Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
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mercoledì 3 novembre 2010

Capitan Zanetti, Obiettivi ed emozioni

Ieri sera ho visto la partita. L’Inter ha perso ed ho sentito alcuni cronisti e giornalisti dire che è colpa dell’appagamento. I giocatori sono gli stessi, la scorsa stagione hanno vinto tutto e adesso, con la pancia piena, non sentono nuovi stimoli.
Riflettevo su queste affermazioni e ho pensato che secondo me hanno poco fondamento, temo.
Viviamo in una società che ci impone costantemente il raggiungimento di obiettivi. Abbiamo obiettivi annuali, trimestrali, mensili, periodici, di sviluppo, di crescita, personali, strategici, finanziari, di margine, temporali e chi più ne ha più ne metta.
Siamo costantemente orientati al perseguimento di obiettivi.
I più virtuosi con cui mi è capitato di dialogare hanno obiettivi eccellenti, ma è quasi un bluff linguistico.
Tornando alla mia cara Inter, sarebbe bello se i calciatori riuscissero realmente a godersi il raggiungimento di un obiettivo per tutti i mesi che gli stanno attribuendo i cronisti.
Mi piacerebbe se Capitan Zanetti, a giugno, commentando una stagione con pochi risultati dicesse: “ma vi ricordate cosa abbiamo fatto lo scorso anno, scusate per questa stagione ma ce lo dovevamo godere un po’. Personalmente è un decennio che sono qui e non vinco nulla, volevo un po’ godermela”.
Sarebbe bello sentire di qualcuno che realizza un obiettivo (professionale) e se lo gode.
Invece non sarà così a fine anno se non avremo vinto nulla non sarà per l’appagamento ma saranno state le motivazioni a mancare.
Penso infatti che motivazioni ed appagamento possano essere parenti ma non viaggino necessariamente in coppia.
Infatti, se il risultato non ha significato potrebbe giocare un ruolo importante sulla motivazione.
Penso a cosa sarebbe conseguire mensilmente dei risultati professionali (magari commerciali) che per me non hanno significato. Mi dovrei motivare per il fatto che l’ho raggiunto senza considerare importante il cosa ho raggiunto. La vedo dura, molto dura.
E se invece perseguo e raggiungo un obiettivo che per me ha valore?
Tornando all’inizio credo che ormai tutti noi ci dobbiamo confrontare con degli obiettivi, è lo strumento che usa la società per dirci che ci stiamo muovendo, che siamo parte di una evoluzione, che siamo dentro. Però questi obiettivi rischiano di impoverirsi, non dico di semplificarsi ma di impoverirsi. Un giorno mi è stato detto che raggiungere dei traguardi non basta più, devono avere significato. Bene, allora come faccio a dare significato ai miei obiettivi?
E qui torniamo la “bluff” dell’obiettivo eccellente. Bluff perché l’obiettivo eccellente non è qualcosa che si raggiunge e basta, è qualcosa che si raggiunge e si deve mantenere. Non ha un tempo, non ha una scadenza, deve essere subito e deve essere oggi.
Quindi un obiettivo senza scadenza, senza tempi, senza tappe? Gli rimane “solo” il significato, solo l’essenza dell’obiettivo in sé. È per questo che è un bluff, perché è uno stato da raggiungere e non un traguardo da tagliare. Il termine obiettivo forse è improprio.
Beh, ho ragionato a lungo su quale fosse la mia mission, quale il mio obiettivo. L’ho trovato. Sono una persona portata per il quieto vivere e per l’equilibrio. Mettere in equilibrio tutte le mie aree di vita è quello che mi porta ad essere felice. Mantenere le mie diversità di interessi, di attività, di relazioni e avere anche momenti di forte individualità, quasi di isolamento è quello che mi riempie la vita senza riuscire a saziarmi mai. Ed è incredibile come questo stato sia adatto a me, ad ogni cambiamento della mia vita.
L’arrivo di Gaia ha riempito la mia vita ma mi ha ridato tempo che non sapevo di avere per fare cose che mi appartengono. Ho scoperto che lei mi ha preso vita, cuore, spazi e tempo ma mi ha restituito il modo di avere altro tempo, altre attività, altri spazi. E questo ritengo sia per due motivi: il primo perché ho capito cosa cerco, non sempre trovo il modo di trovarlo, non sempre riesco ma ho capito cosa cerco; il secondo perché la mia bambina è un gioiello, mi ha fatto scoprire un nuovo modo di intendere i rapporti, fatti di emozioni pure, della totale incapacità di comunicare se non attraverso emozioni.

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