Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

lunedì 28 maggio 2012

Futuri padri, ecco un paio di cose che potrebbero servirvi.

Dunque dunque, un piccolo e breve post di utilità sociale.
Ormai la mia bimba più piccola ha due mesi, abbiamo trovato un certo ritmo e quindi mi sento di raccontare un po' la mia esperienza, specialmente perchè sia per gaia che per Bianca alcuni momenti sono classici.
Quindi, voi che siete in procinto di diventare babbi, ecco la mia esperienza, ecco cosa vi aspetta.
padre stanco
I primi due o tre giorni sono uno spettacolo. Mamma e figlia sono tornate a casa, voi siete forti delle due o tre notti che avete passato in solitudine.....anzi, un passo in dietro.
E' nata la vostra erede o il vostro erede. Prima cosa importante da sapere.
Avrete due o tre notti da passare a casa da soli, la vostra compagna con l'erede in ospedale, tutto sotto controllo, tutto sorvegliato. La tentazione di andare a passare notti di follie è tanta ma sappiate questo. Quando l'erede crescerà ci saranno occasioni di baldoria ma dal momento che la creatura tornerà a casa il vostro sonno non sarà più lo stesso. Mai più. Almeno fino al compimento dei trent'anni della piccola o del piccolo.
Bene, torniamo ai primi giorni. Tutto vi sembrerà perfetto, la bestiolina dorme beata tutto il tempo e svegliarvi per aiutare il vostro unico amore ad allattare non è così male. Arrivate pure a pensare che gli altri abbiano esagerato, che ci sia una sorta di patto fra neo genitori per non rivelare che la paternità è una passeggiata. Balle. Nessuno vi ha mai detto che la creatura ci mette un po' a rendersi conto che se rompe le balle qualcuno reagisce. Dentro la pancia doveva arrangiarsi, non c'era nessuno che correva ad aiutarla. Non appena realizza che se si sente sporca qualcuno provvede i ritmi cambiano. Passati i primi giorni, o meglio le prima notti, non farete altro che chiedervi perché tutto è cambiato, perché non è più come prima. Questo è l'errore principe e queste che state leggendo sono le uniche righe serie di tutto il post: la vostra creatura cambia alla velocità della luce, voi non avete fatto nulla, solo che oggi lei è diversa da ieri e domani cambierà ancora. Non colpevolizzatevi, non cercate i vostri errori, cercate solo di ascoltare la vostra piccola.
padre stremato
Passata questa prima fase di delirio vi troverete nella fase “uova sul ghiaccio unto”. La creatura, che di giorno è misteriosamente angelica, di notte si anima. Voi ormai siete stanchi, pentiti di non aver dormito quelle famose tre notti invece di rivedere la finale di Champions di pelota basca per la trentesima volta con birra e patatine fino alle tre di notte. Lei invece vi guarda e contorce le labbra minacciando urla e pianti. Ecco altre righe serie: se il vostro angelo si rilassa standovi in braccio mandate a cagare tutti quei professori che vi dicono che se lo tenete in braccio lo viziate. E' vostro figlio, cosa l'avete fatto a fare se non potete tenerlo in braccio. Mica sono una zebra che devo insegnarli a scappare.
Nel primo periodo l'unica vostra preoccupazione, oltre alle funzioni vitali, sia che sia sereno. Non importa come, fatelo stare sereno. Un bimbo sereno dorme. E il saggio dice “non esistono genitori bravi o cattivi, esistono genitori che la notte dormono e genitori che la notte non dormono”.
Ok, mettiamo che siate stati bravi, vi stendete nel letto con la creatura che respira armoniosamente nell'altra stanza (non cedete, non fatela dormire da voi, fare 10 passi in più per un mese vale la pena. Anzi, fate come vi pare, purchè sia serena la creatura). A questo punto capite cosa significa che i genitori dormono con un occhio aperto. Il vostro riposo non sarà mai più lo stesso, percepirete i pensieri di vostro figlio, sentirete il suo battito cardiaco a tre stanze di distanza. E questo sarà così fino a quando non sarete nonni. Non accumulate stanchezza, cercate di trovare un nuovo equilibrio. Non importa se il piccolo dormirà dai nonni fra pochi mesi o altro, il sonno da genitori non è uguale al sonno da figli. Però imparerete a farvelo bastare, ve lo dico con certezza.
Concludo con un paio di riflessioni.
La prima, io ho avuto culo, ho due figlie eccezionali ed una moglie mostruosa per affetto e gestione dello stress da urla e da pianti.
La seconda, non vergognatevi mai di pensare che vostro figlio è uno stronzo. Già, capita. Non sentitevi bestie. Certo, se cominciate a pensare che dentro il forno forse riposerebbe meglio preoccupatevi. Però vi dico, io ho due figlie che le vostre non saranno mai così brave eppure l'ho pensato, ho pensato di non poterne più. Cosa mi ha aiutato? Quando nel cuore della notte le mie bimbe piangono e non hanno tregua e io sono stanco e Giulia è stanca io mi siedo, le prendo in braccio gli dico che sono stronze e malefiche, poi le guardo, le fisso e il resto lo fa essere padre. Quando vi fanno incazzare, quando vi strappano il cuore dal petto con il loro pianto, quando vi sfiniscono, quando vi sentite che vi tolgono l'anima voi non smettete mai di guardarle. Non mollate mai, io so che vi sentirete delle bestie e non ammetterete mai questa debolezza. Vi rivelo un segreto: tutti i genitori del mondo sono stati in quella situazione, a tutti è capitato un momento in cui non ce n'era più, in cui l'anima si svuota. Ma nessuno lo ammette mai. Non abbiate paura, è normale non sopportare i vostri figli. Sono la cosa che più amate al mondo, è normale che siano la cosa che più vi può toccare.
padre innamorato

Detto questo, il periodo peggiore sono i primi tre mesi, solo nei primi tre mesi penserete di non farcela. Passati i tre mesi sarà ogni giorno più facile, più divertente, più coinvolgente.
Ogni sera, quando tutto è calmo e vado a letto sono triste perchè un altro giorno con le mie bimbe è andato e non torna più in dietro. Invece vorrei mille giorni per ogni giorno.

venerdì 25 maggio 2012

Un terreno fertile per usicre dalla crisi.


Sono momenti molto difficili, leggere il giornale in questi giorni o altro canale informativo è deprimente.
Non c'è futuro, non solo i problemi di oggi sono tanti e complessi, quelli di domani saranno peggio.
La morsa che ci stritola ogni giorno si stringe un po' di più.
Qualcuno non ce la fa, purtroppo ci è stata tolta la speranza che domani possa passare. Sappiamo che domani non passerà, che sarà ancora un po' peggio e non sappiamo come sarà quando tutto sarà finito.
Non è come curarsi un'influenza, che dopo il male si torna come prima, è come curarsi un brutto male che ci cambierà.
Cosa si può fare? Io credo che la cosa peggiore sia aspettare che succeda qualcosa. In questo momento siamo tutti in apnea, aspettiamo che qualcuno faccia un sorriso, ci mostri la strada percorsa e ci dica che davanti a noi ne abbiamo meno ed è più facile.
Nel frattempo non dobbiamo aspettare lungo la strada, dobbiamo comminare.
Solo che camminare è più difficile se non sai per quanto e se non sai quanto sarà dura, viene più semplice fermarsi, risparmiare le forze nell'attesa che ci dicano quanto manca e quanto sarà dura.
Solo che, se non ci muoviamo, questo qualcuno non arriverà mai e non ci troverà mai.
Allora cosa fare? L'ho già fatta questa domanda. Oggi parlavo con una persona che mi ha detto che questo non è il momento per scegliere le piante, è il momento per curare il terreno.
Non è il momento per scegliere i peschi migliori, già fioriti, pronti a darci frutta a volontà. Non ci sono fiori, non ci sono gemme, non ci sono alberi abbastanza forti. E se ci sono c'è il rischio che siano stanchi. E' il momento di non aver fretta, di scegliere solo il terreno, quello più fertile, quello pronto ad essere lavorato,quello dove qualcosa potrebbe attecchire. Non ci sono più piante da potare, da curare, da sfruttare, da spremere. E' andato tutto perso e chi continua a cercare piante da cui raccogliere frutti non le troverà, butterà soltanto via le sue energie.
Invece, chi saprà scegliere il terreno giusto, mettendoci passione e pazienza, allora forse, vedrà i frutti. Non è sicuro che ci saranno frutti, anzi, è molto difficile.
Però le uniche scelte che si possono fare adesso, le uniche valutazioni che si possono fare sono sul terreno. Guardiamo bene su cosa investiamo, curiamolo, seguiamolo.
E' più difficile, richiede più pazienza, più investimenti e più capacità. Non si può curare la campagna senza queste cose. Però non ci sono alternative. Qualunque scelte fate in questi tempi fatela scegliendo il terreno migliore su cui far attecchire i vostri sogni. Non illudetevi che ci siano strade più semplici, bisogna partire individuando il nostro sogno, ripulendo il terreno da erbacce e sassi, vangarlo, curarlo, seguirlo per anni con cura senza sapere cosa succederà e poi, finalmente, vedere sorgere la nostra pianta. Fate in modo che il terreno sia quello giusto per la pianta dei vostri sogni, in questo momento non si può sbagliare e non si può tornare indietro.

giovedì 3 maggio 2012

Basta rivoluzioni. Anzi, me ho in mente una

La nostra classe politica fa abbastanza schifo. La corruzione imperante è uno degli aspetti che tiene lontane da noi economie straniere e questo parte dai vertici. Come si dice, il pesce puzza dalla testa. Anche in passato abbiamo avuto classi politiche corrotte, manipulite ne ha evidenziati i traffici. Però il tempo è galantuomo e adesso quei politici mi sembrano comunque di uno spessore superiore agli attuali. Navigando i diversi social network sui quali perdo tempo sento invocare rivoluzioni da più parti. Non credo sia la soluzione, per due motivi.
foto del rivoluzionario

Per fare la rivoluzione servono palle e serve pensare che qualcuno abbia ragione e a noi manca questo requisito. La rivoluzione è un' "arma" che ormai non appartiene più alla nostra cultura, troppo anestetizzata sul proprio ego. Io vedo decinaia di "mi piace" sui post che parlano di rivoluzione ma questi mi piace sanno molto di "caspita, se andate vi appoggio, sono con voi. Certo me ne resto a casa a proteggere il mio orticello, ma col pensiero sono con voi. Giuro". Allora cosa fare? Non ne ho idea. Però basta parlare di rivoluzione, serve solo a far guadagnare tempo a chi sta cercando di capire da dove potrebbero sfilargli la sedia. Lasciamo perdere proclami di unità, non siamo un popolo unito e non lo saremo mai. Continuiamo ad essere egoisti, a cercare sempre e solo il nostro tornaconto. Continuiamo a spiare i nostri vicini annotandoci le loro disgrazie. Viviamo pensando solo a noi, fregandocene di chi non abita con noi, anche se si tratta dei nostri nonni. Non sforziamoci di essere quello che non siamo. Non vestiamoci di buonismo e di altruismo. Gli altri ci schifano, ormai tutto quello che non siamo noi è una minaccia. Continuiamo così. Però facciamolo con una sola, piccola modifica. Proviamo ad amare noi stessi e a fottere gli altri però rispettando le regole. Solo questo. Cerchiamo di primeggiare a scapito di chiunque ma rispettiamo le regole. Fra non molto, anche solo dieci anni, credo che saremo in un posto diverso. Non fingiamo altruismo ma stiamo dentro le regole. È l'unica vera rivoluzione accettabile, l'unica strada che possiamo realmente percorrere. Sono convinto che una persona egoista e che vuole solo la propria felicità che rispetta le regole sia poi in grado di pretenderne il rispetto anche da altri.

lunedì 23 aprile 2012

Come val la pena discutere...un quarto d'ora massimo.

Le discussioni non dovrebbero mai protrarsi oltre i quindici minuti.
Per un paio di motivi che ritengo ragionevoli:
1. Se uno è fortemente convinto di una sua posizione deve essere in grado di esplicitarla correttamente e chiaramente in meno di sette minuti e mezzo (quindici minuti diviso due, se la discussione prevede due contrapposizioni). Tenete presente che sette minuti e mezzo sono una enormità di tempo per esporre una tesi;

2. Superato un certo limite di tempo diventa più difficile tornare sui propri passi. Ovvero, se mi accorgo che stavo dicendo una cazzata dopo quindici minuti posso pensare di ricredermi. Oltre i quindici minuti subentra una questione di orgoglio e difesa personale e diventa impossibile ricredersi. Pensate di dover ammetere di aver sbagliato e dover dare la ragione al vostro antagonista dopo due giorni di discussioni. Impossibile. Io personalmente difenderei l'impossibile pur di non ricredermi dopo averci investito tempo in discussioni.
3. Se siamo veramente interessati ad ascoltare le posizioni dell'altro sette minuti e mezzo sono un tempo ragionevole da dedicargli rimanendo lucidi, concentrati e neutri nella valutazione delle altrui tesi, se non mi interessa ascoltare le sue tesi perchè son convinto di aver ragione perchè perdere più di un quarto d'ora. Invece in pochi minuti posso essere in sospensione di giudizio senza correre il rischio di essere prevenuto, posso forzare me stesdso ad essere lucido e costruttivo. Oltre i meccanismo di difesa diventano veramente troppo efficaci.
4. Non vale mai la pena discutere a lungo, bisogna essere veloci, ascoltare con attenzione, ragionare e decidere cosa fare, insistere, cedere, trovare un punto d'incontro.

Post velocissimo, in questo periodo mi ritrovo l'agenda un po' fitta e mi trascuro un po'. Saprò rifarmi.....credo.

Un abbraccio a tutti i fedelissimi, tutti e tre.....

sabato 31 marzo 2012

Burocrazia e buon senso. Un posto migliore per me, prima che le mie figlie

Personalissimo post di sfogo.
Il 22 è nata la mia seconda bimba, Bianca, avrete letto il post.
Bene, in ospedale c'è la possibilità di registrare all'anagrafe la nuova nata direttamente da un ufficio all'interno dell'ospedale stesso. Bella cosa, così mi risparmio di andare in Comune che, con due bimbe piccole, non è così facile da gestire. Anche se si è genitori per la prima volta, i giorni post nascita sono sempre un po' deliranti, il servizio in ospedale è molto utile. Vado è trovo una signora gentilissima, lo specifico perchè quello che mi fa incazzare non sono le persone ma il processo, che registra a mano su un modulo i dati miei e di mia figlia. Prima assurdità: Giulia ed io siamo sposati e quindi la registrazione di mia figlia poteva farla anche un nonno, non lo fossimo stati avremmo dovuto farla lei ed io entrambi fisicamente presenti. Mah. Pausa di rifelssione. Altro mah.
Comunque, siamo nel 2012 e viene ancora compilato un modulo a mano che poi viene spedito via raccomandata in Comune.
Non voglio mica dire che basterebbe una postazione con un collegamento alla pagina dell'anagrafe e uno da solo si registra la figlia, però almeno un documento elettronico da inviare attarverso PEC si poteva fare. Forse ci risparmiamo pure i soldi delle raccomandate. Da dire che il servizio in ospedale in realtà non sembra molto apprezzato, da inizio anno si sono registrati solo una trentina di bimbi. Però in reparto non c'è un cartello che dice "ehi genitori, invece di sbattervi per andare in comune, intanto che aspettate che facciano la visita alla vostra compagna, fatevi due passi e andate a registrare il vostro erede in ospedale".
Io credo che pirma di chiedermi altri soldi in tasse si potrebbe:
1. eliminare il servizio anagrafe dal comune, i figili nascono in ospedale, la registrazione si fa lì.
2. se un figlio viene riconosciuto basta uno dei due presenti al momento del concepimento per registrarlo, non perdiamo il buon senso, mai.
3. eliminare l'invio della raccomandata, non solo costa dei soldi, è anche una perdita di tempo (dato che, ad esempio, io non riesco a presentare la domanda all'asilo corredata di ISEE perchè la raccomandata è partita, è in viaggio, ma non è arrivata e il tempo per presentare la domanda scade).

Preciso nuovamente che le persone che sono state coinvolte in questo giro sono state molto intelligenti, disponibili e squisite, le ringrazio pubblicamente per aver fatto sempre mezza cosa in più rispetto a quello che veniva richiesto. Purtroppo nel tentativo di erogare un servizio intelligente si è fatto un obrobrio.
Come disse una volta uno che conosco: "complimenti, hai trasformato una buona idea in una cazzata".

Forza e coraggio che di assurdità così è piena l'Italia e sono soldi risparmiabili a tempo zero. Ripeto, a tempo zero, non servono giorni, mesi, anni per sistemare questa cosa. La PEC a me e all'azienda in cui sono l'hanno imposta, perchè fra aziende comunali e statali non funziona?
Per fare un'Italia che funziona meglio si può anche partire da piccole cose, non dobbiamo per forza pensare di fare un paese migliore per i nostri figli, pensiamo di farlo in primis per noi, adesso. Non solo domani, miglioriamo ciò che è possibile adesso. Il tempo fa una gran differenza. Proviamo ad essere egoisti, ragionare in maniera altruistica, anche se rivolta ai nostri figli, non funziona, siamo sempre lì. Facciamo gli egositi, ci sono un mucchio di piccole cose da sistemare subito per rendere l'Italia un posto migliore, già dal prossimo mese. E oggi è il 31, intendo aprile, con prossimo mese.
Resto a disposizione per enti privati per proposte di miglioramente concreto immediato.

giovedì 22 marzo 2012

Ben arrivata


Ciao Bianca, benvenuta al mondo. Mi fai impazzire, proprio come tua sorella. Ho passato nove mesi a chiedermi come fosse possibile amare un'altra persona oltre tua sorella, mi è bastato vederti per capirlo.
Vorrei dirti mille cose ma mi vengono solo sciocchi suggerimenti, accontentati, fortunatamente tua mamma e tua sorella sono persone eccezionali, potrai imparare molto da loro.
Prenditi sempre del tempo solo per te, sei parte della nostra tribù e lo sarai per sempre. Ogni tanto sparisci, dedicati solo a te.
Quando avrai almeno trent'anni, pesati una volta a settimana, non per il peso, ma per rispettare la tua salute per quando ne avrai il doppio, di anni.
Leggi bei libri, aiutano a sorridere. Impara a sorridere, come fa Gaia. Leggi tanto, ti aiuterà a capire i tuoi pensieri.
Sfoglia le riviste, ogni tanto prendi una rivista e guarda solo le foto, ti aiuterà a mettere in ordine il cervello.
Non aver paura di copiare, se c'è qualcosa di bello in giro fallo tuo. Però rispetta chi l'ha fatto per primo.


Guarda la tv e naviga su internet, non puoi prescindere dal mondo in cui vivi, conoscilo, non limitare gli stimoli che ricevi, impara ad analizzarli e a sceglierli.
Chiedi aiuto, io ci sarò sempre ma se impari a chiedere aiuto ti stupirai da quante persone ci saranno per te.
Fidati di noi. Ascolta tua sorella e fatti ascoltare da lei, il mondo vi appartiene, state vicine.
Impara a dare un nome alle tue emozioni, non accontentarti di felicità e tristezza, ne meriti di più, ne puoi vivere di più.
Usa la testa, anche per capire quando non usarla. Cerca di prendere le cose seriamente e la vita con leggerezza.
Non darmi sempre retta, sono una persona, la cosa più naturale che posso fare è sbagliare.
Se prendi un gelato non prendere gusti light, bacio, nocciola, panna montata, crema catalana questi sono gusti veri.
Vivi di passioni, ci vuole poco tempo per imparare a suonare decentemente uno strumento, per imparare uno sport, per coltivare un hobby. Non pensare mai che sia troppo tardi per iniziare. Canta. Gioca seriamente, il gioco è la cosa più importante e seria che ci sia.
Attenta allo zucchero.
Non bere mai per essere felice, bevi solo per essere più felice.
Lascia parlare gli altri, ascoltali, capiscili ma poi fai come ti pare.
Cambia opione tutte le volte che ritieni, le opinioni non fanno la coerenza delle persone, i valori la fanno. Rispetta il tuo tempo.
Quando sarò vecchio porta pazienza, se tanto mi da tanto sarò un brontolone.

venerdì 2 marzo 2012

Bisogna essere intelligenti per non aver ragione


Tempo fa ho scritto un post estremamente intelligente riguardo all'importanza di ascoltare bene le domande che ci vengono poste prima di rispondere e di come il rischio principale sia quello di rispondere quello che sappiamo e non quello che ci viene chiesto.
Bene, proseguiamo sul filone dell'ascolto per affrontare un altro aspetto importante. Il titolo è “bisogna essere intelligenti per non aver ragione”.
Nei miei anni di lavoro mi sono confrontato con tante persone e spesso su posizioni discordanti. Fino ad oggi ho sempre apprezzato la capacità delle persone di difendere i propri ragionamenti ma oggi, a fronte di un confronto con un ispettore, mi sono reso conto di come le persone difendano maggiormente la propria necessità di mantenere la ragione rispetto ai contenuti delle loro tesi.
Ho pensato a quante volte ho sentito persone modificare le proprie affermazioni, anche in maniera impercettibile per poter mantenere la ragione.
La foto non c'azzecca ma mi piaceva
Ecco che sono arrivato alla conclusione che per non aver ragione è necessario essere dotati di grande intelligenza. Perché avere la lucidità per capire che il nostro interlocutore ha ragione e l'umiltà per ammetterlo è difficile. Siamo talmente concentrati sul non perdere la ragione che non ci rendiamo conto di contraddire la nostra posizione. E' incredibile quante volte accada. Nessuno è più disposto ad affermare di non aver ragione, si arriva per approssimazioni successive ad un compromesso. Per esempio, se io sostengo che la terra è piatta e il mio interlocutore sostiene che è tonda, arriveremo progressivamente ad essere d'accordo sul fatto che sia effettivamente ovale sorprendendoci di come stessimo dicendo entrambi la stessa cosa. Quante volte ho sentito discussioni chiudersi con un “stavamo dicendo la stessa cosa e non ce ne siamo accorti (grassa risata di sollievo per non aver perso la ragione da parte di entrambi)”.
Non è vero, adesso diciamo la stessa cosa perchè non riusciamo a tollerare l'idea di non aver ragione e piuttosto cambiamo piano piano idea. Questo quando non ci rifugiamo in un'ottusa sordità e rifuggiamo qualsiasi confronto, tanto abbiamo ragione.
Bene, riprendendo il filo, bisogna essere molto intelligenti per avere la lucidità di capire che non si ha ragione mentre tutto il nostro cervello è impegnato per non perderla, la ragione. Mentre ogni singolo neurone lotta strenuamente per avere ragione non è facile rendersi conto che non si ha ragione, specialmente nella concitazione di una discussione.
Ma perchè tutto questo? Perchè adesso che ci penso, a mente fredda, coi neuroni disponibili, posso dire che avevo torto, cazzo. Fortuna che l'ispettore non se ne è accorto.

giovedì 1 marzo 2012

Due lezioni dallo sport


In questi giorni sono stato in contatto con gente che fa sport a livello professionistico. Con loro ho avuto modo di parlare di lavoro in team e di chiarirmi molto le cose.
Molte volte le aziende hanno “pescato” dagli ambienti sportivi dei testimonial per affrontare temi di carattere organizzativo.
Ma cosa può seriamente insegnarci lo sport? O meglio, lo sport può realmente insegnarci qualcosa?
Secondo me sì e in queste settimane l'ho capito meglio.
Ci sono due concetti di cui molte aziende riempiono le loro carte dei valori o tentano di far passare come elementi distintivi della cultura organizzativa ma che difficilmente si sostanzia.
Il primo è quello di obiettivo. Molte aziende ormai si definiscono aziende tese verso l'obiettivo e affermano di lavorare per obiettivi. Però sappiamo che l'essere umano si trova meglio nei successi che negli insuccessi e che gli obiettivi hanno maggior valore se hanno a che fare con premi economici.
Ecco, nello sport non è così. Gli obiettivi sono sempre sfidanti e chi fa sport non vince tornei e competizioni per soldi, lo fa per centrare l'obiettivo. Quando comincia a farlo per soldi in genere comincia a vincere un po' meno. Quindi il mondo dello sport può insegnarci a perseguire i nostri obiettivi a prescindere dagli aspetti economici, solo per gusto di eccellenza. Ne vale la pena? Io credo di sì, credo che lavorare sulla nostra reale abitudine a perseguire obiettivi sfidanti sia molto importante.
Altro aspetto è quello del lavoro in team. Il mondo dello sport lavora sempre in team e lo fa sul serio. Molte volte, nella mia minima esperienza in azienda, ho sentito confondere un lavoro in sequenza con un lavoro in team. Mi spiego, se ci riesco. Se a monte del mio lavoro c'è quello di un collega e, a mia volta, il mio lavoro serve ad un altro collega questo non è un lavoro in team, è una sequenza di attività e basta. Il fatto che l'ufficio preventivi comunichi all'ufficio acquisti alcune nuove condizioni che ha stabilito con un fornitore non è lavorare in team, è circolazione delle informazioni. Se invece l'ufficio preventivi, in sede di preventivazione, coinvolge l'ufficio acquisti nella discussione con un fornitore e magari coinvolgono anche l'ufficio progettazione per farsi avvallare una modifica tecnica, ecco, in questo caso assomiglia di più ad un lavoro in team.
A mio modo di vedere uno degli sport che meglio fotografa la reale definizione del lavoro in team è la pallavolo, dove l'interazione fra i vari atleti è obbligata, dove ci sono specializzazioni ma dove c'è anche la capacità di inserirsi al posto di un compagno fuori posto o in difficoltà.

Ok, forse mi sono un po' incasinato, proviamo a ricapitolare. Dallo sport, in questi ultimi giorni, ho imparato che gli obiettivi ci sono e non vanno modificati per essere raggiunti, vanno conquistati. Nessun atleta parte per la finale dei cento metri e, dopo cinquanta metri, pensa “Ok, Bolt è troppo veloce, argento è perfetto lo stesso”. Magari alla fine sarà comunque soddisfatto ma correrà comunque per raggiungere Bolt.
Ho anche imparato che il fatto che un lavoro sia fatto da due o più persone non vuol dire che sia un lavoro di squadra. L'interazione, lo sviluppo ed il supporto reciproco, lo stimolo continuo e la condivisione fanno un lavoro in team.

domenica 26 febbraio 2012

L'arte di non saper invecchiare?

Già lo scorso anno mi ero reso conto di quanto suonasse ridicola l'espressione "giovane trentatreenne" e quest'anno, giunto a 34, mi sento un personaggio sfigato di un film anni ottanta se mi associo l'aggettivo giovane. Però un po' mi ci sento, giovane. Nonostante le quasi due figlie, quasi cinque anni di matrimonio e tutto il resto. Forse perché la mia è la generazione degli eterni figli, quelli che per i genitori non cresceranno mai. Invece, prima o dopo, capitano, i segnali arrivano. I tre episodi che ti fanno capire che non lo sei più, giovane. Puoi mentire a te stesso quanto vuoi, puoi accusare dei dolori alla schiena uno sforzo improvviso, puoi accusare il cambio di stagione della tua stanchezza. Puoi, però prima o poi capita. Primo episodio. Personalmente mi è capitato ben due volte. Sei a bordo campo, distratto, ti giunge un pallone e senti la voce squillante di un under venti che dice "signore, SCUSI, palla". Ecco, se anche quando siete in pantaloncini e prossimi all'attività fisica si rivolgono a voi dandovi del lei è un segnale. Mi è capitato due volte, una al mare da parte di due ragazzini (e questo rende più lieve la ferita) ed una al calcetto. Secondo episodio. Questo è fresco, mi è accaduto questa sera ed è il motivo scatenante del post. Pizzeria d'asporto. Cassiera under venti che prende le pizze e dice al pizzaiolo/padrone "di chi sono?". "del ragazzo", dice lui. Lei guarda la sala e non trova nessun ragazzo. Il pizzaiolo mi indica e lei dice "ah, sono del signore". Ecco, se agli occhi dei nuovi giovani voi non apparite come giovane, nonostante l'abbigliamento giovanile e gli sforzi, allora è un altro segnale. Il terzo e ultimo episodio, che ancora non mi è capitato, si verifica quando vi cedono il posto su un mezzo pubblico. Non prendo autobus da dieci anni e treni da sette, ecco come mi aggrappo alla gioventù. Portate pazienza, vengo da una serata in cui pensavo solo a godermi la mia pizza in casa e mi è andata di traverso. Uffa.

martedì 21 febbraio 2012

Gaia e i segreti svelati alla sorella


Di nuovo sul divano, di nuovo avvolto dal nulla tipico del mio riposo serale. In realtà sono assorto a guardare Gaia.
Ad un certo punto si volta verso di me e mi inchioda con lo sguardo.
“Babba, ho pensato ad una cosa per la piccolina”.
N: “Immagino qualcosa di bello”, da qualche tempo faccio caso a come si comporta con i suoi bambolotti e non sempre è cortese.
G: “Allora, cosa ti credi. Certo, ho pensato ad una cosa. Ho pensato che voglio insegnarle che non è vero che l'importante nella vita non è partecipare”
N: “Non è neppure vincere, tesoro mio”, la interrompo convinto di poterle finalmente dare una lezione di vita, già pregusto il suo hai ragione babba, grazie.
G: “Certo, l'importante non è vincere, è ritirare il premio.”
N: “Ah... questa me la devi spiegare”.
G: “Certo. Dunque, tempo fa ho letto quella roba dell'importante non è vincere ma partecipare. Lì per lì mi è sembrata sensata. Poi però tutti commentavano che non è un dramma perdere una finale, per esempio, perché l'importante è partecipare. Secondo me questa seconda parte è sottovalutata. Il tizio che l'ha detta”
N: “Pierre de Cubertin”, grazie iPad che mi hai permesso di anticipare mia figlia e di scriverlo bene.
G: “Dicevo, il tipo che l'ha detto, quando l'ha detto, parlava delle Olimpiadi. E per forza l'importante è partecipare, arrivare alle Olimpiadi è già aver vinto, hai già ritirato il premio. Io non voglio che la piccolina cresca convinta che basti iscriversi alla vita per essere felici. No, serve ritirare il premio, serve arrivare in cima. Non basta essere nati, non basta partecipare. Ci devi arrivare, a partecipare”.
N: “Mi piace, hai ragione. Però non tutti possono ritirare il premio. Rischi che poi ci resti male”.
G: “Quello che intendi tu no, però io posso insegnarle a darsi dei traguardi, posso insegnarle ad essere superiore alle corse degli altri e a correre solo contro sé stessa. Posso insegnarle a darsi un obiettivo e a ritirare il premio. Non importa cosa faranno gli altri, lei potrà vincere sempre.”
N: “Beh, così è troppo facile, uno si assegna un obiettivo lo centra e poi si complimenta da solo”.
G: “E' per questo che le insegnerò a darsi gli obiettivi. Le insegnerò a cercare di migliorarsi sempre. Fidati, sarà sempre meglio che insegnarle che l'importante è esserci. Le insegnerò che l'importante è esserci se significa qualcosa, se arriverà alla finale delle sfide della sua vita allora l'importante sarà esserci. Voglio che impari che perdere è una lezione e non che perdere non è nulla perchè tanto partecipa e quindi vincono tutti. Dovrà migliorarsi, dovrà godersi ogni premio che ritira e dovrà godere ancora di più per ogni fallimento perchè le permetterà di alzare l'asticella la volta successiva. Fidati, farò di lei una bimba eccezionale”.
N: “Un po' mi spaventi, ma vorrei avere la capacità di trasmetterti le stesse cose, la stessa passione per la vita”.
G: “Grazie mille, non sei per niente male come babba.”