Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

giovedì 20 settembre 2012

Dedicato a tre amici. Sarete genitori fantastici.

Come ormai sapete tutti sono impegnato nell'inserimento di Bianca all'asilo e presto arriverà un bel post anche su questo.
Oggi però volevo concentrarmi su alcuni amici che presto diventeranno babbi.
Negli ultimi 3-4 anni abbiamo figliato in parecchi e adesso, fra chi raddoppia e chi aspetta il primo, è un momento di grande.....attesa.
Fra tutti quelli in attesa ci sono tre amici cui sono molto affezionato e che vorrei poter consigliare con saggezza e certezza. Invece non mi viene in mente nulla da dirgli, nessuno di quei trucchi per impedire levatacce, pianti, notti insonni, pianti, coliche, rigurgiti, pianti, cagate mega, pianti.
Ci saranno momenti in cui guarderete il vostro angelo che dorme beato e improvvisamente lui inizierà a piangere e voi non capirete il perchè, non capirete cosa abbia alterato quel bellissimo equilibrio.
Però un paio di cose posso dirle, ho poca esperienza ma sufficiente arroganza e presunzione per poter dire qualcosa.
Intanto voglio sfatare un mito, non è vero che “per diventare genitori non c'è mica una scuola”. L'ho già detto un'altra volta, per diventare genitori c'è un insegnante bravissimo, vostro figlio. Se voi lo pensate come ad un esserino che ha bisogno di cure allora imparerete con fatica e potrebbe essere pesante. Se invece pensate che sia un esserino che comunque vi comunica quando è tutto ok, quando invece è a disagio allora vi farete guidare da lui e sarà tutto bellissimo.
Le mamme hanno un rapporto speciale coi figli ma noi babbi possiamo instaurare un rapporto ad un livello incredibile, potete diventare le prime persone che li capiscono, che li ascoltano. Non lo “sentirete” come spesso capita alle mamme (che hanno sempre ragione, nel dubbio fate quello che dice la mamma) ma lo capirete. Io credo che con Gaia mi sia riuscito bene, credo di capire quello che vuole perchè l'ho osservata tanto, l'ho ascoltata tanto e mi son fatto guidare. Spesso sbaglio, ma sbaglio io a prendere una strada, non lei ad indicarmela. Ecco, prendetevi del tempo per osservare i vostri figli, per ascoltare le loro emozioni. Scoprirete che l'emozione di un neonato la si capisce anche dal respiro.
Altra cosa che ci tengo a dirvi: sarà tutto bellissimo. Lo ripeto, essere genitori è bellissimo.
Voi siete tre ragazzi stupendi, intelligenti e quindi non faticherete a capire che bellissimo e facile sono due cose diverse. I figli piccoli ti rendono famigliare questa differenza.
Purtroppo spesso la società ci porta ed associare facile con bello e noi ci impigriamo, non siamo abituati. Però se pensate ad alcuni dei momenti belli della vostra vita è facile che li abbiniate a stanchezza, all'aver dato tutto, all'essere riusciti dove era difficile. Coi figli è così, è il difficile che è bellissimo.
I vostri figli vi faranno scoprire che bello è bello e facile è un'altra cosa.
Tenetelo presente, vi aspettano giornate stupende, piene di insicurezze, di certezze che crollano, di messe in discussione, di tensioni, di paure ma bellissime. Sarà a tratti facile a tratti difficile ma sarà sempre stupendo.
Godetevi i momenti difficili, non abbiate paura, possono essere belli. E' bellissimo riuscire a far prendere sonno a vostro figlio dopo ore di coccole (non succede mai, fra l'altro, nessun genitore fa ore di coccole, gli altri genitori vi prendono in giro), è difficile ma darete il massimo e riuscirete.
Cari amici ho finito, non ho altro da dirvi. Godetevi i vostri figli, non abbiate mai paura e non rinunciate a godervi nessun momento. Vi mancherà. Sorridete sempre e quando vi sembra di non trovare il motivo è perchè guardate nella direzione sbagliata.

Ultima cosa, nessun genitore ammette che spesso è tutto molto facile. Abbiamo tutti paura che possa non esserlo più. Ognuno di noi ha intimamente paura che la magia possa rompersi e quindi non dichiara mai che è stato facile, che il piccolo dorme, che mangia e che tutto è ok. Quindi, da adesso in avanti, non accettate più consigli, chiedeteli ma non accettateli. Non fidatevi neppure di quello che vi dico io. Ricordate solo che la maggior parte delle volte è anche molto facile. Sono i vostri figli, come potrebbe essere diverso.

martedì 4 settembre 2012

I figli e il gioco, un'occasione d'oro per fare danni.

Carissimi babbi che con tanto affetto mi seguite, oggi affrontiamo un altro tema molto importante: il gioco.
Se volete fare una bella raccolta di cazzate leggete su varie riviste i pareri sul gioco per il bambino.
Concentriamoci sulle cose importanti, quelle che vi faranno divertire assieme ai vostri figli e vi faranno vivere sereni il loro sviluppo.
Intanto, come li dovete guardare mentre giocano? Vi aiuto. Voi siete su una panchina che cercate di tenere lontani dalla testa i pensieri della vita quotidiana mentre loro hanno giochi che voi non avete avuto, corrono, ridono, sudano, saltano e la loro testa li porta in terre magiche e lontane. Guardateli con invidia, morite dalla voglia di andare da loro, come cavolo dovete guardarli!?!??! Ogni volta che vado al parco con Gaia e Bianca sembro scemo. Io che scalpito, salgo di nascosto sui giochi per non farmi cazziare, e schiere di babbi, mamme e nonni che sembrano analisti che ci preoccupano di dare letture ad ogni singolo movimento dei figli. Manca solo il taccuino per gli appunti. Cazzo che idea, prossima volta mi metto su una panchina col taccuino e scuoto la testa mentre prendo appunti, secondo me lancio una moda: il parental counselor.
Esagero, mi metto con l'iPad e prendo appunti.
Tornando a noi, ho visto genitori contrariati perchè i loro figli non manifestano atteggiamenti da leader mentre giocano. Ok, non volevo ma questa ve la racconto. Se vi riconoscete in questo aneddoto sappiate che penso siate fuori dal mondo.
Gaia gioca su un castello di quelli in legno. Non le piace fare lo scivolo e quindi, una volta salita, si diverte ad andare avanti ed indietro. Ride e si diverte, quando si è rotta mi chiama. Passa attraverso il piccolo attraversamento che porta da una “torre” ad un'altra e incrocia un bambino. Si incartano un attimo quando il bambino, con grande attenzione lo ammetto, le prende le spalle, la sposta di lato e passa. Il padre era lì a fianco e mi dice “Michelino (nome di fantasia, il fenomeno è il padre lui è ancora recuperabile) si vede che ha il mio carattere, quando c'è una situazione un po' così prende in mano la situazione”. 
Dentro di me ho risposto (e adesso scrivendolo te lo rivelo, mio caro) “Si vede che è un coglione come il padre, aveva davanti una bella bimba come Gaia e l'ha scansata”.
Questo per dire cosa: vostro figlio non è il nuovo premier perchè guida gli altri bambini quando giocano ai pirati così come non sarà il nuovo Baggio perchè farà le squadre quando giocherà a calcio.
Ora, torniamo all'episodio. Devo dare atto al padre che in ogni caso stava dando un rinforzo positivo. Il mio terrore sono quei genitori che vedono il figlio da solo che gioca con una macchinina e pensano “oddiosantissimo è sociopatico”. Magari vostro figlio ha nella testa una storia talmente bella che non ha voglia di dividerla, si sta godendo la sua macchinina, è troppo concentrato su quello che fa, gli piace così tanto che ne è assorbito. Adesso provate voi a fare una cosa che vi garba un sacco, che vi toglie il fiato ed avere una persona che vi fissa contrariata.
Lasciate che i vostri figli giochino come preferiscono, incoraggiateli quando vedete comportamenti che vi piacciono ma soprattutto, imitateli quando vedete comportamenti che vi piacciono. I vostri figli vi guardano e se fanno una cosa è facile l'abbiano vista fare a voi.
Quindi siate un buon esempio, siate un modello in quello che fate. Gaia e Bianca sorridono sempre perchè Giulia gli sorride sempre e loro hanno capito che è una cosa che si fa e che è pure piacevole.

Riassumo il casino che ho creato: quando i vostri figli giocano sorridete e divertitevi, non fatevi domande. Se vedete qualcosa che vi piace copiatela, imitateli e fatevi imitare, se qualcosa non vi piace non imitatela. Siate un buon esempio più che una buona guida.
E adesso un altro promemoria per quegli adulti che si credono bambini, che vogliono giocare coi piccoli ma si sono dimenticati una regola fondamentale.
In prima assoluta la sequenza dell'evoluzione del gioco, ricordatela:
GIOCO – DIVERTIMENTO – GIOCO – NOIA – REGOLE DEL GIOCO – DIVERTIMENTO.
Le regole nel gioco arrivano solo quando il gioco è diventato noioso, il gioco non è un modo per imparare le regole, sarebbe come dire che per me la moto è un modo per imparare il codice della strada.....lasciamo stare. Quando il gioco non sarà più attraente perchè troppo facile, troppo immediato allora arriveranno le regole a renderlo ancora avvincente. Fino ad allora lasciateli giocare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 29 agosto 2012

Lasciala cadere.

Da quando la piccola e la piccolissima hanno fatto la loro comparsa le mie serate si sono diversificate rispetto ad un tempo. Una volta che si sono addormentate io in genere mi piazzo da qualche parte e leggo/scrivo/ascolto/mangio/pulisco(me stesso)/aggiusto/hobbo (voce del verbo Hobbare, ovvero praticare Hobbies). Spesso tengo la TV accesa ed ho imparato ad ascoltare i film. Ne guardo 5 minuti, giusto per associare le voci alle facce e poi ascolto quello che succede, tipo “radionovela”.
L'altro giorno stavo scrivendo ed ascoltavo un film quando la voce narrante, che poi era la protagonista ma si capiva bene quando era voce narrante e quando protagonista che parlava, ha detto che il trucco per i giocolieri non è nella presa ma nel lancio. Il mio apprezzamento per questa frase è direttamente proporzionato al disgusto per il film che per lo più è osceno.
Però questa cosa del giocoliere mi è rimasta in testa.
Manco fossi Mentana ai bei tempi del TG5 mi collego con un fatto accaduto al parco giochi con Gaia l'altra sera.
Lei era intenta ad arrampicarsi su delle scale, per accedere ad un castello che poi sfociava in uno scivolo. Bene, una volta su questo castello stava per avventurarsi in una manovra mediamente pericolosa (ai miei occhi quasi mortale) e con un guizzo che ignoravo il mio fisico fosse in grado di produrre gliel'ho impedito fra gli sguardi compiaciuti delle mamme presenti che in un attimo, vedendo in me la figura del padre che protegge le sue creature, hanno cominciato ad aggiustarsi i capelli, mostrare il decoltè, inumidirsi le labbra e lanciare nella mia direzione sorrisi e reggiseni. Ok, la parte delle madri non è vera però è vero che il mio gesto atto ad impedire la caduta di Gaia sia stato apprezzato dagli astanti.
Mentre sorridevo con Gaia ancora in braccio verso il pubblico sento il suo sguardo su di me.
Giro la testa verso di lei ed era nera. La appoggio con disinvoltura e lei risale sulle scale con il famoso “culo dritto”.
Da dietro di me sento una vocina che mi dice “Eh falla provare, mica si ammazza”.
E' Bianca che da dentro il passeggino, con sei parole, mi insegna a fare il padre.
Piccola parentesi: per chi dice che non esiste il manuale del perfetto genitore...vi sbagliate, i vostri figli sono il vostro manuale.
Da qui la riflessione, il collegamento con il giocoliere. Sono un padre che definirei "apprensivo andante", sono protettivo. Mi rendo conto che quando siamo in parco giochi sono il genitore più vicino alle sue figlie. Fino all'altro giorno mi dicevo che era perchè Gaia è una scavezzacollo che si crede una bimba di 5 anni ma ha i riflessi di una di poco meno di due (NdR volutamente scrivo i numeri ogni tanto in cifre e ogni tanto come sostantivi, mi piace ostentare incoerenza lessicale, strutturale e grammaticale.). Invece è perchè sono esagerato. Mi sono quindi riproposto una cosa, un equilibrio, un numero di giocoleria: ci sono esperienze che Gaia dovrà capire che non può fare, tipo lanciarsi senza paracadute da un ponte; ci sono esperienze che Gaia dovrà fare con il mio supporto (e qui non trovo esempio....ci sarà un motivo????); ma ci sono tante esperienze che lei dovrà capire che non si fanno solo facendole. Non posso impedirle di cadere dall'altalena e sperare che lei capisca che può essere pericolosa, non adesso che ha venti2 mesi. Se la porto via da un gioco per impedirle che si faccia male lei non capirà il perchè, è troppo piccola. Non sempre è possibile farle capire che una cosa è pericolosa e credo che un divieto senza motivo sia peggio che una piccola caduta esperienziale.
Cazzo che frase che mi è uscita....un divieto senza motivo sia peggio che una piccola caduta esperienziale...ma chi sono!?!?!?!?

Quindi devo trovare il giusto equilibrio e capire quando devo prevenire, quando devo assistere e quando devo semplicemente alleviare una piccola botta. Non è facile, per me non esistono piccole botte sulle mie bimbe ma solo grandi dolori. Ma dovrò impegnarmi.
Foto di me stesso che faccio il giocoliere coi limoni

giovedì 23 agosto 2012

Perchè Giulia ha capito tutto dell'essere mamma

Mi rendo conto che i miei post una volta avevano un contenuto di altro genere ma anche io mi modifico e non ho mai detto che qui avrei scritto solo di sviluppo manageriale o di organizzazione aziendale. Adesso sono catturato dalla crescita delle mie bimbe e di questo scrivo.

Ok, non saremo mai come la mamme. Loro fanno quella cosa di crescerli nove mesi, hanno quel rapporto che noi non possiamo capire. E l'allattamento non c'entra una fava, è una questione di ruoli.
Questo però non toglie il fatto che qualcosa si possa imparare. Io ho da tempo abbandonato ogni forma di competitività con mia moglie per manifesta superiorità sul campo (sua) e quindi posso studiarla e copiarla senza sentirmi in alcun modo svilito. Non amo perdere e quindi non mi ci metto neppure.
Bene, ieri sera mentre osservato mia moglie con la bimba “grande” ho scoperto una roba illuminante. Ora, prima di rivelarla a tutti voi vi devo avvisare che, come la maggior parte delle cose illuminanti, è molto banale.
Descrizione della scena.
Gaia intenta a recepire stimoli esterni, un libricino aperto, i Barbapapà in TV, un gioco in mano, sveglia iperattiva. Grande voglia di interazioni, si muove molto, si agita, attira la nostra attenzione anzi, più precisamente, si accerta di avere la nostra attenzione. Io sulla sedia con lo stesso sguardo di Alberto Angela quando si ritrova nei pressi di un reperto, Giulia con tutta al concentrazione verso Gaia: spalle rivolte verso di lei, sorriso, posizione abbassata sulla sedia, apertura di spalle e busto.
A quel punto Gaia pronuncia tre suoni poco comprensibili. Gaia parla abbastanza chiaramente, ha i suoi tormentoni ma comincia ad articolare veri e propri pensieri. Ieri ha però detto tre cose, nell'arco di dieci minuti, per me nuove e non comprensibili. Erano: balena ed elica, rivolte a due scene dei Barbapapà e pesca, rivolto a quello che c'era sulla tavola.
Ah, dimenticavo, eravamo dai miei genitori. Tutti siamo rimasti sconcertati, è brutto quando un bimbo ti guarda, parla e tu non capisci. Vorresti incoraggiarlo ma se ti pare una lingua elfica fai fatica. Giulia ha immediatamente interpretato quei suoni correttamente, ricevendo anche una conferma da Gaia.
Ecco la lezione che ho appreso ieri, ecco perchè Giulia è una madre incredibile.
Anche lei si bsgalierà, si incazzerà, perderà la pazienza ma lei ha capito la regola del gioco. Un conto è sbagliare, un conto è non capire.
A lei è chiara in testa, irremovibile e inconfutabile, una assoluta verità nel rapporto fra adulti e bambini: siamo noi che dobbiamo capire loro, non loro che devono farsi capire da noi.
Ognuno di noi ha la responsabilità di quello che dice, del fatto che deve preoccuparsi di quello che gli altri capiscono. Ma questo presuppone che ci siano eguali capacità. Chi si lamenta perchè uno straniero che mastica poco italiano si fa capire male? In genere lo si aiuta e incoraggia per ogni mezza parola pronunciata correttamente.
Coi bambini è uguale. Attenzione, non mi riferisco a quando loro cercano di parlare, in questo caso è facile, per lo più. Io mi riferisco a quando siamo noi che gli parliamo, che cerchiamo di educarli, di crescerli, di farli famigliarizzare con le regole che abbiamo deciso essere importanti. In tutti questi casi dobbiamo usare il loro linguaggio ed adattarci a loro, non lamentarci perchè non ci capiscono. I bimbi ci capiscono più di quello che crediamo, solo che noi non sempre stiamo dicendo quello che crediamo, spesso comunichiamo cose che non ci accorgiamo semplicemente perchè ci chiediamo se loro ci capiscono mentre siamo noi che dobbiamo sforzarci di capire loro.

lunedì 20 agosto 2012

Altro post pseudo educativo. Forza babbi che siam forti.

Ecco un altro post dalla serie "cazzo se è babbo questo posso farcela pure io".
Cari neo babbi, unitevi a me in un abbraccio virtuale e ripetete "non saremo mai delle madri ma cazzo siam bravi lo stesso".
Scrivo questo post dopo un pomeriggio al parco con mia figlia Gaia immersa nei giochi e Bianca immersa nei suoi pensieri da passeggino.
Volevo solo dirvi: non tutto quello che vostra figlia fa di sbagliato è realmente sbagliato e non tutto quello che fa di sbagliato è colpa vostra.
Perchè questo?
Ieri seguendo Gaia ci son state almeno cinque o sei occasioni in cui mi son detto "ah cazzo e se cadeva?", "no, perchè l'ho fatta arrampicare, se poi prende il vizio?", "guarda come suda, dovrei dirle di non scalmanarsi".
Insomma, se state a guardare i dettagli impazzite. Per ogni gioco di vostra figlia, per ogni suo movimento, per ogni pensiero, per ogni volta che non mangia, che non dorme, che non rutta, che si lamenta, che cade, che non cade, che mangia male, che non mangia le verdure, che ruba i giochi ad un amichetto, che spinge, che morde, che urla, che graffia, che salta, che non reagisce, che parla, che non  parla, che non beve, che si sporca, che sporca il mondo attorno a lei, che sporca il vestito appena messo, che butta il cappellino che la protegge dal sole, che non la fa nel vasino, che la fa nel vasino e poi ci gioca, per ogni capirccio per un gioco, per ogni capriccio per il ciuccio, per ogni merenda sbagliata, per ognuna di queste cose voi avrete sbagliato.
Sappiatelo, vostra figlia farà quello che voi fate. Attenzione perchè adesso arriva il punto focale. I vostri figli vi imitano. Solita pausa per farlo sedimentate....I VOSTRI FIGLI VI GUARDANO, SEMPRE, E POI VI IMITANO.
Bene, non pensateci, non perdetevi dietro ad ogni cosa sbagliata che farete per lei e con lei, non fatevi venire l'ansia per questa cosa, non è una condanna, è un'arma. Pensate solo ad essere positivi, ad essere felici per ogni successo, per ogni cosa che le avrete insegnato, per ogni volta che farà qualcosa che ha visto fare a voi e vi riempirà di gioia.
Non perdete tempo dietro a quello che sta facendo di sbagliato e che ha visto fare a voi, pensate ad essere un esempio positivo per lei, pensate a dare esempi positivi, se qualcosa non vi piace non correggetela, date solo un esempio positivo da seguire.
Siate un esempio costante e positivo. Se vi seguirà in un comportamto sbagliato non correggete lei, non dite "qeusto lo fanno i grandi", semplicemente correggete il vostro comportamento, fatele vedere qualcosa di positivo, fatele vedere della felicità e lei sarà felice.

Di seguito un video che rende l'idea e che ispira il mio essere genitore.


domenica 19 agosto 2012

Miglioramento personale. Un espediente x non essere polemico

Dai tempi del liceo Ferragosto segna l'inizio della fine dell'estate e il momento per i primi bilanci. Quanti compiti non ho fatto, quanti libri non ho letto, quante ragazze non ho conquistato ecc ecc.
Questa cosa mi dev'essere rimasta perché i giorni successivi al 15 comincio a fare bilanci e buoni propositi, una sorta di controllo di gestione in previsione dell'ultimo strappo fino alla fine dell'anno, per capire cosa mi riuscirà e cosa no.
Quindi sono all'ennesimo capitolo sul programma di miglioramento continuo.
Uno degli aspetti che più mi caratterizza ma che meno mi piace di me stesso è la mia natura polemica. Sono molto polemico, o almeno lo sono spesso, e ogni tanto ho anche lievi sfumature di arroganza.
Mi viene bene, non è un aspetto coltivato.
Negli anni, per rendermi meno sgradevole, ho trovato il modo per esserlo in modo quanto meno costruttivo.
Ho deciso che non basta, che devo smettere, almeno ridurre.
Ho cercato sulla cara Wikipedia il significato di polemica e ho trovato "attinente alla guerra".
Parentesi: adoro approfondire l'etimologia e il significato delle parole, forse dovrei studiare greco.
Tornando a noi, ho pensato che nascondere un atteggiamento fastidioso per gli altri dietro ad un ossimoro sia sbagliato. Polemica costruttiva è un ossimoro, qualcosa di attinente alla guerra non può essere costruttivo.
Bene, per essere polemici bisogna cercar di muoversi sempre con grande attenzione, grande cura. Quando si attacca una persona bisogna essere in grado di parare i primi colpi difensivi, prima di poter affondare il colpo. A quel punto, quando la difesa diventa più forte la si pone ad un piano eccessivo ridimensionando il proprio attacco dietro alla finalità costruttiva. Si stuzzica la persona, si scatena una reazione stando attenti a non offrire nessun fianco e infine, quando la reazione è sufficientemente calda, si ridimensiona l'attacco dietro scopi di miglioramento sociale e planetario, lasciando l'individuo incazzato e senza possibilità di dar sfogo, mettendolo anche nella posizione di chi ha esagerato a reagire.
Bene, tutto questo cade se si considera l'ossimoro (ok, volevo usarlo almeno due volte) polemica costruttiva. Non esiste. A questo punto si espone un fianco del polemico che rimane solo una persona per lo più stronza e senza via di fuga.
Ecco, essere stronzo non è che mi piaccia. Potrebbe essere lo stimolo giusto, vi saprò dire.

sabato 4 agosto 2012

Differenza fra un vincente e un campione, post olimpico


Dai, potevo non scrivere un posto olimpico?
Intanto, atleta olimpico è colui che partecipa, atleta olimpionico è colui che vince. Così, per fare un po' di cultura e far vedere che so le cose son bravo a usare wikipedia.
Bene, guardando le olimpiadi si entra in contatto con la vita di tante persone, chi ci racconta l'evento, quando è bravo, ci fa conoscere anche chi sta per compierlo, la sua storia, le sue difficoltà.
Per alcuni di loro si tratta del coronamento di anni di lavoro, spesso all'ombra, con fatica, mezzi risicati. Ci sono un sacco di sportivi che vivono sotto i riflettori, come star, ma ce ne sono altrettanti che non lo fanno, semplicemente perchè madre natura li ha dotati di talento e passione per uno di quelli che si chiamano sport minori (chi inventa un altro modo di dire? Altrimenti comincio a chiamare il calcio “sport inferiore”).
Mi son fatto una bella scorpacciata di olimpiadi e di storie di atleti e ho scoperto una cosa.
Ho scoperto la differenza fra il campione e il vincente.
Il vincente è colui che ha il grandissimo dono di riuscire a portare il proprio livello di energia al massimo quando conta e quindi vince. Ci sono stati tanti atleti che nella loro vita hanno vinto solo tre gare e hanno portato a casa tre ori e altri che hanno vinto cento gare e neppure un bronzo.
I campioni invece li ho scoperti con questa olimpiade.
I campioni sono quei ragazzi che vincono da tempo competizioni di diverso tipo, europei, mondiali e arrivano alle olimpiadi per la consacrazione. Hanno tutto da perdere.
Si dice spesso che un atleta che non ha nulla da vincere è in grado di prodursi in performance incredibili proprio perché non ha nulla da perdere.
Ecco, in queste prima settimane ho scoperto che il campione, quello vero, è quello che non devi incontrare perché ha tutto da perdere e quando ha tutto da perdere porta la sua performance ad un livello superiore.
Volete degli esempi: Jessica Rossi oggi, Daniele Molmenti ma anche Valentina Vezzali.
Valentina è stata la nostra portabandiera, ha perso la semifinale contro la compagna di squadra ed entrata nella finale per il bronzo. La finale del bronzo, sportivamente parlando, è una carognata.
Bene, avete visto la gara per il bronzo. Vale aveva tutto da perdere, anni di dominio, era stata portabandiera, già vedevo i titoli “crolla un'altra grande donna ma il fioretto Italiano è salvo”. Io non riesco a immaginarmi una situazione in cui un'atleta di 38 anni ha più da perdere. Forse la situazione peggiore sarebbe stata con le olimpiadi a Jesi, per dire.
Torniamo a noi, avete visto quella cazzo di finale? Bene, dopo poco dall'inizio io fossi stata la Coreana avrei preferito mi avessero scatenato contro 5 tigri affamate e mi avessero cosparso il corpetto di sangue.
La campionessa, quella vera, con le spalle al muro e tutto da perdere era imbattibile. Quella finale se la disputano 100 volte lei la vince 101.
Ecco cosa ho imparato dalle olimpiadi, quando hai tutto da perdere hai l'occasione di alzare il tuo livello vitale dove non pensavi e salvare tutto quello che hai da perdere, in ogni caso. Chi non ah nulla da perdere non ha nulla per cui combattere, nulla più.
Da Londra (magari) per ora è tutto.

venerdì 3 agosto 2012

Gioe da babbo primi mesi, diciamo primi 18 mesi.


Carissimi babbi e futuri babbi che vi abbeverate alla fonte della mia esperienza come pellegrini dispersi del deserto suggono umidità da ogni arbusto ecco un'altra perla della rubrica: “Per fortuna che le mie figlie sono veloci ad imparare a fare le figlie perchè io ad imparare a fare il babbo ci metto del tempo” (è aperta la selezione di un titolista per le rubriche).
Ci sono alcuni falsi miti circa le prime tappe di sviluppo dei figli e vorrei mettervi in guardia in modo che vi possiate concentrare sulle cose veramente importanti.
Uno di questi è la prima parola. La prima parola di un bimbo non esiste, esiste invece l'interpretazione faziosa ed esagerata delle mamme di ogni suono che fuoriesce dalla bocca della piccola. Arriva un certo punto dello sviluppo delle piccine in cui tutti sentono emettere parole distinte. Sono versi, strani incastri sillabici, non esiste nessuna prima parola.
Stessa cosa per i primi passi. Sono un falso mito. Non c'è un giorno in cui vostra figlia comincia a camminare, semplicemente c'è una progressione di appigli, equilibri statici, equilibri dinamici, inerzia e alla fine passi messi in fila.
Quindi non perdete tempo aspettando questi eventi con telecamere sempre sotto carica per registrare l'evento.
Le cose che veramente contano sono altre.
La prima volta che, dopo una poppata, vi mettete la piccola sulla spalla, delicatamente le battete la schiena e lei esplode un boato che fa girare vostra moglie (o compagna, in questo blog accettiamo anche che un bimbo abbia due mamme o due babbi, pensiamo comunque che sia una buona cosa avere attorno gente che ama dei figli) con sguardo disgustato convinta siate stati voi. Questo è un momento epico. Oppure quando siete sul divano, stremati, una mano che culla la sdraietta dove la piccola ha appena trovato un po' di tregua e sentite un rombo che subito vi porta a incrociare lo sguardo degli altri adulti presenti in sala per cercare il colpevole e sentite il sospiro di sollievo della piccina. Vi auguro di cuore che nessuno dei vostri piccini soffra mai di coliche ma, dovesse capitarvi, arriverete ad esultare ad ogni missile del piccolo come fosse un goal di Grosso ai mondiali. Non sottovalutate mai i suoni emessi dai vostri figli. Altro momento mitico è quando assaporate il significato di paradiso. Il vostro piccolo amore prende la sua ultima poppata alle 22,30/23,00, voi lo poggiate e, se siete fortunati, si addormenta. Ecco, arriva un giorno in cui, come per miracolo, realizzando un sogno che da mesi non si concretizzava, la vostra creatura inizia a piangere e voi aprite gli occhi, guardate la sveglia e leggete 6,07. Ecco, in quel preciso momento non esiste persona che amate di più al mondo di quella piccola creatura dormigliona. Poi ci sono le piccole soddisfazioni tipiche del babbo. La mamma si gode i primi mesi con le piccole (July ti ammiro un sacco per come resisti, per come lo fai e per come stai trasformando in splendide donnine le due bimbe. Io non riuscirei in un decimo delle cose che fai tu per loro e con loro. Sei la mamma che tutti dovrebbero avere e la moglie che tutti dovrebbero invidiarmi) il babbo è un po' più distante. Però arrivano due episodi che sono stupendi. Il primo avviene quasi subito, state pronti a godervelo. Vi avvicinate alla culla o alla sdraietta, allungate le mani e quella piccola gioia vi mette a fuoco per la prima volta. E vi riconosce. E vi sorride. Ecco in quel momento non dite nulla a nessuno, non chiamate il vostro compagno/compagna/moglie/unionenonaccettatadallachiesa, tenetevi per voi quel sorriso, siate egoisti. In fin dei conti è voi che ha messo a fuoco. Se state attenti potete sentire il vostro apparato endocrino rilasciare ormoni di felicità.
Il secondo momento è ancora meglio. Ci saranno saluti alla sera quando rientrate, ci saranno parole dolcissime, carezze, tenerezze, però c'è un momento in cui vi sentirete invincibili. State rientrando da una uscita serale e ad un certo punto la vostra creatura si addormenta. Arrivate a casa, slacciate le cinture del seggiolino e la prendete in braccio. Lei apre gli occhi, li apre per un istante, cerca di capire dov'è, poi incrocia il vostro sguardo e voi sentite il suo piccolo corpicino che si rilassa e vi abbraccia. E' il suo modo di dirvi “ok, sono al sicuro”. In quel momento, quando sentite il suo corpo che perde tensione e si rilassa in braccio a voi può succedere di tutto. Quella che segue vi giuro è una storia vera. Avevo parcheggiato un po' distante da casa, era notte e avevo Gaia in braccio che mi stringeva rilassata. Un meteorite delle dimensioni dello stato del Texas mi ha centrato in pieno la testa ma nell'impatto con me si è frantumato, tanto che non ne avete neppure avuto notizia nei giornali. Giuro che è vero, è scritto su internet non può non essere vero.

giovedì 26 luglio 2012

I FalseFriend dei bambini

Per la rubrica "prova tu a capire le tue figlie anzichè imporre a loro il tuo linguaggio" ecco una nuova pillola: Gaia ha cominciato a prendere in mano i giochi e a dire il fastidioso "è mio". E' quella fase che ogni genitore odia, tutti noi, quando siamo insieme agli amici e ai loro figli rimaniamo segretamente (o anche non segretamente) delusi quando nostro figlio o nostra figlia (da adesso userò solo l'opzione femminile, dato che ho due splendide bimbe) si lancia su un gioco, specialmente se non è suo, e comincia l'odiato "è mio".
Ogni genitore vorrebbe il rispetto della proprietà altrui da parte dei propri figli. Potrei fermarmi qui, è chiaro a tutti quanto le premesse dell'atteggiamento del genitore siano una colossale puttanata. Cioè, questa fase arriva poco prima dei due anni e al genitore infastidisce perchè il figlio non rispetta l'altrui proprietà. Cazzo, potrei essere deluso da Gaia e Bianca perchè non stanno mettendo da parte i soldi per la pensione, già che ci sono.
Il fatto che questa cosa faccia incazzare ogni genitore lo si percepisce da come brillano gli occhi al genitore del compagno di giochi quando ci dice "non c'è nessun problema, lascia pure che giochi".
Il gusto che ognuno di noi prova nel dire questa frase verso un altro genitore è indice di quanto ci dispiaccia quando nostra figlia si avventa sui giochi ignorando le più semplici regole sul possesso.
L'apoteosi si ha quando il genitore tronfio dichiara "sai, il mio Luigino Maria ha già iniziato con l'asilo, è abituato a giocare con gli altri".
Avevo scordato una premessa. Quando diventerete genitori, se già non lo siete, diventerete competitivi. Lo so, è sbagliato, ma nella migliore delle ipotesi vi limiterete a dei confronti.
Quando lo farete abbiate almeno il buon senso di non confrontare vostra figlia con chi ha anche solo una settimana in più o in meno, di non parlare di percentili di crescita e di confrontare lo sviluppo socio/psico/cognitivo e motorio di vostra figlia con quello della sorella maggiore, minore o gemella che sia.
Io vivo serenamente questo aspetto per due motivi: Gaia e Bianca sono due essere speciali.




























Lunga pausa per farvi accettare la cosa. Fa male ma è così, le mie figlie sono incredibili, anche solo per il fatto che sopravvivono ad un babbo come me.Cioè, non è facile giocare con un condor alle spalle che sorride per ogni cosa che fate e che quando giocate cerca di capire cosa provate.
Quindi, quando vostra figlia cede spontaneamente un gioco mentre il figlio del vicino dell'ombrellone urla "EEEEEEE' MIIIIIOOOOOOO" voi un po' godete.
Bene, Gaia è nella fase "è mio". Però l'altro giorno ho capito una cosa: fino a quando non sarà cognitivamente in grado di parlare la mia lingua non devo interpretare quello che dice secondo il mio codice. "E' mio" è un false friend. Cosa è successo: mentre Bianca era sulla sdraietta Gaia le si avvicinava con una palla e ripeteva "è mio palla, è mio palla, è mio palla", ha posato la palla sulla sorella e ha continuato con "è mio". A quel punto ho ripensato a quando ho sentito Gaia dire è mio: lei non sottolinea un possesso, sottolinea un utilizzo. Lei non vuole dire "è mio e te non ci giochi, cazzo", vuol dire "in questo momento lo uso io, se non ti dispiace" e infatti non toglie mai giochi ai bimbi (quasi) ma ribadisce "è mio" (anche se non lo è) quando glieli portano via mentre li usa.
Ok, basta, poi mi vengono in mente tutti i danni che possono crescendo i figli con l'apprensione che facciano qualcosa di sbagliato. Adesso voglio concentrarmi e crescere B&G con l'ansia che possano fare sempre bene. Se non sbagliano mai è pericolosissimo. Quindi adesso manifesterò disappunto se fanno bene e soddisfazione se sbaglieranno.

Precisazione alla luce di alcune osservazioni pervenute in redazione.
Credo che essere competitivi possa essere molto utile nella vita, specialmente se si capisce cosa significa esserlo in modo sportivo. Sono cresciuto praticando uno sport individuale, dove vincevo (pochissimo) e perdevo (molto spesso) da solo.
Quindi insegnerò alle mie bambine ad essere competitive. Però non saranno mai un mezzo per la mia competitività. Non sono una racchetta. Il genitore che dice "Mia figlia già cammina" e giustifica la sua soddisfazione eccessiva dicendo che un po' di sana competizione non fa male non capisce la differenza fra usare il proprio figlio come uno strumento sportivo o farlo competere.
Aggiungo un'altra nota: io non ricordo nessuna delle tappe significative dello sviluppo di Gaia quindi non chiedetemi se Bianca ha fatto prima o ci ha messo di più, ci ha messo il suo tempo, sempre, così come la sorella. Erano perfettamente in tempo con loro stesse, molto spesso sono state più veloci di loro stesse.

martedì 24 luglio 2012

Dal latino la risposta ai miei dubbi paterni


Ok, lo ammetto, da quando sono diventato genitore ascolto i consigli di tutti. Poi faccio come credo, però ascolto. Nel mio grande ascoltare son finito anche a guardare “SOS tata” e, dopo i primi minuti di deliro, mi sono concentrato per estraniare le vicende e raccogliere dei consigli.
Adesso due episodi.
Dieci giorni fa sono riuscito a passare un paio d'ore al mare con Gaia e Bianca. Bianca stesa sul lettino a ridere, Gaia ed io a giocare con la sabbia. Io costruivo torri di sabbia e lei le distruggeva. Io non capivo, ho provato a dirle che non si gioca così ma lei è andata avanti imperterrita.
Oggi pomeriggio mi son messo in salotto e ho costruito una cucina per Gaia. Ho usato una scatola di cartone, un tappetino di un mouse, dell'ondulato plastico colorato, del nastro americano e della colla a caldo. Il risultato è stato pessimo, ho perso la manualità e la creatività che avevo all'asilo.
Però Gaia ha cominciato subito a giocarci, prima salendoci sopra e poi colorando quello che nei miei progetti era lo sportello per il forno. Si divertiva, anche se non giocava correttamente.
Bene, qualche minuto fa ero intento a farmi gli affari miei quando un tipo mai visto e mai conosciuto mi ha detto come fare meglio il mio lavoro. Dentro me ho pensato che lui non era nella condizione di insegnare il lavoro a me e mi sono illuminato........
CON QUALE ARROGANZA HO PENSATO DI INSEGNARE AD UN BAMBIMO COME SI GIOCA?!?!?!??!?!!??!?!
Certo che noi adulti siamo curiosi. Ci mettiamo a giocare coi bambini e pretendiamo pure che loro ubbidiscano alle nostre regole e si divertano facendo quello che noi riteniamo corretto. Magari fra qualche anno Gaia metterà in file 50 torri di sabbia e si incazzerà con Bianca che le distrugge ma per lei, adesso, il gioco è distruggerle. Allora ho provato a chiedermi lo scopo dei due giochi. Mi son detto “se riesco a dimostrare a me stesso che era importante che i giochi fossero fatti in un certo modo, allora giustifico tutto, se riesco a dire a me stesso che servivano per la loro educazione allora è fatta”.
Bene, terminata la frase mi son sentito idiota.
Mi è venuto in mente un consiglio di quella megera di tata Lucia (numero uno assoluto) che, come un'apparizione angelica, mi ha detto “Nicolò, idiota, adesso mi spieghi cosa vuol dire per te educare”.
Ho cincischiato un po' poi il latino delle superiori mi ha aiutato “educare, portar fuori”.
Cazzo, educare non vuol dire trasformare, cambiare, forgiare, plasmare. Educare vuol dire tirar fuori.
Bianca e Gaia non sono due pezzi d'argilla da modellare, sono due splendide farfalle da far uscire dal loro bozzolo. Sono già delle persone, non è compito mio farle diventare tali, compito mio è aiutare a tirar fuori quello che sono aiutandole a capire cosa è importante per loro.
Per voi è banale? Per me no, l'ho sempre saputo, l'ho voluto scrivere come promemoria.