Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

domenica 1 dicembre 2013

16 dicembre 2013

Sono un po' stanco. Un po' stanco della negatività che fa moda. Su Facebook tutti vivono piccoli drammi continuamente. Ogni link contiene sfighe.
Prendiamo tripadvisor. Potrebbe essere uno strumento fighissimo ma se cerchiamo un locale, su 209 commenti positivi noi leggiamo e ci fidiamo dei due negativi. 
Bene, a me questa negatività ha rotto. 
Quindi proclamo il 16 dicembre giornata della felicità. 
Non trasformate un colpo di tosse in una tragedia su Facebook, forse è solo tosse, forse l'avete perché è inverno; non commentate 5 minuti di fila in tangenziale come un accanimento di qualche divinità, siete voi stessi parte di quella fila, ascoltate una bella canzone; non pensate al freddo ed alla pioggia come punizioni verso di voi è normale a dicembre. 
Il 16 dicembre provate a scrivere solo cose positive, belle, felici. 
State tranquilli, se scrivete che una cosa é bella nessuno ve la porterà via per questo. Se dite che siete felici nessuno vi porterà via la vostra felicità. Basta lamentarci della sorte se poi nascondiamo la felicità quando capita. 

Ecco, il 16 dicembre inondate Facebook, Twitter e compagnia bella di belle cose. 

Ah, perché il 16? Beh, è lunedì, vale doppio. 

martedì 5 novembre 2013

Tattica alla scuola materna

Per una serie di vicissitudini che riassumerei in “sovrapporsi di sfighe”, nell'ultimo mese non sono mai riuscito ad andare a prendere le bimbe alla materna e all'asilo.
Oggi mi son concesso questo svago.
Come da istruzioni di Giulia sono andato prima da Gaia e poi da Bianca.
Quindi il mio primo obiettivo era la materna.
Orario rigido, rigoroso, non si entra prima.
Memore dei cori di quando ero piccolo in cui si inneggiava ai bimbi fortunati che andavano via per primi mentre gli ultimi restavano soli, al buio ad attendere genitori che avevano terminato i sorrisi, mi presento al cancello alle 15,30. Orario di apertura alle 16,00.
Voglio essere il primo, voglio fare irruzione in sezione e vedere il sorriso di Gaia quando mi vede, quando mi vede arrivare per primo con gli altri genitori che arrancano anni luce dietro.
Mentre aspetto arrivano nonni e altri genitori. Anni di concerti al RockPlanet, al Vidia ed al Velvet mi hanno insegnato a prendere una buona posizione in fila, nell'attesa che i cancelli si aprano.
Entro in modalità tafferuglio. Punto la sveglia del cellulare alle 15,57, in questo modo una vibrazione in tasca mi farà capire quando muovermi. Non posso essere arrivato per primo ed entrare per ultimo.
Studio. Il fondo è buono, non posso sperare che qualcuno scivoli. Almeno non qualcuno di competitivo.
I babbi sono i più facili, sono distratti, aspetteranno.
Le mamme vanno studiate, quelle col tacco non mi spaventano ma un paio sono con le scarpe da ginnastica. Una ha i laccetti slegati, nessun problema. L'altra ha una brutta posizione e si è inchiacchierata. Le nonne sono da tenere badate. In particolar modo si piazza vicino a me una nonna abbastanza giovane da essere agile, bassa e pesante. Con un colpo d'anca potrebbe sbilanciarmi ed io non saprei come contenerla, così compatta. Ha un cazzo di baricentro bassissimo. La temo. Butto un occhio alle scarpe: scarpe da ginnastica col velcro. Lo sapevo, il mio peggior avversario mi marca stretto. Forse ha capito che sono io quello che vuole scattare. Serve un piano bis. Lo trovo. C'è un nonno che si è presentato con la cravatta. Eccolo. Mi serviva lui. Lui ha una gran voglia di essere il primo al cancello ma poi si fermerà, lo terrà aperto per tutti gli altri, specialmente per le mamme. Indossa già il sorriso, nella sua testa sta già salutando tutti. Eccolo, devo portarlo in zona cancello ma alla mia destra, in modo che faccia il blocco sul panettone da guerra che mi sta al fianco. Alle 15,50 la mia salvezza: all'incrocio succede un parapiglia, tutti si distraggono tranne il nonno galantuomo che si muove verso il cancello, faccio un passo e porto un blocco, mi sorride ci scusiamo e lui svicola a destra. E' fatta, siamo tutti dove voglio che siamo. Vibrazione in tasca. Mi sollevo dal muretto dove mi ero appoggiato e comincio a muovermi senza senso. Sembra la partenza dell'American's cup, aspetto solo il via. Porto qualche blocco, qualcuno si sposta dove voglio. La strada è libera.
Cancelli aperti, il GentilNonno fa quello che ci si aspetta, mi avvio sorridente ma il boiler si infila sotto il mio braccio, mi urta un rene e mi passa, sono fregato. Mi trattengo dal gridarle di tutto.
Ha la gamba tozza ma la muove veloce. Non la prendo più, occupa tutta la porta e il sorpasso non è possibile, siamo in salone, sono secondo. Ho perso.
Poi la provvidenza, la nonna bolide si lancia verso un'altra sezione, sono salvo, sono primo.
Entro, metto il mio sorriso migliore e sento “BABBONEEEEEE”.
Ho vinto.
Prossima volta mi presento così

domenica 25 agosto 2013

Due idioti in auto

video
Ecco il video delle prime tre ore del viaggio in montagna.
Tranquilli, non sono tre ore di filmato ma un minutino di foto montate.
La foto venivano scattate da una GoPro ogni 60 secondi

martedì 30 luglio 2013

Fare selezione ispirandosi ai Motoclub americani.

ANTEFATTO NUMERO 1.
Mi sono occupato per anni, quasi un decennio, di risorse umane. Dalla selezione alla gestione, credo di aver visto molto, non dico tutto perchè mi mancavano ancora molti aspetti però diciamo che ho visto molte cose.
A suo tempo, oltre ad aver studiato e frequentato corsi ho letto di tutto sul tema, libri di psicologi, libri di filosofi, libri di sociologi e addirittura libri di ingegneri (mai detto di essere perfetto) che assicurano di aver capito come fare, quale sia l'approccio giusto alla materia risorse umane.
Per anni ho studiato e seguito i consigli di tutti e di nessuno, cercando di prendere il meglio.
Ho applicato e valutato approcci nella ricerca e selezione cercando di trovare la via più efficace ed efficiente cercando di soddisfare il più possibile il famoso cliente interno.

ANTEFATTO NUMERO 2.
Nel 1947 ad Hollister (siamo negli U.S.A.), durante un motoraduno, si scatenò una immensa rissa fra bande di motociclisti che per giorni tennero in scacco la città e la polizia (che dovette attendere rinforzi). In seguito a questo episodio la A.M.A. (associazione motociclisti americani) emise un comunicato in cui diceva che il 99percento dei motociclisti era brava gente e che solo l'un percento erano delinquenti.
A seguito di questa affermazione nacquero i MC, ovvero i motoclub che si erano distaccati dall'A.M.A. Si fecero chiamare onepercenters. Attenzione, gli onepercenters non sono necessariamente dei delinquenti, sono fuori dalle regole A.M.A.
Poi ci sono anche quelli con propensione a delinquere.
I Big Four dei MC sono: OUTLAW MC; HELLS ANGEL; BANDIDOS MC; PAGANS MC (in rigoroso ordine wikipedia, per non fare torti a nessuno).

Non mi aspettavo di trovare punti di contatto fra questi due antefatti e soprattutto non mi aspettavo che i MC potessero essere da ispirazione per la gestione HR, invece...
Per diventare un effettivo di uno dei Big Four devi portare pazienza due anni, due anni durante i quali sei a disposizione e devi mostrarti disposto e disponibile verso il bene del gruppo. Il bene del gruppo viene prima di tutto, tradire il gruppo non ha attenuanti e non ha giustificazioni. Nella migliore delle ipotesi comporta l'allontanamento con la restituzione dei “colori del MC” e cancellazione dell'eventuale tatoo (nei casi più cruenti mediante ustione con la marmitta della moto). Quindi sei un precario. Però è chiaro cosa devi fare se vuoi un contratto a tempo indeterminato.
Il bene comune è superiore. I MC, essendo nati come forma di ribellione dalla società americana del dopoguerra erano pieni di ex militari che vivevano il reintegro in società come un momento difficile. I MC sono nati quindi pieni di simboli, per dare appartenenza, di rituali e di regole, regole ferree. Il modo migliore per far sentire a proprio agio un reduce, riproporgli la stessa struttura, rigida, verticale piena di regole. Questa struttura si è evidentemente evoluta ma senza snaturarsi. Ecco, questa rigidità e queste regole ferree non sono fra gli aspetti che copierei però mi servono per introdurre una chicca. Per anni mi sono interrogato e confrontato su come si faccia selezione, su come reclutare le persone giuste. I MC hanno una struttura talmente particolare che non è adatta a tutti, devono scegliere bene chi avviare al duro percorso di inserimento, non è loro interesse provarne mille per trovarne dieci, preferiscono provarne solo venti e trovarne 10. Quindi scelgono bene.
Gli Hells Angels sono soliti dire che “We do not recruit, we recognise”. Sei parole per dare la miglior definizione possibile di un processo di selezione che centra l'obiettivo: riconoscere e non reclutare. Una sola volta nella mia vita uno dei miei mille capi mi ha dato un'indicazione molto simile a questa. Si tratta della Betta che un giorno mi disse “Nicolò, noi facciamo colloqui tutti i giorni ma tu ascolta me, se riconosci uno di buon senso, assumilo. Qualcosa da fare glielo troviamo”.
Tutto questo non per dire alla Betta che se vuole può diventare una motociclista delinquente, ma per dire come la sintesi di una buona selezione, secondo me, sta proprio nel riconoscere.
Riconoscere che implica due aspetti: sapere cosa riconoscere e conoscerlo bene (gli Onepercenters sanno chiaramente cosa sono, quali sono i loro valori, quali gli obiettivi, cosa serve per essere uno di loro); sapere dove cercare per riconoscere quello che cerchiamo nelle persone.

Nota. Per le info sui MC ho tratto materiale dal libro di Parodi "il cuore a due cilindri" ed uno dei libri di Sonny Barger (Leader degli Hell's Angel).

mercoledì 24 luglio 2013

Post picaresco sul mio sviluppo musicale.

L'altra sera, in un momento di massimo relax, mi son ritrovato a cantare canzoni per un paio d'ore assieme a 3 amici. E' stato un momento molto bello, di gusto, di divertimento, di allegria.
La musica è sempre stata presente nella mia vita, ho ascoltato, ho ballato e anche cantato (non in pubblico, grazie a chi vi pare).
Uso questo post per riscoprire un po' gli amici e le persone che mi hanno portato una canzone o un artista, che mi hanno presentato qualcosa che gli piaceva.
Inizio da mia mamma che mi ha fatto conoscere Baglioni e me l'ha fatto amare tanto; ringrazio mio babbo perchè, forse senza neppure saperlo, mi ha regalato gli Eagle e, soprattutto, aveva in casa un vinile con una strana copertina sopra, molto bello, che ho ascoltato tanto e che si intitola Aqualong, a firma Jethro Tull.
Poi, in ordine cronologico ma per puro caso, c'è stato Tia che un pomeriggio di anni fa (tanti tanti) mi disse, senti questa cassetta, sono i Queen a Wembley. Fu amore e lo è ancora oggi. Per i Queen, non per Tia.
Poi ci sono stati i centri federali estivi della FIT che mi hanno regalato tutto il repertorio anni 60/70/80 che mi sarebbe poi servito durante le gite scolastiche degli anni 90, da Samarcanda a La Canzone del Sole, da Il Pescatore a Io Vagabondo, da C'era un Ragazzo a Banana Cocco Baobab.
Le suddette gite mi hanno portato Litfiba, Ligabue, Vasco (contro la mia volontà) e Elio e le Storie Tese.
Poi è arrivato il liceo e ci vorrebbe un post intero su due persone: Cino e Jacopo.
Il primo mi ha fatto scoprire Guns, i musical di Andrew Lloyd Webber, son tornati i Jethro Tull ma in maniera più consapevole, è arrivato Bon Jovi, i Led Zeppelin e altre decinaia di mostri sacri, di quelli che dovranno entrare anche nel bagaglio minimo delle mie figlie.
Jacopo mi ha introdotto ai Nirvana, specialmente l'album In Utero e al Brit Pop, anche se lui era più Oasis mentre io scoprii una predilezione per i Blur. Nota a margine, ammetto a distanza di un ventennio però che sentire alla radio gli Oasis di Wonderwall mi riporta più a quegli anni che non Boys and Girls o Song2.
Poi Jacopo è stato per anni l'amico che riconosceva le canzoni, tipo che eravamo in discoteca, partiva un pezzo che non conoscevi, lo guardavi e lui faceva baby-talk dicendo “Pennywise” (NOTA: baby-talk è quando uno parla muovendo eccessivamente le labbra, come si fa ai bambini o in un ambiente rumoroso come una discoteca).
In quegli anni c'è stata la France che mi ha fatto amare Sinnead O'Connor ed Enya.
Ah, doveroso passo indietro per citare mia cugina e il concerto di Madonna a Firenze del 1987. No, non ci sono andato io, però quell'estate ho scoperto Madonna pure io attraverso i suoi racconti.
Sono arrivato da solo, ma lo voglio citare ugualmente, a Bjork. Mi ricordo che al tempo ascoltavo diversa musica, potevi andare nei negozi di dischi ed ascoltare prima di comprare. Rimasi folgorato da lei.
Cito Ronco perchè attraverso lui (e il sempre presente Jacopo musicologo fra i 15 ai 23 anni) ho scoperto i Rage Against the Machine; cito Jaffa per i System of a Down.
Passo indietro ancora una volta: c'era Fede quando arrivarono Sapoltura e Pantera e la saletta del Vidia con i suoi artisti.
Durante l'università c'è stato molto Fusco ma con scoperte molto spesso contemporanee, ormai ero musicalmente maturo...
Siamo quasi in fondo ma a questo punto arrivano un paio di chicche.
Ci sono una manata di album che non mi stanco mai di ascoltare, che non ho bisogno di smettere di suonare per un po' perchè mi hanno smagato. Uno è Dead Winter Dead dei Savatage e devo ringraziare forse il più grande conoscitore di musica che conosco, Lorenzo AKA Painkiller. Sempre a Painkiller devo anche una rivisitazione della musica italiana che precedentemente mi si era palesata ai centri FIT e dei Metallica che mi avevano lambito senza troppa convinzione salvo poi segnarmi come un marchio a fuoco.
Sicuramente mi dimentico altre mille cose, fatemi pensare un po'. Diciamo che al resto sono arrivato sulla scia di queste scoperte, un po' come arrivare ai Blur attraverso gli Oasis (stasera mi trovo le gomme tagliate).
Ultimissima nota sui locali, in ordine a cazzo: Vidia, Velvet, Rock Planet, Flinstone, Millenium, Tittitwister, Gufo e chissà cosa mi dimentico di importante.

Faro di Porer - Croazia

Dopo averlo visto fare a millemila persone con risultati spettacolari ho deciso di provarci anche io.
Ho sfruttato la giornata passata al faro di Porer, in Croazia, per posizionare la mia GoPro e lasciare che scattasse foto in sequenza.
La macchina era posta a Sud dell'isola. Ah, già, il faro di Porer è su un'isola di 80 metri di diametro.
L'ho messa a Sud, rivolta verso Nord, perchè ho pensato che il sole non le avrebbe dato fastidio.
La GoPro fa una foto ogni 60 secondi, speravo di riuscire ad impostare un intervallo più ampio (tipo 10 minuti) ma non si fa.
L'ho piazzata alle 6.00 del mattino, anzi alle 6.09 del mattino.
L'ho tolta dopo le 19.00, mi pare verso le 19.20.
Ho dovuto ricaricare la macchina due volte, quindi ci sono due "buchi" da qualche ora.
Le foto sono comunque 580.

Note sul faro:
Il faro sorge a Porer, a circa 2,5 km dalla terra ferma; la zona è soggetta a molte correnti; la fauna ittica è molto ricca; il faro fu costruito nel 1833; adesso ci sono due appartamenti, ognuno da 4, dove si può pernottare; per raggiungere l'isola ci vogliono 30 minuti di barca; il faro ha tre distinti approdi che vengono sfruttati in base alla corrente del momento; è alto 35 metri.

Alcune cose da notare, se le vedete:
La bandiera MdT che garrisce al vento; Giulia che pratica seduta sul blocco di cemento; io che passo diverse volta; noi che issiamo la bandiera MdT; io che mi metto sul blocco di cemento in piedi e espongo la bandiera; noi che facciamo il giro sul faro, fino in cima; la camera che si appanna per un periodo; il cane Medo; Maybe ed io che ci atteggiamo alla fine del video.

Alcuni rimpianti: avrei dovuto dar retta a Maybe, ricaricare la camera per mezz'ora e fare altre foto dalle 20.00 alle 22.00...sarebbe stato bello completare il giro; purtroppo la zona a Sud del faro è quella meno "frequentata", l'avessi messa da un'altra parte ci sarebbe stato più movimento ma forse non sarebbero venute bene le immagini.

Detto questo, buona visione. Il video dura due minuti esatti.


sabato 29 giugno 2013

Facebook nel 2028, quando lo racconterò alle mie bimbe.

Forse quando le mie bimbe saranno grandi Facebook non esisterà più, oppure si sarà evoluto in qualcosa di nuovo. Forse lo ricorderemo come adesso ricordiamo il primo Grande Fratello, quello che ha dato il via ai Reality e poi a Talent Show.
Però può darsi che un giorno le mie piccole mi chiedano “ma babbo cosa facevi col telefono in mano quando eravamo piccine e ridevi da solo?”.
Allora gli racconterò di FB e delle cose entusiasmanti che ho imparato.
Per esempio, ho imparato che si possono fermare le ingiustizie con un semplice “Mi piace”, un po' come fare una firma contro la droga o contro l'Aids ai tavolini in Via Indipendenza a Bologna.
Potrò dire alle mie piccole di aver fatto un sacco di bene al mondo con i miei “Mi piace”, fame, malattie, malattie rare, ingiustizie...non mi sono risparmiato, ho votato la mia vita alle giuste cause.
Altra cosa importante che ho visto su Fb è che purtroppo si può morire leggendo un commento, mi è capitato diverse volte di leggere di gente sfortunata che ha letto un commento e poi è morta. Mannaggia, per loro non son serviti i “Mi piace”.
Però ho anche visto che sono l'unico a non aver perso drasticamente peso con una dieta miracolosa, Carlos AKA Roger AKA Michel AKA Claudio ha perso un sacco di peso e si è fatto una foto prima e una dopo. Bravo qualunque sia la tua identità. Invece la storia di Maria AKA Lucy AKA Carlà mi pare più strana perchè ha perso peso ma le son cresciute le tette...
Ah, ho anche capito che al mondo ci sono ancora parecchi creduloni che pensano che mettendo “3 come commento e aspettando” succeda qualcosa di incredibile ad una foto.
Vorrei però ricordare che FB è anche molto furbo, ogni tanto cambia regole della privacy obbligando tanti utenti a chiedere agli amici di andare con il mouse sul nome, aspettare un menù a tendina ecc ecc. Non sapete quante volte succede.
Di buono c'è che FB ha liberato migliaia e migliaia di server aziendali di mail con allegati scemi, foto e filmati, ormai sono tutte nei vari gruppi...che a mio avviso sono fra le cose più belle di FB.
Lascio perdere il discorso giochi perchè non li ho mai frequentati, però ricevo tante richieste.
Ah, dopo aver inventato il mondo irreale di FB lo stesso FB si è reso conto di questa sua creazione e adesso, quando hai un nuovo amico, ti chiede anche se lo conosci dal vivo oppure solo in questo finto universo.
Su Fb ho anche visto che si possono distorcere le informazioni come e quando si vuole, che si possono attribuire citazioni a chiunque, che nessuno cita mai la fonte quando urla qualcosa...insomma è un bello spaccato del mondo, con il bello ed il bruttissimo.

lunedì 24 giugno 2013

sto leggendo un libro sulla tragedia della Mecnavi

che si chiama "il costo della vita".
Il fatto mi sta particolarmente a cuore, non so perchè. Cioè, quando è accaduto ero piccolo ma ricordo che la maestra me ne parlò. Poi ricordo che me ne parlò mio nonno (questo nonno Post sul nonno Alfonso ). Poi il fatto mi è sempre ronzato attorno, anche mio suocero me ne ha parlato, avendone vissuto una parte.
Quindi son partito con molte aspettative, il fatto mi sta a cuore.
Devo dividere questo mio commento in due parti. Ma prima una premessa: commento il libro prima di averlo finito. Non credo si faccia però ho urgenza di dire una cosa e non posso aspettare.
Il libro non mi è piaciuto. Secondo me non è all'altezza del fatto, o almeno non è all'altezza di dove io ho messo il fatto. Ad inizio seconda parte l'autore dichiara di aver raccolto molto materiale ma di non aver ancora le idee chiare su come scrivere il libro. E si vede. Il libro non ha un verso, ci sono molte testimonianze, molte info raccolte, molti dettagli ma non aggiunge nulla ad una ferita ancora molto forte e non solo per gli anniversari. Forse il fatto avrebbe meritato più rispetto e non essere inserito fra l'apprezzamento ad un libro ed al pensiero di un giovane giornalista ravennate (apprezzamento che condivido, in realtà), il commento su un hotel e il non apprezzamento per un ristorante della città o il commento stereotipato dei cittadini ravennati. Si poteva fare di meglio.
Per me l'autore o non ha trovato tutto quello che cercava o ha trovato tanto materiale e si è stancato nel trovarlo, perdendo energia per organizzarlo.
Il giovane giornalista ravennate che lui cita suggerisce uno spunto interessante quando dice “questa è una storia perfetta, ci sono buoni e cattivi ma forse c'è di più” (citazione non esatta ma non ho il testo sotto mano). Ecco, secondo me c'è di più che sentire i sindacati recitare l'ennesimo “se avessimo potuto, se ci avessero lasciato”, la tragedia della Mecnavi è molto di più.
C'è dell'altro oltre all'imprenditore spietato e cattivo, senza scrupoli.
E' uno spartiacque per il porto di Ravenna che poco tempo dopo perderà un altro attore molto importante. Ci vorranno decenni e ne servono ancora per ridare identità al porto.

Detto questo voglio però introdurre la seconda parte del commento: il libro va' letto ed era necessario in questo momento, non si poteva aspettare altro tempo.
La cosa migliore dell'autore è aver capito che non si poteva più aspettare, che il ricordo di questa tragedia è rarefatto e che altre possono essere alle porte. Sentir parlare di precariato, di scarsa sicurezza, di abbassare il costo del lavoro, di inseguire il profitto ha un suono molto attuale, non si parla di crisi come accade ora ma forse c'erano altri alibi.
Il libro deve essere letto adesso e deve essere letto da tutti.
Abbiamo perso la sicurezza del lavoro non possiamo perdere la sicurezza sul lavoro (che pessima frase, però è uscita così). E il rischio, oggi, si chiama carta. Il rischio è di aver inventato un nuovo mestiere, quello di chi si occupa di sicurezza e di non metterlo in condizione di lavorare per un problema di costi, di costringerlo a far quadrare la carta e non il lavoro. Sono stato sempre fortunato ed ho lavorato in aziende in cui la sicurezza era la priorità di tutti ed ho avuto a che fare con RSPP capaci e presenti.
Leggendo il libro però certe situazioni disperate del 1987 suonavano tanto attuali.

Il mio consiglio, per quello che vale, è leggetelo. Leggetelo con attenzione e tenete vivo il ricordo di una tragedia immane.

mercoledì 19 giugno 2013

Crescere le mie figlie come Tim Duncan. Il presente ed il futuro.

Allora, per questo post ci vuole un minimo di introduzione.
L'idea nasce dal video allegato.
Nel video c'è un signore seduto a terra che gioca coi suoi figli. Il signore si chiama Tim Duncan ed è un giocatore di basket americano. E' uno dei grandi, uno di quelli che si fanno ricordare. Ha 37 anni, è a fine carriera. Durante la sua carriera ha vinto molto e, in questi giorni, si gioca la finale di campionato, per aggiungere un altro titolo al suo palmares.
Il video è stato girato durante l'intervallo di gara 5. La finale si gioca al meglio delle 7 partite, chi ne vince 4 è campione. Si arriva a gara 5 sul punteggio di 2 pari.
Ecco questo per inquadrare.
Una delle stelle del basket professionistico americano, durante una partita decisiva della serie finale, durante l'intervallo trova tempo di giocare e ridere coi figli. Mi risulta che lo faccia sempre che dedichi parte del riposo a giocare coi figli ogni partita che gioca in casa.

Premesso questo sono tornato a pensare al mio ruolo di genitore. Come molti dei miei coetanei sono figlio di genitori che hanno cavalcato gli anni ottanta, di quei genitori che lavoravano in un momento in cui si guadagnava e che lo facevano per noi. I nostri genitori hanno costruito il nostro futuro lavorando come somari, facendo salti mortali per il nostro bene. Andavano al lavoro la mattina e tornavano la sera perchè c'era la possibilità di costruire il futuro e noi gli siamo stati e gli saremo sempre riconoscenti. Ho visto i miei genitori fare sacrifici assurdi, ci sono stati periodi della mia vita in cui sono stato anche tre giorni senza vedere mio babbo anche se vivevamo a casa assieme perchè lui usciva troppo presto e tornava troppo tardi. Era il periodo in cui si facevano tutte queste cose per il nostro bene, per poterci mettere nelle condizioni di vivere bene.
Perchè a noi non dovevano mancare le opportunità. E non mi sono mancate, ho avuto tutto quello che volevo e i miei genitori hanno costruito per me un futuro splendido.
Ho pensato a lungo a questo, ho riflettuto molto. Appena è nata Gaia ho avuto una prima folgorazione (cui poi, grazie al cielo, ne è seguita un'altra) e mi ero dato un obiettivo di carriera molto ambizioso per poter assicurare il meglio per Gaia. Mi ero imposto di lavorare come un matto, di fare carriera per garantirle un futuro. Qualcuno che mi ama l'ha fatto con me ed io ero pronto a farlo per lei. Ero pronto a rispondere a mail a blackberry ad orari assurdi, a vedere evolvere il mio biglietto da visita, ad inacidirmi per ottenere titoli, ruoli e compensi.
Poi è nata Bianca e sono stato folgorato una seconda volta. Non bastava. Non era sufficiente fare quello che i miei genitori hanno fatto per me. Io dovevo lavorare per costruire loro un futuro ma dovevo esserci per dare loro un presente. Io devo essere come Tim che nel momento professionale più importante della sua vita si ferma per giocare coi figli. Fra 10 anni i figli si ricorderanno i trionfi, si ricorderanno che il loro babbo ha fatto tanto per loro e gli ha costruito il futuro....però in questo momento loro non sono “fra dieci anni”, sono adesso. E adesso si divertono a giocare con il loro babbo.
Ecco, grazie Tim perchè attraverso 20 secondi di video ho capito molto. Non basta più costruire un futuro per le mie figlie, devo esserci anche per il presente-

giovedì 6 giugno 2013

Cookie, grazie del regalo


Allora, questo è un post personale.
Giulia…è per te.
Dunque, se hai seguito le mie indicazioni lo stai leggendo prima di tornare a casa.
Non temere, a casa ho pulito tutto.
Sai, oggi sono andato a godermi il regalo che mi hai fatto per il mio compleanno e ho pensato di fare un regalo pure a te.
Per la cronaca, il giro in Ferrari è stato molto figo, poi ti racconto.
Adesso mi sento un po' Samanta Jones, capirai presto perché. L'idea mi è venuta ieri sera.
Ti ho preparato una roba per cena.
Consiglio, prima di tornare a casa compra un gatto e fai assaggiare prima a lui…sai gli esperimenti non sono il mio forte. Non me ne vogliano gli animalisti, con questa donna ho fatto due figlie, mi serve viva per molto tempo.
Allora, veniamo a noi…ti ho fatto del sushi.
Altra info importante, se l'ensamble fa schifo sappi che in frigor ci sono gli ingredienti divisi…quindi cetrioli e salmone.
Puoi usarli. Poi, insomma, c'è il riso, le alghe.
Oh, prepararlo non è stato facile, vaccaboia. Non credo sia venuto  molto bene anche perché ho seguito troppe ricette: una presa su internet e una presa dal retro della confezione del riso. Speriamo. Il risultato, almeno a vista, pare gradevole. Per chi volesse provarci: siate precisi nel tagliare le verdure, fate tutto con calma. Il difficile è capire come dosare decentemente dei sapori che non mi appartengono: acidulato di riso, sale, zucchero…insomma potrei aver fatto un casino. Allenatevi ed assaggiate. Poi mi son risparmiato l'avocado, troppo rischio di fare un mappazzone.





martedì 4 giugno 2013

Come scrivere un CV...consigli sCemi-seri.

Da un po' di tempo mi capita di consigliare amici e conoscenti sulla preparazione del curriculum.
E' un momento difficile per trovare lavoro e se posso dare una mano lo faccio volentieri.
Ho deciso di raccogliere i consigli che ho dato in giro e di scrivere un post.
Questo per appagare il mio ego.
Come premetto sempre nelle mail che invio, su internet trovate decine di guide fatte meglio di questo post su come redigere bene un CV, i miei sono consigli. Derivano dalla minima esperienza che mi son fatto nella vita precedente, quando mi sono letto e studiato migliaia ci curricula. Decine di migliaia. Valgono per me, non sono universali e non vi garantiscono nulla.
Partiamo con alcune grandi verità.
In primis il CV non è mai un oggetto unico e statico, quando lo inviate pensate sempre quando è stato aggiornato (i CV scadono, come i prodotti alimentari) e pensate a chi dovete inviarlo, per poter porre i giusti accenti.
Poi fate mente locale su quel è lo scopo del Cv. In genere mi viene risposto: trovare lavoro. Non è così, il CV serve per farvi avere un colloquio. E' sottile ma è diverso, tenetelo a mente.
Sciogliamo subito il nodo “formato europeo”. Ognuno di noi deve avere nel cassetto (o nel desktop, più che altro) un CV in formato europeo. Lo dovete avere e lo dovete inviare quando ve lo richiedono. Altrimenti scordatevelo. Ecco, questo è un punto su cui molti ex colleghi potrebbero dissentire. Vi dico la mia. Il CV europeo nasce con l'obiettivo di facilitare la composizione del CV e di aiutare chi deve fare selezione nel ricercare le info necessarie.
Dovete però pensare che quando si apre una ricerca in una media azienda si leggono alcune decine di CV, da questi se ne estrapolano una decina che sono in linea con quello che serve, da questi si inizia a vedere chi chiamare per i colloqui. Quando mi dedicavo alla lettura attenta dei CV, se mi capitavano tre CV in formato europeo a fila del terzo leggevo una riga sì ed una no e alla fine non mi ricordavo un cazzo di quello che avevo letto. Mi annoiavo, mi distraevo. Pare di leggere sempre la stessa vita. Potrebbero esserci selezionatori più scrupolosi e più bravi di me che invece vi diranno che avere sotto mano 50 curricula strutturalmente uguali li aiuta a raggiungere l'orgasmo.
Quindi, per come la vedo io, formato europeo alla bisogna.
Altro must...foto o non foto.
Io sono per mettere sempre la foto. Io non mi ricordo un nome ma mi ricordo le facce, quando a fine lettura dei cv facevo mente locale mi ricordavo le foto e le impaginazioni. Quindi se beccate uno “visivo” come me magari vi aiuta a essere ricordati. Avete sempre in mente che lo scopo è farsi chiamare al colloquio, vero?
Poi sulla foto bisogna chiarire che non bisogna usare foto da casting, mi son capitate robe incredibili, gente che manda foto mentre è alla scrivania, al telefono che fissa l'infinito e la fronte aggrottata tipo Obama quando seguiva il blitz per catturare Osama. Ragazzi, capiamoci, foto del volto, espressione gradevole, magari con un sorriso che aiuta, niente tette, niente addominali, niente braccio dell'amico tagliato (per fare una foto basta un cellulare, non tagliate la foto delle vacanze ad Ibiza.).
Importante. Banale ma non scontato. Mettete tutti i canali con cui potete essere contattati. Mi è capitata gente che metteva solo un telefono fisso ed era in casa dopo le 20,00....E' un curriculum, se siete Harry Potter e avete un gufo dovete indicare anche quello.
Ah, una volta, anni fa, ho sistemato il CV di un Ministro per una pratica...stava in due pagine. Tutti i CV devono stare in due pagine. Se hai 55 anni forse non mi frega un cazzo se nel 1974 hai lavorato in un campeggio in nero durante l'estate.
Io sono per mettere tutte le info, se vi siete diplomati con 36/60 scrivetelo. Io la penso così. O almeno, se alle superiori avete preso 54/60 e siete orgogliosi e all'università vi siete laureati con 85/110 e non siete orgogliosi ometteteli entrambi, non fate i fighi a metà perchè salta all'occhio e ve lo chiedono.
Esperienze professionali.
In cima la più recente, non mi fate sfogliare il CV per capire cosa state facendo adesso, ditemelo subito. Alcuni confondono quello che fanno loro con quello che fa l'azienda dove lavorano. Mi è capitato: segretaria di direzione in una società operante nel settore alimentare. L'azienda, nata a metà degli anni settanta, si occupa di trasformare prodotti alimentari (omissis) commercializza i suoi prodotti in tutto il mondo.
Non devo assumere l'azienda. Dimmi il nome dell'azienda, il settore e basta. Se voglio me la cerco io su internet e scopro quanto è grande e cosa fa. Invece spiega bene cosa vuol dire segretaria di direzione, cosa organizzi, con che autonomia, con chi hai relazioni (clienti, fornitori?).
Insomma, non perdete tempo a dire cosa fa l'azienda ma spiegate bene cosa vuol dire il titolo che c'è sul vostro biglietto da visita. Se coordinate delle persone ditelo. Mi è capitato un ragazzo a che mi spiegava il suo lavoro, la sua azienda. Quando gli ho detto che faceva un sacco di cose mi ha detto che coordinava 5 risorse.
Oh, arriviamo quasi in fondo. La parte competenze. Se vi sentite di scrivere cose intelligenti e di motivare il perchè l'avete scritto fatelo. Una volta ho apprezzato un “capacità organizzative, da oltre 10 anni sono il presidente di una società dilettantistica di ciclismo e organizzo corse amatoriali anche all'estero”. Non sopporto “Capacità comunicative”.
La voce altri interessi....la scriviamo?
Vi ricordate l'obiettivo? Farsi chiamare al telefono e guadagnare il colloquio.
Se scrivete, hobby: cinema, lettura, sport...sarete maledetti per il tempo sprecato nel leggervi.
Se scrivete: mi piace scrivere, infatti curo due blog, in uno mi occupo di temi legati ad una mia altra passione, le moto (http://motociclistidatavola.blogspot.com) mentre l'altro lo uso un po' come il diario dove raccogliere pensieri che mi sembrano preziosi (http://cosekeso.blogspot.com)..in tre righe date elementi per farvi conoscere. Io sono stato chiamato ad un colloquio e il tipo moriva dalla voglia di farmi domande su un mio blog...alla fine del colloquio me l'ha detto “il tuo profilo non era in linea ma il tuo cv mi ha colpito per via del blog”. Io ho pensato "fanculo". Dopo una settimana mi ha chiamato per farmi un'offerta. Il mio profilo non era in linea – il mio CV l'ha colpito tanto da chiamarmi al colloquio – mi son giocato le mie carte al colloquio – mi ha fatto una proposta. Adesso rileggi la prima frase di questa sequenza.
Detto questo vi invito ovviamente al buon senso, parliamo di una delicata guarnizione al dolce di fine pasto...bisogna comunque aver presentato un buon antipasto, cucinato bene il primo, condito bene il secondo, servito un dolce goloso a cui si può aggiungere una deliziosa guarnizione che colpisca. Non mi nutrite con le guarnizioni, fate la figura dei patacca.

Ultimissima, senza trasformar eil vostro CV in una roba illeggibile è consentito mettere in risalto quello che volete colpisca. Io ho fatto una tesi con un titolo molto figo, a dieci anni di distanza nel mio CV il titolo è scritto in grassetto. Me la chiedono a tutti i colloqui. Non frega più un cazzo a nessuno e non c'entra nulla col lavoro...però colpisce, distingue.

Basta così. Ci sono altre cose, magari ne scriverò un altro.
Ripeto, a grandi linee, la premessa: questo è frutto della mia esperienza, di come io vivevo il leggere con attenzione i CV e l'infinita noia di leggere robe lunghe, incomprensibili, incomplete e banali. Poi ognuno ha la sua opinione e la sua esperienza.

Se volete che vi dia un'occhiata al cv per fare qualche correzione... ikaro78@yahoo.it
è gratis ma non è immediato e non garantisce nulla.

giovedì 30 maggio 2013

Emozioni al supermercato.

Nel grande cambio di vita di cui ogni tanto parlo rientra anche supportare l'attività di famiglia.
Quindi ogni tanto mi ritrovo nell'ufficio di un supermercato a insegna NaturaSì. Per chi non lo sapesse, NaturaSì è una catena di supermercati che commercializza prodotti biologici.
Si avvicinano ai nostri negozi diverse tipologie di persone ma chi ha problemi di allergie o intolleranze sono ancora i maggiori.
Vi racconto un paio di storie che ho visto direttamente.
Un pomeriggio entra in negozio una giovane coppia, io sto girando per il supermercato per farmi ispirare, non ricordo a che fini.
Comunque, l'impressione che mi faccio (mi faccio sempre un'impressione) è che convivano da poco, nonostante siano miei quasi coetanei. Lui è un giovane dentro, indossa una Tshirt di quelle nere con sopra un grande logo dei Metallica. Attira evidentemente la mia simpatia. Lei è più bambolina, graziosa, saltella per il negozio con il cestino. Si vede che lui è lì per sbaglio e che lei è ancora nella fase “il nido è mio lo curo io”.
Sto nella zona dei succhi, lui gira a vuoto mentre lei è decisa. Mi passa a fianco lui, per cortesia gli dico “se ti serve una mano dillo” (magari ha la delega all'acquisto di un prodotto e non lo trova). Lui distrattamente mi risponde “oggi ho scoperto che soffro di celiachia”. Lo dice di getto, come quando ci ripetiamo in testa una parola per ore e alla fine ci esce dalla bocca. Lo guardo, allungo la mano e d'istinto gli passo una birra. Una birra con la spiga barrata, per celiaci. Mi guarda, guarda la birra, fissa la spiga, mi riguarda e sorride ebete. Arriva lei, lui si gira e mostra la birra come fosse le coppa del mondo e lei, con la sensibilità da carrarmato che hanno le donne quando si sentono in missione “chissà com'è”, lui la guarda e dice solo “E' birra” e sorride mentre la mette nel cestino.
Qualche tempo fa, invece, è entrato in negozio un babbo di qualche anno più grande di me. Era assieme a sua figlia. La piccola, max 7 anni, era disperata. Lui aveva gli occhi che hanno i padri quando si sentono impotenti. Una delle ragazze si avvicina per chiedere se hanno bisogno e il padre rivela che la figlia non può più bere latte, che anche il grano le crea problemi e una serie di intolleranze. Allora la ragazza indica i vari drink vegetali, il latte di riso che c'è anche al cioccolato, le lacrime si fermano. Poi trovano una crema spalmabile che non contiene latte ma che sembra molto golosa, spunta un sorriso. Poi ci sono biscotti e merendine di varie fatture, con cereali diversi, con uova o senza, con latte o senza....adesso la bimba è concentrata, ha capito che può scegliere e vuole stare attenta. Seguo la scena da una certa distanza, adesso il babbo ha ripreso a respirare.
Si gira e incrociamo per un attimo lo sguardo, manca poco che ci mettiamo a piangere entrambi.
La bimba e il babbo finiscono la spesa e dall'ufficetto sento lei che dice “pensavo che non avrei più potuto far merenda”.
Questo solo per condividere le emozioni che quasi ogni giorno mi capita di testimoniare. Non sempre così intense e non sempre così belle. Però le emozioni sono in tutte le pieghe del mondo...e a me piacciono.

venerdì 24 maggio 2013

Nuovo post sulla barba


Una serie finita di coincidenze (non vorrei sembrare falso dicendo "una serie è infinita", per carità) mi ha portato a questo post.
L'oggetto è la mia barba. In passato ho già affrontato l'argomento. ecco il post
Adesso qualcosa si è evoluto.
Intanto nel gennaio 2012 l'ho tagliata. E' stato divertente.
Ho avuto conferma di quanto la mia persona sia associata a barba o baffi o pizzetto che sia. Me la son tagliata una mattina e la sera sono andato a calcetto.
Sono arrivato, mi sono messo di fianco a due compagni di squadra (che conosco da oltre 10 anni….) e ho cominciato a guardarli. Loro stavano parlando della partita, mi hanno fissato poi son tornati a parlare della partita.
Resto lì e loro assumono un'espressione tipo "e questo matto chi è?". Allora li saluto e il tono di voce mi rende riconoscibile. Fantastico.
Da notare però che mia mamma non si è neppure accorta del taglio, forse mi vede sempre con la faccia di un bimbo di 5 anni, a prescindere.
Da allora non l'ho più eliminata, la taglio la rifinisco, la sistemo.
Tenerla in ordine non è così banale, quando andavo col regola barba era tutto più veloce, taglia sotto, regola sopra, rifinisci due mezzi spigoli.
Adesso ci vogliono mille cure. Giusto per rendere l'idea: bisogna tenere rasato il sottocollo, non fa parte della barba, almeno per me; bisogna lavarla continuamente, barba e baffi tendono a sporcarsi e non sono piacevoli; alla sera uso l'olio di cocco per renderla più lucida e morbida, però è olio...unge e ho l'odore di un Bounty; la pettino per "sciogliere" i nodi e quando ne becco uno si sente; la pareggio e la sistemo con le forbici, specialmente i baffi, perchè la faccia non è simmetrica e le cure non possono essere simmetriche; adesso che ho la testa rasata ed è abbastanza caldo uso il phon solo per la barba. Insomma, la barba non va' di pari passo con la trascuratezza. 
La lascerò crescere ancora un po', la vorrei giusto un po' più lunga. Poi farò solo manutenzione.
Chiarito questo un altro aspetto  importante: perché mi piace la barba?
Perché la uso come uno scudo dalla società, mi aiuta e mi difende nei rapporti sociali definendo con chiarezza il mio "uovo prossemico".
Cazzata, però mi piaceva scriverla.
 Allora, mi piaccio con la barba. Non sono un gran narcisista ma la barba mi piace. Piace a mia moglie che la preferisce un po' lunga, anche adesso che è di tre colori....castana chiara, scura e....bianca.
Ci giocano e ci si aggrappano la mie figlie. Gaia ha cominciato anche ad accarezzarla quando siamo abbracciati sul divano. Basterebbe questo ma proseguo.
Mi aiuta a concentrarmi, la sfrego, la pettino e queste operazioni meccaniche e manuali tengono il cervello ad un livello di inattività comunque accettabile.
Incute rispetto, l'altro giorno ho allontanato due soggetti loschi con un'occhiataccia. Con la barba sembro Leonida, senza sembro un bambino capriccioso.

Un po' di storia. Forse non a caso oggi ho trovato una citazione di Shakespeare che dice "Chi ha la barba è più di un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo". Infatti la mia passione per la barba è nata col film "Shakaspeare in love" del 1998, hanno in cui ho cominciato a desiderare che il mio scarno pizzetto diventasse una bella barba. Dopo il film ho aggiunto i baffi alla mia faccia.
Poi l'ho sempre tenuta un po' varia ed eventuale fino a quando mi sono imbattuto in Brian Wilson.


Seguo pigramente il baseball ma quando Brian Wilson è esploso la sua barba mi ha folgorato, la volevo anche io.
Dopo di lui: James Harden, Sebastien Chabal, Martin Castrogiovanni e via dicendo.
Ecco quidni la mia barba non è associata ad attori o modelli bellissimi e pulitissimi ma a sportivi duri e puri che hanno cavalcato il famoso "Fear the Beard".

martedì 14 maggio 2013

Anche io sono un hobbier o un hobbista. Insomma ho il pollice opponibile.

Evvai, ce l'ho fatta, sono un grosso. Bene, dall'apertura potete capire che questo è un post di auto-celebrazione...siete avvisati.
Dunque, quando ero molto piccolo, tipo alla scuola materna, ero solito creare delle cose con la carta: ritagliavo, coloravo e attaccavo. Una volta mi feci anche uno zaino da Ghostbuster.
Mi divertivo, mi rilassavo. Poi il tempo ha frustrato questa mia passione che non sono mai riuscito a convertire in qualcosa di interessante, magari col legno.
Con gli anni le mie capacità manuali si sono disperse e quando mi sono prodotto in lavori manuali qualcuno ha avanzato dubbi sull'effettiva capacità di opporre il pollice.
Invece ce l'ho fatta. Tutti voi avete visto la sedia porta casco e porta articoli della moto appesa.
Forte di questo successo: due tasselli messi al muro e la scritta MdT fatta col pennarello, ho deciso di osare.
Il vero hobbier, se vuole entrare nell'olimpo in modo celere, deve sperimentarsi con le pedane, le Epal. E sia, decido di realizzare un tavolino da giardino usando delle Epal.
Ora, visto che tutti miei fornitori le Epal le cauzionano pesantemente, ho deciso di dirottarmi su delle misere e normali pedane.
Non è la stessa cosa, le Epal sono migliori, si lavorano molto meglio.
Il risultato è un tavolino con ruote imbarlato (pochissimo in realtà), storto, non allineato e con un livello di sicurezza pari ad uno scivolo in eternit. Se potessi cambiare qualcosa cambierei le ruote, le metterei sterzanti tutte e quattro ma la destianzione d'uso ha consigliato questa scelta.
Per gli interessati a repliche (che posso anche numerare dato che ho un incisore da legno): € 1.500 iva inclusa.
PRECISAZIONE: nessun infortunio...stranamente.
Non aggiungo altro, lascio parlare le immagini.


Il punto di partenza, legnaccio




Piallatura estrema...




Una mano di Cementite...bello poter usare nomi fighi


La scelta dei colori
Incollautra e avvitatura....
Eccolo, storto e pericoloso...

lunedì 6 maggio 2013

Sicurezza in moto e gestione dei figli

Fra la cose che mi appassionano c'è andare in moto. Non sono uno veloce ma sono uno bravo. Guido abbastanza bene e vado sufficientemente piano.
Ho iniziato tardi ad andare in moto, anche se sono sempre andato in scooter, sin da ragazzino. Andare in moto mi è piaciuto subito e mi sono da subito interessato a come fare a migliorare la mia tecnica per essere più sicuro. Ho seguito anche diversi corsi di guida sicura, tutti molto interessanti. 
Mio blog sulla moto se volete approfondire....
Questo post nasce da una riflessione fatta una sera mentre mi ponevo il dilemma se farmi o meno la barba. Era tardi, ero stanco, la pelle di sera è più sofferente, insomma non mi piace farmi la barba la sera. Però Giulia e le bimbe erano a letto, potevo dedicare qualche minuto in più e magari sistemarmi bene i baffi e la barba, spuntarla un po', farmi la barba non per dovere sociale ma per godermi il momento di cura di me stesso.
Mi è venuto in mente un insegnamento che ricevuto in uno dei corsi di guida sicura. Mi hanno insegnato che in strada bisogna frenare quando si può e non quando si vuole. E' un “adagio” che deriva dalla guida in fuoristrada, quando non sempre ci sono le condizioni di terreno per frenare. In strada, quando si guida in sicurezza, il concetto vale più o meno in maniera analoga. Cioè, se uno guida veloce e fa il patacca cercherà sempre di frenare all'ultimo per impostare la famosa staccata al limite, avere la moto alla giusta velocità in ingresso curva, ecc, ecc. Questo in pista è molto vero ma in strada non è detto che “frenare all'ultimo” sia possibile, ci possono essere condizioni di asfalto che non potevamo scorgere da lontano che rendono la frenata pericolosa. Ecco perchè è meglio frenare quando è possibile più che quando si vuole.
Ecco, gestire i propri spazi con i figli piccoli è più o meno la stessa cosa. Si fanno le cose quando si può e non quando si vuole. Tanto poi è importante fare le cose, più che quando si fanno. Ecco che ho imparato ad andare a correre in momenti differenti della giornata, mi faccio la barba alla sera, scrivo post al mattino o sul divano la sera, leggo al risveglio prima di iniziare la giornata. E nessuna di queste cose mi piace meno perchè la faccio quando posso e non quando devo.
Ho passato un po' di tempo a fare il martire, a pensare “adesso è il momento di mettere un po' da parte Nicolò e dedicare il tuo tempo alle piccoline”. Mi sembrava giusto e mi pareva doveroso e mi piaceva. Avevo meno tempo per fare le cose e vi rinunciavo col sorriso perchè giocavo con le piccoline. Non mi sembravano neppure rinunce. Adesso ho capito che era pigrizia quella di voler fare le cose quando volevo. Mille cose posso farle quando posso, come frenare.
Un'ultima cosa, in moto io sono uno che ama andare piano ma non provate a starmi dietro. Io freno e apro quando posso.....

venerdì 12 aprile 2013

Dalla misura in bagno alle medie a Runtastic, nuove frontiere del machismo.

Allora, questo RunStatic (versione personale di Runtastic) aiuta. Sopratutto a noi maschietti piace misurarci, sin dalle medie. Lo dimostra il numero di condivisioni su Facebook di Km, tempi, ritmi e commenti del tipo “20 km ma non avevo voglia di tirare, avevo poco tempo”.
Insomma, l'idea di poter misurare qualcosa ci affascina, è magnetica.
Siamo passati da righello e bagno a cellulare e Facebook ma non cambia molto.
In questo devo dire che l'app è ben fatta, facile con poche ma utili informazioni.
Alla luce delle prime due uscite in cui ho tarato la mia performance e ho visto il mio livello fisico oggi ho potuto fare una scelta di allenamento consapevole.
Già questo ti gasa e ti motiva. Scelta di allenamento consapevole....cazzo come suona bene.
Visto che al momento la durata dell'allenamento è vincolata al tempo che riesco a ritagliarmi ho valutato di migliorare il mio ritmo. Quindi oggi son partito con lo scopo di far salire la mia velocità media.
Motivato e carico scendo in strada come una belva, mi son dato un obiettivo raggiungibilissimo, lo scopo è di ottenere un risultato ben oltre il mio obiettivo. Ok, uso ancora trucchetti da psicologo da 4 soldi. Però partire da 4, darsi come obiettivo 5 sapendo che tirando alla morte di può fare 6 mi aiuta. Sono carichissimo, unica cosa che stona è la berretta gialla di lana: è un caldo atroce ma mi serve per tenere le cuffie nelle orecchie e motivarmi.
Vangelis con “Conquest of Paradise” è l'inizio ideale. Le gambe prendono ritmo con la musica, capisco la frase “la corsa è il modo che ha l'uomo per volare”. Sto volando, gli appoggi dei piedi sono leggeri, non sembra che debbano sopportare l'urto di così tanti kg, sembro leggero, sono veloce, accelero una volta, due, tre, ma quante volte posso cambiare ritmo, sto correndo, non penso a quanta strada farò, il giro è già deciso, sto solo volando assecondando le mie gambe bramose di risultati epici. Corro, sono troppo veloce ma non importa, sento che ce la posso fare, ho il cellulare in tasca che lavora nella mia tasca scatenando tutta la sua intelligenza per registrare l'incredibile e renderlo epico.
E l'incredibile avviene. Arrivo stremato, mani sui reni e poi in tasca per spegnere Runstatic. Sono troppo appannato per leggere, mi riprendo, recupero fiato mentre non mi si spegne un sorriso di soddisfazione. Leggo: velocità media 9,24 con punta massima 15,21. Distanza percorsa 147 metri. I 147 metri più veloci della mia vita. Grazie Runtastic.

lunedì 8 aprile 2013

Suonare le pause e rilassarsi

Quando ero alle medie avevo anche musica, fra le materie da studiare. Mi piaceva ed andavo pure benino. Purtroppo mi sono auto-scoraggiato dal suonare uno strumento e non sono mai andato oltre al piffero. Ricordo però che l'insegnante ci ripeteva spesso di “suonare con attenzione anche le pause”, che le pause erano sullo spartito ed avevano anche loro una componente nella melodia, erano musica.
Lo scorso mese ho fatto un corso per diventare un lettore volontario di “Nati per Leggere” e a distanza di 20 anni mi è stato detto “mi raccomando le pause, sono parte integrante del racconto”.
Anche quando ho fatto “Improvvisazione Teatrale” ho fatto un lavoro sulle pause, sul come usarle e sulla loro importanza.
Dato che tre indizi fanno una prova ho pensato fosse doveroso fare una piccola riflessione sulle pause nella mia giornata.
La prima reazione è stata “quali pause?”. La mia giornata si articola dalle 6,00 alle “fino a quando reggo” con un alternarsi di attività che può essere più o meno frenetico, più o meno serio, più o meno professionale, più o meno ludico, più o meno affettivo. Però sono costanti. Quindi ho subito pensato di abortire questo post perchè non aveva applicazione, la mia vita ha un'unica lunga pausa, la notte in cui, per lo più, non sono vigile.
Poi ho pensato che al mattino, mentre Bianca è già pronta e Giulia finisce di preparare Gaia, io sto cinque minuti seduto sul pavimento a non fare nulla. Bianca e Gaia quando ci raggiunge non sono interessate a me. In genere mi coinvolgono in attività ma non al mattino. Mi lasciano seduto in terra con loro ma non mi trovano interessante. In pausa pranzo, dopo essermi cambiato e prima di prepararmi da mangiare, svuotare e riempire la lavastoviglie, qualche volta correre, scrivere i miei post, leggere mi butto sul letto a quattro di spade e resto steso per 50 secondi cronometrati (sono il tempo massimo prima di decidere che non riesco ad alzarmi più).
La sera, dopo aver mangiato, sparecchiato, giocato e messo a letto le piccole (attività in cui io svolgo un ruolo di supporto mentre Giulia è il Project Manager di tutto), quando Giulia scende per fare pratica io ho un paio di minuti di solitudine e di pausa.
Quindi mi son reso conto di avere dei momenti di pausa, dei momenti di “nulla”. Il problema è che li ho sempre considerati come un passaggio fra una frenetica attività appena conclusa ed una frenetica attività da iniziare. Non li ho mai rispettati.
Questo fino a settimana scorsa (mi son preso una settimana di sperimentazione prima di pubblicare le conclusioni). Da una settimana a questa parte ho deciso di dare maggiore dignità alle mie pause, di non intenderle solo come un passaggio di vita ma come un momento di vita.
Qualcosa è cambiato, non ho ancora ben chiaro in che termini ma qualcosa c'è.
Ad esempio, la consapevolezza che riesco ad avere una decina di minuti di pausa totale è rincuorante, specialmente in un momento intenso come quello che sto vivendo in questi anni. Altro aspetto mi sembra di aver riempito la mia giornata con qualcosa di mio, mi sembra di aver rosicchiato 10 minuti miei. Minuti che sono pochi per fare qualsiasi cosa che non sia stare buono e calmo, rilassato. Non mi riesce ancora benissimo, non riesco ancora a godermi semplicemente la pausa, però ne sono più consapevole, riesco almeno a rilassare i muscoli di collo e spalle, a perdere quella tensione. Intanto riesco a godermela fisicamente, prossimamente spegniamo pure il cervello.

sabato 6 aprile 2013

Ancora corsa e.... come battermi a Squash

Il fatto è che a me correre non piace. Mi è comodo ma non mi piace per niente.
L'unica volta in cui l'ho trovato interessante e piacevole è stato nel 2009 quando tre volte a settimana andavo a correre con un amico. Ma avevamo un obiettivo (ci preparavamo fisicamente ad una vacanza) ed eravamo abbastanza in forma da parlare e correre. Siamo andati avanti quasi un anno, poi la neve e la vita ci hanno stoppato.
Fra i tre sport classici pre prova bikini, correre, pedalare e nuotare, la corsa è quello che mi piace meno. Nuotare è il mio preferito ma è troppo impegnativo in termini di tempo. Per correre mi metto un paio di scarpe e mi butto in strada, per nuotare la “suppa” è lunga. Non sarebbe male pedalare ma ci sono tre problemi: i ciclisti sono i miei acerrimi nemici; quando vado in bici troppo facilmente assumo un'andatura da passeggio; non mi piace vestirmi come un fantino del palio di Siena, con tutti quei colori idioti addosso.
Quindi corro.
Trovo la corsa avvincente le prime tre, quattro volte. Ieri sono andato a correre e, per quanto abbia allungato la gittata, ero abbastanza in palla da non dovermi concentrare sulla corsa. Ecco, il limite della corsa è che mentalmente non mi stimola. E' ripetitiva e il mio cervello ha grossissimi problemi di concentrazione (l'avessi capito 20 anni fa adesso sarei medico). Quindi dopo poco comincio a divagare e spesso finisco a pensare a cosa devo fare, ai problemi, alle cose da sistemare. Arrivo a casa stanco di gambe e di testa. La corsa non ha sorprese, non ha situazioni diverse da analizzare e interpretare. Mi spiego meglio prima che l'associazione podisti anonimi mi tagli le gomme: quando gioco a squash io reitero sempre la stessa sequenza di colpi (ecco svelato il trucco per non farmi vincere), è una sequenza, uso uno o due colpi per entrare in questa routine e in due o tre colpi chiudo il punto. Sempre la medesima sequenza, in genere vincente.
Ecco perchè riesco a giocare a squash nonostante sia uno sport dove si corre molto e io giochi da fermo. Perchè scelgo e valuto, decido il mio investimento in un punto in base alla possibilità che ho di entrare nella routine. Ok, ogni tanto il momento mi porta ad inseguire punti che non mi portano alcun vantaggio, ma questo è il motivo per cui non sono un discreto amatore e non un buon giocatore. 
Provavo a fare la stessa cosa anche ai tempi del tennis ma il campo grande mi creava difficoltà di esecuzione. Dieci anni fa mi riusciva bene a racchettoni.
Comunque, nonostante la ripetitività della sequenza, ogni volta mi si presenta qualcosa di nuovo, di inesplorato che mi porta ad adattare i famosi colpi che mi portano ad entrare nella mia routine. Quindi la mia testa è assorbita dall'impegno agonistico, non si può distrarre.
Con la corsa non ce la faccio. A questo aggiungiamo che “correre è una sfida con se stessi” e contro me stesso io non perdo mai. Insomma, mi annoio velocemente.
La musica aiuta ma temo che fra un po', se non si asciuga il terreno e non posso cominciare a correre sul morbido, la mia esperienza da podista si concluderà.
Detto tutto questo, adesso sapete che corro con maggiore disinvoltura, riesco ad avere lo stesso ritmo quando parto e quando finisco, ho lo sforzo sotto controllo, allungo ogni volta il mio giro ma che non durerò molto. Sapete anche come battermi a squash, sapete che dovete impedirmi di entrare nella mia routine e sapete anche che c'è una sequenza di colpi da identificare e che sono sempre gli stessi.

mercoledì 3 aprile 2013

Corsa dopo le festività religiose......

Lunedì era Pasquetta, giorno di riposo dopo tanto tirare al lavoro, giorno per ricaricare le batterie e ritrovarsi dopo la Pasqua con chi vuoi.... ma io sono andato a correre.
Nei giorni che stanno a ridosso delle feste, prima e dopo, è facile incontrarsi fra di noi, noi diversamente longilinei e ipoteticamente atletici. In genere l'animale sedentario, come me, si attiva un paio di settimane prima delle feste (Natale e Pasqua) e prosegue fino ad un paio di settimane dopo. La mia sfida sarà quindi perdurare fino ad oltre il 14 Aprile. Sostenetemi.
In genere noi runner dell'ultima ora siamo identificabili dall'abbigliamento.
Dopo Natale, a Santo Stefano, indossiamo abiti tecnici comprati da Decathlon da un parente che ha saputo che da due giorni abbiamo cominciato a correre. Quindi ci puoi vedere con tenute estreme indossate in maniera sgraziata e di colori vivacissimi che rendono impossibile non capire chi siamo e dove siamo. Ci ripromettiamo di sfruttare l'abbigliamento al massimo. In alcuni casi facciamo promesse estreme: entro Pasqua questa maglietta che comprime fortemente l'addome mi sarà larga e i pantaloni tecnici metteranno in evidenza il mio pacco senza farlo assomigliare ad un'ernia inguinale. I buoni propositi Natalizi durano sempre fino all'Epifania solo e soltanto perchè ad inizio anno vengono rinforzati da promesse solenni.
Sotto Pasqua è diverso, non ci sono nuovi indumenti da indossare. Quelli che ci hanno regalato per Natale ci mettono in imbarazzo, segnano la nostra sconfitta e senza la nebbia di Dicembre ci fanno sembrare più ridicoli. Ecco quindi che la nuova divisa è composta da: pantaloncino anni 80 vagamente troppo corto che viene inevitabilmente risucchiato dall'interno coscia durante la corsa facendoci sembrare un pollo spennato; felpa grande e larga per proteggere gli addominali dal freddo (versione ufficiale); calzino tecnico, forse l'unica cosa veramente idonea, atleta compreso; scarpe finto running, ovvero il primo paio di scarpe con la punta lievemente rialzata allacciate strettissime tipo arrosto; K-Way, o meglio, K a vento adidas rossa o blu con cappuccio indossata sempre e comunque perchè “fa sudare”.
L'atleta alla ripresa delle attività si distingue dal diversamente longilineo perchè il primo è disposto a concedere al suo corpo un ritorno blando, fatto di corsetta ma anche di camminata. Noi del secondo gruppo secondo no, corriamo in modo scomposto e sconvolto, procediamo ad una velocità che rende imbarazzante i sorpassi ai vecchi con il deambulatore ma non camminiamo. Mai. Camminare su di noi non suona come “cazzo che controllo del corpo che ha questo”, su di noi suona come “guarda il ciccione che non ce la fa”. E quindi corriamo, corriamo. Senza tregua, fino a quando spariamo dalla vista di qualcuno e ci lasciamo morire in solitudine, dietro ad una siepe.
Beh, adesso vado a correre, se vedete qualcuno arrancare dietro ad una siepe non pensate subito ad un tossico, potrei essere io.

venerdì 29 marzo 2013

Ritorno alla corsa. Sempre più epico.

29/03/13

Sono appena tornato, mi sono appena fatto la doccia ed eccomi qua.
Oggi sono andato a correre. Yeah.
Volevo andare mercoledì ma durante la notte il mio corpo ha deciso di farmi lavorare sugli scatti brevi, dal letto supino al bagno in ginocchio. Le ripetute sono andate bene, dieci scatti e sono sempre arrivato in tempo. Però il mio scopo è rimettere in moto il mio corpaccione, non affinare i tempi sul breve. Ho quindi rinunciato agli scatti gastrointestinali e sono tornato sulle lunghe distanze.
Oggi sono partito gongolante, mi sentivo un eroe, due giorni fa stavo male e oggi sono in braghini e scarpette. Mi sentivo parte di quel gruppo formato da me, Filippide e pochi altri: coloro che hanno corso nonostante tutto. Eroi della corsa.
Parto con la consapevolezza di aver già vinto. Ho anche sviluppato una nuova espressione del volto che dice "questi secondi dieci km sono un po' più imballato rispetto ai primi, spero che negli ultimi dieci mi si sciolgano i muscoli". La provo dopo i primi dieci metri, lo sguardo della postina mi fa capire che funziona. La corsa è un po' faticosa nonostante io sia più leggero a causa delle ripetute di mercoledì notte. Il ritmo è sincopato, nel senso che a momenti mi viene una sincope. Anche l'iPod lo capisce a abbassa i toni: Puff Daddy ricorda l'amico Notorius B.I.G.
All'improvviso, mentre mi pare impossibile riuscire a riportare a casa le membra, un'immagine mi attraversa la testa. Ho lo stesso passo di un glorioso calciatore che gioca la sua ultima partita, viene sostituito a cinque minuti dalla fine e attraversa il campo salutando la curva. In qualche momento credo anche di aver agitato la mano in risposta a fantomatici cori provenienti dalla curva e che mi incitavano e salutavano. Ho anche immaginato i complimenti del direttore di gara che chiamo direttore di gara e non arbitro per calarmi meglio nell'allucinazione. Verso la fine della corsa, a pochi metri da casa, ho pure pensato "forse un altr'anno negli States potrei giocare". In quel momento, quando il mio cervello pensa "adesso doccia poi i giornalisti" la mia mano afferra il cancello e vengo riportato alla realtà.
Sono a casa, di nuovo. La Grecia è salva, Dario è sconfitto.

giovedì 28 marzo 2013

Diffidate da chi non balla e da chi non canta.

Aereoplane, Red Hot Chili Peppers
Nothing else matters, Metallica
Quelli che benpensano, Frankie hi NRG Mc
Basket Case, Green Day
Bohemian rhapsody, Queen
Paradise City, Guns And Roses
Not an addict, K's Choice
Highway to Hell, ACDC
Hedonism, Skunk Anansie

Ciao piccoline, queste sono alcune delle canzoni che il vostro babbo ama cantare e ballare. Appartengono ad anni a voi lontani, forse vi faranno sorridere. Non sono necessariamente le mie canzoni preferite, sono solo le canzoni che mi ritrovo in testa in due occasioni: quando sono in moto e quando sono a casa, da solo, con troppi pensieri in testa. 
A ben pensarci forse solo un paio finirebbero nella mia top ten, forse.
Bene, da quando ci siete voi ho alzato il mio sguardo, ho smesso di pensare a quello che succederà domani ed ho cominciato a chiedermi come quello che succederà domani potrà influenzare il dopo domani e il giorno dopo. Ho mille pensieri. Sempre. Fra i miei grandi difetti c'è un fottuto bisogno di controllo. Baratterei qualsiasi cosa per avere la certezza di poter controllare quello che succede. Sono fatto così, sono uno di quelli cui piace più organizzare che gestire. Non mi piace essere impreparato, non sapere cosa fare. Per farvi capire, quando mi fanno una domanda non solo mi piace sapere la risposta, mi piace persino avere individuato le possibili risposte.
Da quando ci siete voi ho capito che tutto questo non mi porta alcun vantaggio anzi, mi consuma.
Perchè preoccuparsi per me è poca roba, ma avere voi due vuol dire non ritenere mai abbastanza questo mondo. 
Vorrei trasmettervi questa piccola cosa che ho imparato e il modo in cui ho imparato a gestirla.
Quando il futuro mi spaventa, quando vedo problemi di proporzioni immense e insormontabili, quando ho bisogno di ritrovare me stesso, quando mi rendo conto che pensare ai problemi mi paralizza ed ho bisogno di sbloccarmi, mi lascio andare.
Il modo migliore che ho per ridimensionare i problemi, per capire che anche “una maratona incomincia con un solo passo” è quello di lasciarmi andare.
In genere metto un CD (chissà se esisteranno i CD quando sarete adolescenti) e ascolto una di queste canzoni. L'ascolto poco, poi mi alzo, chiudo gli occhi, alzo il mento verso il soffitto, comincio a muovere il culo e le mani e inizio a cantare.
Io credo che ballare e cantare sia il modo migliore per capire i problemi.
Io inserirei dieci minuti di ballo e canto sfegatato prima di ogni seduta in parlamento. 
Diffidate da chi non balla e da chi non canta.
Potrei spiegarvi per ore che anche da un punto di vista fisiologico è vero che ballare e cantare aiutano a risolvere i problemi ma lo capirete da sole non appena partirà la musica.

lunedì 25 marzo 2013

Io e la corsa e la musica

25/03/2013
Oggi è stata molto dura.
Molto dura perchè molti fattori giocavano contro di me. Le forze del male si erano alleate per tenermi lontano dalla corsa.
Thor flagella il centronordsud Italia di pioggia e freddo, durante la notte ho avuto male al cuore (e dubito fosse una fitta dovuta alla crescita....), sono un po' raffreddato e non ho fatto una playlist nell'iPod dedicata alla corsa.
Quest'ultima era l'arma segreta del mio inconscio, la morte nera delle forze del male che abitano il mio cervello. Se fosse stato bello avrei potuto dire "come faccio a correre se rischio di imbattermi in una canzone che ha lo stesso effetto sulla corsa dei gambaletti per il sesso?". Avrei potuto dirlo senza sentirmi in colpa perchè non era una rinuncia del mio io pigro avverso alla corsa, era colpa di quell'altro me stesso che la sera è troppo stanco per fare playlist. Dalla serie, io sarei andato ma c'è quell'altro che rema contro.
Invece stamane son successi due fatti:
ore 8.40, mentre parcheggio la macchina e nel mio cervello serpeggiano voci tipo "no dai, oggi non ci porta, è troppo brutto, mica abbiamo più vent'anni", alla radio parte una voce roca..
I call you when I need you, my heart's on fire
You come to me, come to me wild and wild
you come to me, Give me everything I need

Give me a lifetime promises and a world of dreams
Speak a language of love like you know what it means
And it can't be wrong
Take my heart and make it strong baby

You're simply the best , Better than all the rest
Better than anyone, Anyone I've ever met

Ecco, quando Tina dice "You're simply the best" le mie gambe dicono "noi andiamo" e il cuore risponde "vengo pure io".

Il secondo fatto solo un paio d'ore dopo.
Viene a trovarmi un amico che entra in negozio con fare beffardo e dice "oggi ti sfido ad andare a correre con un tempo così"...lo dice e poi mi riferisce che ieri ha fatto una corsa di 21 km mentre chiacchierava con un amico, che c'ha messo un po' di tempo ma ha dovuto soccorrere una donna che stava partorendo e che ha messo il suo nome al nascituro nei primi km e poi sul finire è stato convocato da Napolitano per dire la sua sul quadro politico che ci troviamo davanti. Dice tutto questo mentre fa la manovra di Heimlich a un bambino che aveva mangiato una nocciolina e si stava strozzando salvandolo e contemporaneamente lanciando un barattolo di fagioli coi quali centra in testa uno scippatore che aveva rubato la borsetta ad una anziana signora che aveva appena ritirato la pensione e che aveva bisogno di quei soldi per pagare le cure all'anziana sorella di cui si prendeva cura. Fa tutto questo con fare beffardo e chiosa dicendo "e poi ce l'ho più grosso".
A quel punto anche il cervello è convinto, oggi si corre.

Torno a casa, prima che qualcuno dica "si però" mi metto gli abiti tecnico-sportivi e mi butto in strada, nell'auricolare parte "Eye of the tiger" (messa ad hoc) e io ho gli occhi di una tigre fino al semaforo, poi divento lince e a metà strada sono un gattone castrato. Ma, stranamente, non mollo, intensifico gli sforzi, il mio corpo ha il sopravvento sul mio cervello e corro. La mia corsa è quanto di meno efficiente si sia mai visto sulla faccia della terra.
Ma non mi fermo, corro come il vento che soffia....no, dai non è vero.
Corro e, se nessuno mi affianca, posso pure sembrare veloce.
Poi il disastro, parte Mandy di Barry Manilov. Questo è il gambaletto color carne della corsa.
Piantato su me stesso. Finita, kaput, non ne ho più.
Per fortuna ho fatto solo i consueti 13 metri e per tornare a casa non devo telefonare.
Non mollare.

Mangia le verdure!

L'altro giorno ho scritto la mia riflessione sulla paura. 
A questa riflessione sul cercare di dare una connotazione positiva alle motivazioni delle mie figlie se ne aggiunge una seconda. Sempre in giro (o forse in negozio) ho sentito una mamma discutere con il figlio (e già discutere con un piccolo è tutto un programma. Si discute come si fanno le risse, con quelli della tua taglia, altrimenti si parla). Comunque, l'oggetto erano le verdure.
La mamma ha detto “se mangi le verdure questa sera ti faccio vedere un cartone animato” con il tono rassegnato ma risoluto di chi lotta ogni sera con la scarsa propensione alle verdure dell'erede.
Io non so come sia finita, magari è andata bene, magari il bimbo non ha mangiato le verdure e visto lo stesso la TV, magari ha mangiato le verdure e poi letto Kant. 
Non lo so. Non voglio giudicare l'efficacia del metodo nell'immediato.
Ok, questa in realtà è frutta...
Però mi è saltata agli occhi una roba assurda: dando un rinforzo positivo ad una cosa come mangiare le verdure ha connotato negativamente il fatto. Mi spiego. Se io voglio che Gaia mangi le verdure cerco un modo per fargliele mangiare (in realtà tutto questo lo fa Giulia con una perseveranza encomiabile) ma non le prometto qualcosa. Se lo facessi darei per scontato che mangiare le verdure è un traguardo che merita un premio. Merita un premio perchè sono cattive e fanno bene. Sinceramente preferisco trovare mille e uno stratagemma (Gaia non mangia verdure ma è estremamente golosa di passato di verdure) ma non farle associare al cibo un rinforzo positivo. Non penso sia sbagliato tout court (accezione giuridica della locuzione) premiare i comportamenti dei bambini, dico solo che in un momento così emotivamente carico come la cena (se avete figli piccoli sapete quanto sia carica emotivamente la cena, fra preparare, dar da mangiare, accontentare e la tentazione di nutrirli a biscotti) si rischia di marchiare negativamente un gesto naturale come mangiare verdure. Il rischio non è che il bambino associ il premio alle verdure, il rischio è che faccia l'associazione “mi premiano perchè fa schifo, ho ragione a non volerle”. Sinceramente mi dispiacerebbe le mie piccole facessero, anche involontariamente queste associazioni col cibo.
Ripeto, non ritengo sbagliato essere premiante, anzi, però bisogna sempre ricordare che il premio è facilmente associabile ad uno sforzo e non ritengo corretto associare il cibo ad uno sforzo.