funzionato come deterrente. Quindi introdurrei il concetto di "abbiamo fatto bene una cosa? allora ci becchiamo un premio".
Le mie priorità sarebbero l'istruzione, la sanità e le reti di comunicazione (strade, ferrovie ma anche internet).
Mi servirebbero 5 anni per sistemare l'Italia però passerei i primi tre mesi ad individuare eccellenze nel mondo e i successivi sei per studiarle. Quindi direi che per il primo anno non dovete aspettarvi grossi interventi.
Di fatto nei primi mesi cercherei di capire dove sono i programmi scolastici migliori, dove l'istruzione funziona, dove ci sono maggiori opportunità di ricerca, dove la sanità funziona e le persone vi si approcciano serenamente (sia come efficenza che come costi) e così per tutti gli altri punti.
Poi andrei dai responsabili di queste eccellenze e gli chiederei il loro segreto. Fatto questo gli aggiungerei le peculiarità che fanno grande il nostro paese e applicherei in Italia.
Nella mia vita non ho ancora girato molto però direi che andrei nei paesi del Nord Europa per sudiare tutti gli aspetti legati al wellfare; andrei in Germania per studiare il sistema scolastico e l'integrazione; andrei in Francia per studiare la rete ferroviaria; in Giappone per la mobilità cittadina. Andrei negli Stati Uniti per capire come funziona l'università, non per i contenuti, ma per l'integrazione con le aziende e la ricerca. Andrei anche in Spagna per capire gli investimenti che hanno fatto sulle energie alternative.

Credo che se mi fosse concesso di scegliermi i collaboratori del progetto Futuro Italia (ok, il nome fa cagare ma io non faccio marketing!!!!) non fallirei.
Pensateci.
Poche cose, semplici, nulla da inventare, semplicemente da studiare da chi eccelle e portare in Italia.
Un'altra cosa: io vi aggiornerei costantemente su quello che facciamo, ve lo farei vedere. Diciamo che potremmo introdurre degli audit al Governo, per poter vedere cosa funziona, cosa no ed intraprendere azioni correttive.
Meglio, allora facciamo che trimestralmente un pool di ispettori (metà professionisti della materia e metà cittadini sorteggiati) passeranno tre giorni per fare verifiche ispettive alle diverse funzioni di Governo, a rotazione.

Ultimo dettaglio, poi mi fermo. Farei una squadra di Governo giovane. Per un solo motivo. Abbaimo entusiasmo e non ci spaventa sbagliare. E' una vita che "i grandi" ci dicono che sbagliamo, non ci spaventerà trovare soluzioni passando anche da idee sciocche ed errori madornali.

Io l'ho buttata lì, vedete poi voi.
Maggiori dettagli su richiesta, mica si esaurisce così...ho molte idee.

Alex Zanardi e Michael J. Fox. Grazie

Ieri sera guardavo una puntata del Late Show. C'era come ospite Michael J Fox.
Parlava della sua malattia, del fatto che proceda inesorabile. Diceva che con i farmaci è possibile tenere controllato il progredire ma che comunque rimane inesorabile.
La naturalezza con cui lo diceva era disarmante. Poi ha detto che c'è differenza fra accettazione e rassegnazione. Accettare la malattia non significa arrendersi ad essa.
Questa sua frase, forte e decisa, pronunciata balbettando e tenendo controllati i movimenti incontrollati il più possibile, mi ha messo in imbarazzo e mi ha risuonato nella testa a lungo.
Quanta forza, quanta determinazione.
Altre volte ho sentito persone messe al muro dalla malattia o da situazioni veramente difficili reagire in maniera incredibile, con forza e voglia di felicità.
Mentre scrivo mi viene in mente Alex Zanardi. Wow, bisognerebbe sentire una sua intervista ogni lunedì mattina.
Sapete cosa penso mentre scrivo queste cose? Che nessuno di loro è meglio di me. Uno è stato un bravo attore (anzi forse solo bravino, comunque a me piaceva) e l'altro andava forte in macchina (lo fa ancora in realtà). Nessuno di loro parte con qualcosa in più. Anzi, sfortunatamente per loro, in questo momento hanno qualcosa in meno.
Allora perchè io dovrei stare col freno a mano tirato? Forse perchè sono fortunato? Perchè ho già quello che voglio, sono felice e non ha senso cercare qualcosa di più? CAZZATE.
Sto atraversando un periodo di grandi considerazioni personali e professionali ed il merito è di mia figlia e di mia moglie. Ho cominciato a farmi la domanda giusta.
La domanda è: cos'altro potrebbe farmi felice?
Ho smesso di chiedermi: ma se faccio questo cosa rischio di perdere?
Certo, ci vuole equilibrio nel fare le proprie scelte. Però sono convinto che non serva un accidente o una sfiga per farci scoprire che possiamo chiedere di più.
Quali sono le cose che mi rendono felice? Ci siamo fatti tutti questa domanda. Mille volte sono partito a fare considrazioni a metà fra psicologia, sociologia, storia, filosofia, economia e altro ma tutte le premesse castravano la riflessione. Adesso credo che risponderò, ho studiato tanto in passato che adesso sarebbe un peccato non rispondere. Voi?

martedì 26 ottobre 2010

il 2010 per mia figlia

Ciao Gaia,

Sono il tuo babbo.
Ho deciso di scriverti questa lettera per fare una fotografia del periodo in cui sei nata, per riportarti alcune impressioni di cos’è stato il 2010.
Sarai in grado di leggerla solo fra qualche anno e di capirla fra altri ancora.
Però lei sarà ad aspettarti.
Anzitutto sei nata in un mese con 5 venerdì, 5 sabato e 5 domenica. Pare sia una cosa rara e pure di buon auspicio. Te lo auguro, con il cuore.

Poi sei stata concepita e sei nata nel 2010, interamente. Come dimenticare che questo è stato l’anno della tripletta dell’Inter, tu sai che babbo e nonno sono interisti. Quindi è stato un anno speciale. Mettici anche che la Schiavone ha vinto il Rolland Garros. La Schiavone è una tennista italiana (interista…).

In Italia governa Berlusconi, sicuramente lo studierai sui libri di storia. Chissà cosa ci tramanderà di lui la storia. Penso a quando, fra una quindicina d’anni, ti capiterà di studiarlo. Chissà cosa diranno. Io ho una mia idea, te la racconterò. Siamo immersi in una crisi economica ormai da un paio d’anni, a tratti si vede la luce in fondo al tunnel, a tratti è buio pesto.
A proposito di luce, pochi giorni fa son stati salvati 33 minatori che erano rimasti incastrati in una miniera in Cile. Erano sotto terrà da tre mesi. Che paura, fortuna che è finita bene.
Vorrei raccontarti altre belle notizie ma non ce ne sono molte in giro.
E’ appena iniziato il Grande Fratello 11, la mamma ed io non lo guardiamo ma te lo scrivo, chissà cosa avremo in TV fra 5 o 10 anni.
Ah, ecco, la prima serata inizia alle 21.10. Pensa che quando ero giovane io la prima serata iniziava alle 20.30, poi con gli anni, è slittata avanti.

Ad oggi il tuo babbo ha visitato New York, Parigi, l’Algeria, Barcellona, il Marocco, Monaco, Speyer e in moto, assieme alla mamma, è stato nel sud dell’Inghilterra attraverso tutta l’Europa.
Vorrei che tu viaggiassi molto e vedessi molte cose belle. Viaggiare aiuta a trovare il bello, l’importante è riuscire a portarlo a casa.

Quasi dimenticavo, io scrivo su un blog, vanno abbastanza di moda. Esistono i social network, esiste Facebook, Linkedin, Flickr, Twitter. Il tuo babbo, per non farsi mancare nulla, è iscritto a tutti tranne che a Twitter.
Il 2010 è anche l’anno dell’iPad e dell’iPhone 4. Sono prodotti Apple. Questi te li ho scritti così vediamo cosa ci proporrà la tecnologia quando sarai grande. Pensa che il primo computer che ha visto il tuo babbo era nel magazzino del nonno ed occupava tutta una stanza. E in realtà faceva poca roba. Adesso si parla di smartphone e di tablepc, chissà se mi ricorderò cosa significano queste diciture quando rivedremo assieme questa lettera.

Chiudo con un’ultima indicazione, per ora, poi magari farò delle aggiunte.
In questo momento il mondo guarda verso la Cina, la nuova super potenza sono loro e stiamo aspettando di vedere come si inseriranno negli equilibri attuali.
Al mondo ci sono molte guerre,purtroppo.

Per ora basta così, mi verranno in mente altre cose.
Ti amo, piccola mia.

lunedì 25 ottobre 2010

Pensare alto e non pensare grande

Come ogni lunedì mattina ricevo via mail un'interessante newsletter che cerco sempre di leggere con attenzione. Rientra fra quelle attività che mi arricchiscono e cui dovrei dedicare maggior tempo, specialmente dopo quello che ho scritto sull'utilizzo del mio tempo.
Comunque, non è questo il punto.
In un articolo ho trovato una interessante indicazione. Sostanzialmente si invitava a pensare alto e non a pensare grande.
Ci ho riflettuto un po' e devo dire che concordo con questa punto di vista ed invito.
Quante volte la grandezza dei pensieri ci annebbia e ci fa perdere l'esatta dimensione l'esatto valore di quello che pensiamo.
In fin dei conti altro non è che un invito, l'ennesimo, a concentrarci sulla qualità di quello che facciamo piuttosto che sulla quantità.
Spesso ci troviamo di fronte a situazioni difficili per le quali ci sforziamo di trovare soluzioni importanti, massicce. Alcune volte queste soluzioni risultano inadeguate e la nostra risposta a questa inadeguatezza è ingrandire ancora di più il nostro pensiero, trovare una soluzione ancora più grande.
Quante volte capita che ci si trovi in difficoltà e la nostra risposta è allargare, convinti di ridurre la dimensione del problema perchè allarghiamo il contesto.
Un po' come se riuscissimo a spostare una macchia di vino da un tovagliolo alla tovaglia.
Ci sembrerebbe più piccola, perchè in percentuale occupa meno spazio. Però, in realtà, non cambierebbe. Il lavoro di chi deve pulire la macchia non è inferiore perchè la tovaglia è più grande, anzi.

Ecco, similmente, il nostro approccio dev'essere quello di alzare il nostro pensiero e di non scambiare la dimensione del nostro pensiero con l'altezza (o la profondità , a seconda di come lo si vede).
La grandezza di un pensiero non lo fa "grande" è la sua altezza che lo rende strategico, interessante e coerente con il contesto.
Il vero valore aggiutno lo diamo quando riusicamo a dare un contributo alto, non quando diamo un cotrnibuto grande.
Se il nostro collaboratore viene da noi con un tovagliolo sporco e lo mandiamo via con una tovaglia sporca non lo stiamo aiutando, gli stiamo complicando la vita.
Se invece lo mandiamo via dando delle indicazioni o delle ipotesi su come lavare il tovagliolo allora stiamo mettendo il nostro collaboratore nelle condizioni di risolvere un problema.
Non è la grandezza di quello che gestiamo che ci rende grandi, è la complessità, l'altezza.

lunedì 18 ottobre 2010

Elogio della leggerezza - un po' presuntuoso

Ho appena letto la notizia che in una scuola di Livorno è stata appesa una bandiera del PCI.
Qualche settimana fa fece scalpore una scuola che espose icone leghiste.
Appena letto il titolo di questa scuola di Livorno ho subito sorriso, pensando ad una goliardata tipica toscana. Mi è sembrato un modo divertente di rispondere a quanto successo in Lombardia, anche un voler smorzare i toni.
Mi sbagliavo, subito sotto si parlava dell’invio di ispettori ministeriali a verificare.
Ora, non entro più nel dettaglio di quanto accaduto, voglio fare una riflessione sullo scherzo, a prescindere dal fatto che a Livorno si sia trattato di uno scherzo o di una provocazione politica.
La nostra società ha perso l’idea di leggerezza, la freschezza ed anche la capacità di prendersi in giro.
Io ricordo, ad esempio, che i miei genitori erano soliti scherzare con amici e conoscenti in maniera anche piuttosto invadente (ricordo una volta quando trasformarono il negozio di cornici di un amico in una trattoria, con tanto di inviti per l’inaugurazione, mentre lui era in ferie. Ricordo che al suo rientro ebbe il suo da fare per convincere tutti gli intervenuti che non c’era nessuna trattoria.).
Ho anche diversi aneddoti di scherzi fatti al lavoro da un altro amico dei miei genitori particolarmente simpatico ma dallo scherzo a tratti pesante.
Penso a cosa accadrebbe oggi. Denunce di mobbing, offese, saluti che vengono negati, forse anche avvocati ecc ecc.
Il tutto al posto di una sana risata.
Da noi fare uno scherzo ad una persona ti espone a maggiori rischi che non derubarla.
Ma dov’è finita la nostra capacità di prenderci poco sul serio. Quando l’abbiamo persa? Quando siamo diventati così permalosi da non saper scherzare gli uni degli altri?
Ma soprattutto cosa ci spaventa? Ci sentiamo talmente esposti quando siamo felici che preferiamo non esserlo. Abbiamo talmente tanta paura che possa finire che preferiamo far vedere che non lo siamo piuttosto che correre il rischio di perderlo.
Chissà se ne vale la pena. Tempo fa ho commentato lo stato di continua infelicità di una persona dicendo “per fortuna io sono una persona semplice e non mi posso fare pensieri così complessi. Da semplice mi faccio problemi semplici e mi rimane più tempo per sorridere”.
Chissà se la società ci permetta ancora effettivamente di farlo e di esserlo. Oppure forse ci manca la cultura per farlo. Non intendo la cultura accademica ma quel rispetto e quella educazione che ci permettevano di sfottere un amico senza mai passare il limite, quell’abitudine a rispettare gli altri, a considerarli che ci permetteva di andare oltre certi formalismi relazionali.
Chissà se la società ce lo può ancora permettere o se rischiamo coltellate e sfregi per aver osato.
Ah, già, dimenticavo, la società siamo noi, forse con un po’ di impegno alla leggerezza è possibile iniziare ad affrontare la nostra paura ad essere felici.

venerdì 15 ottobre 2010

Scripta manent

Non tutto quello che è scritto, solo pechè viene scritto, è intelligente.
Dovremmo avere più rispetto per i nostri pensieri.
Siamo in una società che comprime gli spazi fisici ma ci concede tanto spazio virtuale.
Non saturiamolo di pensieri vuoti, altrimenti ciò che ha valore potrebbe risultare disperso.

Il mio nuovo tempo

Mi sto focalizzando sul valore del tempo. "Decinaia" di corsi di formazione e altrettanti articoli ci spiegano e raccontano come gestire il nostro tempo, ci dicono che il tempo è l'unica risorsa realmente non rinnovabile che abbiamo. Abbiamo imparato a non far perdere tempo alla gente, forse.
Bene in questi giorni, folgorato dall'arrivo della mia bimba, ho realmente scoperto il significato di tutto questo.
Il tempo è prezioso e non sarò più disposto a concederne se non lo ritrovo utile o interessante. Quindi cerco di abbinare il concetto di quantità a quello di qualità.
Il driver della mia gestione del tempo sarà sempre di più il valore con cui lo sto riempiendo.
Non è accettabile per me usare mezzora per esprimere un concetto che richiede cinque minuti. Il mio tempo dovrà essere rispettato e questa operazione comincerà con me, ovviamente. Ho fatto spesso ragionamenti sull'uso che faccio del mio tempo cercando sempre di ritagliarmene di più. Ho anticipato la mia sveglia ad ogni cambio di ora per ritagliarmi tempo per ginnastica, corsa, lettura, scrittura. Ho scoperto di essere più produttivo la mattina e mi sono concentrato su questo.
Se faccio adesso una valutazione sul mio tempo direi che ne ho abbastanza, ho ricavato tutto quello possibile, ho trovato l'equilibrio fra il mio necessario riposo, la freschezza fisica ed intellettiva e le ore di veglia.
Quello che devo fare ora è utilizzare questo tempo. E' entrato un elemento centrale nella mia vita che chiederà ed avrà spazi. Ma non sarà a scapito di chi o cosa rispetta il mio tempo, di chi mi arricchisce. sarà a scapito di ciò che non mi darà valore aggiunto.
E nonostante tutto attorno a noi ci porti ad occuparci di quel che accadrà domani e basta io voglio occuparmi anche di quello che potrebbe essere il prossimo anno, o fra cinque o fra dieci anni. Non voglio lasciarmi schiacciare, se non posso pensare a cosa potrà essere fra dieci anni come faccio a sognare?

Banche e finanza

Ci sono cose che faticherò sempre a comprendere.
In genere sono i ragionamenti che hanno una forte logicità ma che si basano su premesse ipotetiche e successive approssimazioni.
Starete pensando, chissà cosa dice questo?!?!
Ho in mente la finanza ed il mondo delle banche.
Ammetto che il settore mi intriga ma nel corso degli anni ho sviluppato alcune perplessità.
Quando ho cominciato ad essere un po' più adulto ho capito che i soldi sono un aspetto quasi patologico per le persone, ho capito che sui soldi non si scherza.
Allora ho sviluppato pure io la mia patologia da uomo occidentale verso i soldi.
A questa premessa aggiungiamo che son figlio di commercianti e che quindi ho molto in mente il concetto di cliente. Alla luce di questi ragionamenti mi stupiscono le banche che ci chiamano clienti. Io non credo di essere un cliente. Porto i miei soldi in banca e pago una serie di spese che se rompo le scatole sono ricoperte dagli interessi, altrimenti no. Non capisco quale sia il servizio. Anche a livello finanziario, se decido di investire due risparmi (evidentemente dopo aver sbattuto violentemente la testa nell'armadio di casa) io vengo definito cliente ma non credo di esserlo. La banca non fa business con me e per me, la banca ha bisogno dei miei soldi per fare business e cerca di averli al minor costo possibile. Messa così io sono un fornitore, non un cliente. Per quanto piccola possa essere la mia parte di denaro serve perchè la banca ne faccia (GIUSTAMENTE) altro pagandomelo il meno possibile. Ed è giusto che sia così, mica cono onlus, sono banche. Però se ragioniamo in questi termini forse la prospettiva è più corretta.
Un altro punto che non mi convince riguarda la reazione al mercato azionario.
Quando un titolo sale la gente tende a comprarlo, se scende i normali investitori quasi non lo nominano per timore che porti sfiga ("come stanno andando le azioni di quell'azienda italiana la cui mission è trasportare volando persone da un luogo attrezzato ad un altro", si diceva non molti mesi fa...).
Invece io se vado a fare la spesa, quando vedo qualcosa che costa poco o meglio che è in sconto la compro, se vedo nei volantini che domani i pannolini della mia bimba aumentano difficilmente dico "aspettiamo domani".

Certo, mi rendo conto di aver banalizzato concetti che non si possono semplificare e così facendo ho portato il ragionamento nella mia direzione però.....

Per oggi salutiamoci con questi due pensieri: il primo riguardante chi sono io per la banca, che ruolo ho e come me lo fanno giocare; il secondo sul perchè la frenesia di movimentare dei soldi mi porta a fare ragionamenti contro la logica nella gestione delle mie finanze?

Ok, basta, per molti saranno sciocchezze ma a me servono

lunedì 11 ottobre 2010

si chiama Gaia e io sono pronto

Così, di getto: sono appena diventato babbo.
E' incredibile, a molte emozioni forse ero pronto, sapevo cos'era la gioia, anche se non l'avevo mai provata così forte, sapevo cos'era il senso di impotenza, provato adesso ogni volta che cerchiamo di capire perchè piange, e mille altre sfumature dell'apprensione ma più spesso della felicità.
Quello che non potevo capire e non riuscirò a spiegare bene oggi è il rapporto.
Il rapporto che si crea immediatamente con questo esserino.
L'ho scoperto subito, appena me l'anno messa in braccio, sporca di sangue e con gli occhi già aperti, abbiamo stabilito un rapporto. Forse il rapporto più squilibrato possibile, dove lei dipende fisicamente da me e io dipendo emotivamente da lei.
Non chiediamo e non ci diamo cose sullo stesso livello ma dal 6 ottobre io sono diventato pronto. Pronto, non preparato. Lei mi ha guardato e mi ha chiesto di essere suo babbo e io le stavo chiedendo il permesso di esserlo. Tutto qua, semplice ma fortissimo.
Adesso non riesco ad aggiungere di più, sono ancora molto stordito e sto capendo ancora un mucchio di cose, sto cercando di prepararmi, di trovare il modo di essere praparato oltre che pronto. Non credo che mi riuscirà mai, non credo arriverà un momento in cui lo sarò sul serio, semplicemente però non smetterò mai di essere pronto.
E spero che basti.

mercoledì 6 ottobre 2010

Ignoranza e internet

Questa mattina ripensavo ad una affermazione che un frequentatore di un forum ha nella sua firma:
Nell'era di internet l'ignoranza è una scelta.
In linea di massima la condivido, internet ti porta a casa il mondo, con il bello ed il brutto.
Attraverso diversi siti e diverse modalità abbiamo la possibilità di accedere a informazioni irraggiungibili fino a poco tempo fa.
Abbiamo la possibilità di avere un accesso alle informazioni incredibile per quantità ma soprattutto per velocità di consultazione.
Io sono di quella generazione che ancora faceva le ricerche di scuola sull'enciclopedia, che prendeva appunti a penna e, negli ultimi periodi prima del diploma, ricopiava tutto in word una volta terminato.
Era dispendioso e le ricerche si limitavano a poche fonti, per non perdere troppo tempo.
Adesso a parità di impegno le fonti che si possono consultare sono infinite.
Però se condivido che internet ci dia la possibilità di conoscere credo però che il rischio sia che non ci insegni a scegliere.
La prima domanda che ci facevamo quando non c'era internet era "cosa cerco? quale parola mi può aiutare?". Adesso questo passaggio logico, che era fondamentale nella nostra crescita, non esiste quasi più. Digitiamo una o più parole singificative su google e lui fa la ricerca. Certo, resta la fase di scrematura ma è ben diverso.
L'approccio al mondo internet deve essere critico e ragionato.
Non possiamo metterci nelle mani delle informazioni che vi troviamo senza avere un approccio critico, senza avere quella proattività di fondo che ci deve portare a verificare sempre quello che troviamo.
Perchè internet, come detto, ci porta il mondo in casa e noi dobbiamo avere la capacità di gestirlo, questo mondo.
Queste sono osservazioni vecchie e scontate, me ne rendo conto, ma sono in un periodo di forte sensibilità su quello che è il livello culturale della nostra società. La conoscenza che ci mette a disposizione internet non è cultura, non è preparazione.
Avere facilità di accesso alle informazioni non ci deve appiattire, deve solo darci maggior tempo per lavorare sulle nostre capacità logiche, critiche, di analisi e di sintesi.
Ricordo quando alle scuole superiori incontravamo il professore che ci diceva che durante i compiti in classe potevamo tenere con noi il libro di testo e consultarlo. Per noi sembrava una manna ma se non avevamo sviluppato capacità logiche, se non conoscevamo la materia e non eravamo in grado di essere critici, delle informazioni sul libro non ce ne facevamo nulla.
Internet ci facilita l'accesso alla conoscenza ma non ci insegna sempre a gestirla, a farla nostra. Questo rimane un nostro compito.

martedì 5 ottobre 2010

Ci riprendiamo il coraggio

Anzitutto ribadisco che se qualche fazione politica cercasse un leader under 35 io mi sento pronto a rivoltare l'Italia in 5 anni.
Detto questo, stamane mentre ero immerso nel mio dormiveglia, ho cominciato a pensare e vi riporto quanto scaturito.
Siamo cresciuti col mito del progetto di vita, del mutuo ventennale, delle scelte durature. I nostri genitori hanno fatto scelte e sacrifici per noi e noi abbiamo fatto tesoro di tutto questo.
A 13 anni ci hanno chiesto di scegliere il nostro futuro, di cominciare a prepararci per quello che volevamo fare. Conosco più gente che si è pentita del proprio percorso alle superiori di quelli che hanno sbagliato università.
Non eravamo pronti ma ci siamo sentiti grandi, abbiamo scelto scuole che, in alcuni casi, opzionavano i successivi 10 anni della nostra vita.
5 anni dopo, appena maggiorenni, ci hanno chiesto di dare una direzione alla nostra vita.
Non eravamo pronti e, a parte qualcuno che era in vacanza per l'università, abbiamo scelto tutti fra 2, 3 facoltà, per essere sicuri di non sbagliare.
Siamo tutti ingegneri, avvocati ed economisti, perchè era la scelta meno scelta che si poteva fare, quella meno coraggiosa, quella che ci garantiva di poter continuare a scegliere dopo gli studi. E così ci siamo impoveriti culturalmente, non i singoli, la società.
Abbiamo reso poco appetibili i ruoli culturali, professori, ecc ecc e abbiamo abbassato il livello di cultura della nostra società.
Poi i nostri sogni di programmi di lunga durata si sono infranti contro il precariato, contro il mondo del lavoro che era cambiato ma senza darci il tempo di prepararci.
Abbiamo visto nascere le agenzie interinali pensando che non ci riguardassero, ci siamo avvicinati con sospetto e quasi di nascosto. Solo dopo abbiamo scoperto che erano la diretta risposta del mercato che era cambiato senza che ci fosse stato dato il tempo di adeguarci.
Adesso abbiamo appena passato i trentanni, se siamo stati bravi a difenderci dagli attacchi di paura e ignoranza che ci sono stati rivolti, adesso abbiamo un progetto, un'idea.
Siamo stati più bravi e questa è la dimostrazione che c'è in giro del potenziale, che nonostante i tentativi che ci sono stati rivolti per affossarci noi ci siamo difesi, con un lavoro ballerino, un mutuo forse, una compagna o un compagno di vita, le scelte da fare tutti i giorni pensando solo al successivo.
Siamo stati obbligati ad imparare a pensare solo a domani, perchè è più facile pensare ai problemi salienti, perchè siamo abituati ad inseguire risposte anzichè fermarci a chiederle.
Nonostante questo, nonostante il fatto che se adesso parliamo di quello che vorremmo essere e fare fra 10 anni ci prendono per pazzi visionari, nonostante ci dicano sempre di pensare a cosa succede domani, ad essere pronti perchè dopodomani non si può sapere. Nonostante questo vedo in giro molti dei miei amici che non hanno paura, che hanno il coraggio di pensare a domani, dopodomani e a quello che succederà.
ci siamo ripresi un po' di coraggio, non ci siamo fatti spaventare. Certo, forse siamo meno preparati di quel che avremmo potuto, sicuramente siamo meno conoscitori della vita di quello che sono i nostri genitori.
Però ci siamo ripresi lo stesso il nostro coraggio.
E se forse non l'avete fatto non nascondetevi più, non cambia nulla se noi non cambiamo nulla.
Pazzo è colui che fa sempe le stesse cose aspettandosi risultati differenti.