Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

giovedì 31 marzo 2016

La grande fabbrica delle parole. Nati per leggere

Beh, a quanto pare scrivere di libri per cuccioli mi è piaciuto, quindi proseguo.
Ancora un libro edito da Terre di Mezzo, per puro caso. Fino a due minuti fa ero svaccato sul divano e mi sono segnato i primi libri di cui vorrei parlare e questo deve essere fra i primissimi.
E' un libro per bimbi grandi, diciamo dai 4 in avanti. Ah, precisazione, i miei riferimenti all'età non hanno alcuna valenza, sono frutto di esperienze e sensazioni. Se altri indicano altre età, beh han ragione loro. In giro ci sono indicazioni chiare e precise della corretta fascia d'età, non seguite la mia.
Comunque, anche questo, oltre ad essere un libro per bambini, è un libro per adulti.
Se volete fare i fighi regalatelo alla persona che amate. Ehi, tu adolescente che per sfiga sei finito a leggere queste righe, dammi retta, regala a chi ti fa battere il cuore questo libro. Il perché è semplice: è una delle storie d'amore più belle che abbia mai letto. Semplice, delicata, intensa.
I disegni e il mood sono molto cupi e anche il testo è "disegnato" in maniera da alimentare il mood. Cioè dovreste vederlo, i caratteri, la scrittura. Il font "parla" riempie la pagina, la parola scritta si fa volume, ritmo e tono. Come già detto, la storia è però di una dolcezza incredibile, di quelle che colpiscono forte le persone sensibili. Ai bimbi piace, piace il ritmo, piace il variare dei suoni, piace la storia e la sua semplicità.
A me piace anche il mood un po' cupo. E mi piace perché è sincero, è coerente è quello che deve essere. I nostri bimbi sono pronti a vedere tutti i colori del mondo, non dobbiamo mai aver paura di questo. Accompagnati attraverso pagine scure, parole urlate e bimbi giganteschi, sapranno affrontare tutto quello che uscirà da una pagina di un libro.
Quidni questo è un libro che non può mancare, di quelli che piacerà prima a voi che a loro, diquelli che leggerete fino a farglielo piacere, perchè a voi sembra una carezza e volete condividerla con loro.

mercoledì 30 marzo 2016

Il mondo è tuo. NatiPerLeggere

Allora, forse rianimo un po' questo blog, perchè no.
Da qualche tempo faccio il lettore volontario per i bambini, faccio il volontario per Nati per leggere.
E' un bel progetto che si occupa di diffondere la lettura in età prescolare, di insegnare ai genitori il piacere di leggere i libri ai bambini. magari un giorno vi racconto del perchè è importante e del perchè è bello.
Per ora fatevi bastare che è semplice, è lì'attività con il minor investimento di energie ma con il più alto ritorno.
Bene, visto che mi capitano tanti libri ho deciso di raccontarli un po'.
Magari qualcuno si imbatte in questo blog, vuole leggere qualcosa al suo cucciolo.

Il libro di cui vi parlo brevemente oggi mi paice così tanto che mi ha fatto rispolverare questo blog, fate voi. E' stato amore a prima vista, anzi a primo ascolto.
Si intitola "il mondo è tuo", edito da Terre di Mezzo. Tutte le info che vi servono sono nella foto.
Ormai lo leggo sempre, tutte le volte che inizio una lettura parto con questo.
E' una poesia, una poesia che in poche parole e in una manciata di pagine racchiude tutti gli insegnamenti che dovremmo trasmettere ai nostri figli. Tutti.
Le immagini sono molto semplici, colori pieni e piacevoli ma non è un libro che vive di illustrazioni.
E' uno di quei libri da tenere sul comodino del vostro bimbo. Quando alla sera si sta addormentando, quando ancora non vi ha del tutto abbandonato ma ha già gli occhi chiusi ed il sorriso di chi dorme sapendo che voi siete con lui, ecco, in quel momento voi glielo leggete.
L'ho letto ieri e quando ho cominciato con "il mondo è tuo" e due bambine hanno proseguito a leggere mi sono commosso. Prendetelo, leggetelo e poi capirete.

giovedì 5 marzo 2015

Germania VS Italia, una sfida poco nota del 1996

Allora, ormai questo blog giace abbandonato da lungo tempo. Gli interessi, la vita e il fatto che sono un pigro mi hanno portato a coltivarlo molto poco.
Però è accaduta una cosa importante ed ecco perchè lo riesumo per l'occasione.
Compiuti i 37 anni sono vergognosamente invecchiato dentro. Ecco, questo fatto non mi è passato inosservato.
Me ne son reso conto dai particolari: ho cominciato a sparecchiare la tavola mentre gli altri commensali ancora mangiano, come mia nonna; ricordo con nostalgia eventi risalenti ad anni prima, come faceva mio nonno con la Guerra. E siccome ho come grande rimpianto della mia vita di non essermi appuntato ogni singola parola di ogni singolo evento che mi ha raccontato, ho deciso di riportare qui un episodio della mia semplice vita. Un episodio di grandezza.

Correva l'anno 1996 e la mia classe delle superiori fu invitata a passare dieci giorni in Germania ospiti di una scuola superiore di Speyer, città gemellata con Ravenna.
Io ho sempre praticato sport, non sono mai stato competitivo in nulla, troppo scarso per emergere tecnicamente e troppo timido per emergere di agonismo puro.
Però il caso ha voluto che in quei dieci giorni il mio fisico si esprimesse su livelli mai raggiunti.
La mia settimana da vincente è stata quella.
Ci sono diversi episodi legati a sfide di tennis, di basket e di pallavolo ma l'aneddoto che voglio lasciare ai posteri è legato alla partita di calcetto.
Durante tutto il periodo sia noi che i nostri ospiti tedeschi sapevamo che saremmo finiti a giocare a calcio. Abbiamo fatto tante cose assieme, in gruppo o con la famiglia che ci ospitava ma tutti, nessuno escluso, sapevamo che prima o dopo la partita col pallone sarebbe arrivata.
E' arrivata uno degli ultimi giorni, diciamo che è arrivata il giorno prima della ripartenza, il pomeriggio prima della festa di saluto.
Forse non per caso, nessuno voleva portare l'onta della sconfitta per giorni. Partita e poi arrivederci in Italia.
Ricordo chiaramente ogni istante di quella partita. Noi avevamo in squadra due fenomeni e altri giocatori di buon livello. Io ero quello che usa il sinistro. Cioè, non ero uno dei forti ma essere mancino mi ha sempre assicurato il posto in squadra. Il mio compito era presidiare la fascia e non fare casini, meno mi si notava e meglio era. Il mio ruolo perfetto.
Ma non quel giorno.
Scendiamo in campo e ci rendiamo conto di essere più bravi. Però loro sono la Germania. In quel momento non sono un gruppo di ragazzi di una squadra, sono la nazionale tedesca.
Pronti via e subito uno a zero per noi. In porta abbiamo un portiere che è una sentenza ma oggi non siamo l'Italia che soffre e si arrocca, oggi siamo calcio champagne.
Non ricordo come ma loro fanno uno a uno. Un colpo di sfiga. Ecco, in quel momento succede qualcosa. Lo spirito di Roberto Carlos si impossessa di me (vorrei dire di Andy Brehme ma mi pare fuoricontesto), divento signore indiscusso di quella fascia. Sono incontenibile. Di colpo divento quello cui passare la palla e all'improvviso: due a uno, segno io.
Dal due a uno entro in trance agonistica, mi riesce di tutto. Salto l'uomo (ok, sulla mia fascia non c'era Gerd Muller ma il più scarso del gruppo) passo, chiudo, rubo palloni, sono ovunque.
Mi sento il classico giocatore Box to box, come direbbero gli inventori del calcio.
Pecchiamo di presunzione, giochiamo il calcetto totale e la Germania, cinica come sempre, ci punisce. Due a due. Fine primo tempo e inversione di campo.
Il secondo tempo è un assedio, da qualche parte nel mio cervello si sblocca pure l'area dedicata all'agonismo. Chi mi conosce stenta a riconoscermi, sono una furia. Ma loro tengono, han capito di essere meno forti, qualunque risultato che non preveda la sconfitta per loro è un successo. E noi continuiamo l'assedio. Ad un certo punto mi propongo per un triangolo, ricevo la palla di ritorno sulla fascia, mentre corro sembro Forrest Gump. Io sono sempre stato piuttosto lento ma non quel giorno. Quel giorno corro, corro verso la gloria eterna. O vero l'inutilità, se uno ha una cartuccia buona può spendersela meglio, in effetti. Prendo velocità come mai in vita mia, salto l'uomo e faccio partire il mio sinistro. Non era necessario, potevo avanzare ancora, ormai nessuno si frapponeva fra me e il portiere. Ma quando sei in “zona rossa” fai solo quello che il tuo corpo ti dice, non quello che la testa ritiene giusto. Parte un bolide che viaggia a dieci centimetri da terra. E' insidioso, è veloce, è angolato. E' imparabile.
Io continuo a correre, tutti noi capiamo l'importanza di quel goal e io ho un pensiero che mi attraversa la testa. Il pensiero ha un nome e cognome: Marco Tardelli. Esulto urlando e agitando i pugni proprio come Tardelli nella finale dell'ottantadue.
E' il colpo decisivo, i tedeschi si disuniscono, si rendono conto che stanno perdendo, in casa e che nessuno potrà cambiare questo finale. C'è gloria anche per gli altri, finisce quattro a due e quasi ci dispiace che non ne segnino un terzo loro per emulare la mitica semifinale.

Ecco, adesso nessuno dimenticherà mai.
Grazie.

martedì 17 giugno 2014

Oggi il mondo è un bel posto

Ohilà, trascuro questo blog da tantissimo, ormai preso dall'altro blog e da altri mille impegni e mille cose che mi ronzano in testa.
Però è da ieri che continuo a scrivere “oggi il mondo è un bel posto” come commento ad un evento sportivo appena concluso: le finali NBA.
Trascuro questo blog ma quando succede qualcosa che merita due righe le butto ancora giù, anche solo per potermele rileggere.
Hanno vinto gli Spurs, gli Spurs di Tim Duncan (Post su Duncan), una delle mie squadre preferite. Diciamo che il mio tifo oltre-oceano è fatto di rivalità: fra New York e Brookling tengo NY; fra Lakers e Clippers tengo Clippers, tifavo Bulls e non Jazz, tifo Orlando e non Miami. Però fra tutte quella che resta sempre è San Antonio. Dai tempi del liceo, da prima di TD21.
Ma perchè “oggi il mondo è un bel posto”, non per il risultato sportivo, almeno diciamo che un risultato sportivo non mi porterebbe ad esternazioni così forti (no no mi porterebbe, eccome).
Però la vittoria degli Spurs è la dimostrazione che le cose fatte bene funzionano.
Avete presente quando qualcuno vi spiega come si fa una cosa, vi dice come sarebbe da fare in maniero ottimale e poi vi spiega come in realtà viene fatta? Avete presente l'allenatore di calcio di quando eravate bambini che ripeteva che tutti devono giocare e poi urlava di passare la palla a Matteo o a Luca perchè erano quelli buoni che risolvevano tutto? Avete presente quando il vostro allenatore di pallavolo diceva che siamo lì per divertirci e poi vi faceva giocare palleggiatore al centro e palla alta per Matteo e Luca (che vacca boia son bravi anche a volley)? Avete presente quando siete rimasti incantati da Edberg o Sampras e avete sempre giocato cercando un bel colpo o un colpo vincente e venite sconfitti da un ragazzino di venti chili, che tiene la racchetta come un badile, non ha alcuna tecnica ma la butta oltre la rete e corre come la polvere (e si chiama Matteo o Luca)?
Insomma, avete presente tutte le volte in cui avete imparato che c'è il modo in cui le cose andrebbero fatte e poi c'è quello in cui vengono realmente fatte? Che è limitante perchè non è come dovrebbero, però nessuno ci prova più a farle come andrebbero fatte, la non perfezione basta...purchè funzioni.
Ecco ieri notte gli Spurs hanno ribaltato tutta questa mediocrità. Hanno giocato a basket come si gioca a basket, fanculo i super-atleti, fanculo “palla a quello buono”. Hanno rimesso a posto un sacco dei cose. Poi, come solo in America può accadere, il tutto condito con storie umane incredibili, con talmente tante differenze che solo la ricerca del modo giusto poteva tenere unite.
Complimenti agli Spurs, vecchi, grassi, lenti, spompati, con meno talento, con meno fisico, ma con la convinzione che se si fanno le cose nel modo giusto e si crede fino in fondo in quello che si fa si può persino diventare NBA Champions.
E non hanno solo vinto, hanno dominato, anche se nessuno lo dirà mai, perchè la NBA è uno show e bisogna tutelarlo.
Grazie ragazzi, da oggi si ricomincia, far le cose nel modo giusto funziona, eccome.
Un ultimo ringraziamento a Marco, perchè ha aggiunto a tutto questo che se ci credi e ci provi fino in fondo magari ti ritrovi con l'anello di campione.

venerdì 10 gennaio 2014

Come creare favole della buona notte...ovvero, cosa faccio io, non è detto vada bene,

Allora, ieri ho scritto su FB che mi sono specializzato a raccontare favole e, dall'alto del piedistallo su cui mi ergo per dare spazio e visibilità a tutto il mio ego, vi racconto come faccio.
No dai, avevo voglia di scrivere di nuovo sul blog e mi è scappato questo.
Io, in realtà, sono più lettore che non raccontatore di favole ma il recente step di crescita di Bianca e Gaia mi ha portato a questa nuova sperimentazione.
Fino a poco tempo fa le piccole andavano a letto in momenti distinti e quindi leggevamo a Bianca un libro (mille in realtà, la piccola è un po' ossessiva nelle sue passioni) e poi nanna e successivamente un libro della buonanotte per Gaia, che andava a letto mezz'ora dopo.
Adesso vanno a letto assieme e, quando sono nei loro lettini la luce non permette di leggere. Eccio quindi che si inventa.
Le mie storie sono sempre partecipate, cerco di coinvolgerle nella scelta dei dettagli e degli eventi, per capire quando stanno partendo, quando la risposta alle mie domande è sbiasciata e quando, infine, non c'è più risposta. Conosco le mie piccole e le coinvolgo sulle cose che amano.
Un dettaglio importante è che nelle storie che inventiamo ci sono eventi avversi che complicano l'evolversi della storia ma non ci sono personaggi avversi. O almeno, non ci sono streghe, fantasmi e simili. Al massimo dei pirati. Questo perchè sono favole della buona notte e ancora le streghe e i fantasmi sono un po' indigesti. Quindi ci sono temporali che rovinano feste, pirati che rubano gioielli, parenti dispettosi, animali del bosco che mangiano torte e altre complicazioni. Di solito però ci sono eventi “negativi” e ancora nessun personaggio “negativo”.
Poi ci sono sempre le cose che a loro piacciono: feste, giardini, fiori, torte e frutta, balletti, principesse.
Ecco, una cosa che a loro piace molto è quando dico “adesso occhi chiusi che vi racconto il giardino” e gli chiedo di dirmi che colori hanno i fiori e le farfalle.
Ieri Gaia mi ha detto “babbo una farfalla mi fa il solletico volando”.
Poi gli chiedo di raccontarmi come sono vestite le principesse (Gaia pretende che nella storia ci siano sempre due principesse di nome Gaia e Bianca e che prima o dopo si festeggi); oppure che cosa mangeranno le principesse. E' incredibile le risposte che mi danno. Anche Bianca, che è piccola, interagisce un sacco, in genere puntualizzando le scelte di Gaia.
Ultimo dettaglio, le piccole si addormentano sempre prima della fine ma io la favola la finisco sempre. Questo perchè se capita che al risveglio mi chiedano “ma poi la festa com'è finita?” (e capita) non è bello rispondere “tutto bene”, voglio essere pronto, raccontare ogni cosa. Tanto in tutto la favola dura 10 minuti, si può fare.
Ad ogni buon conto, andate piano quando leggete, lentamente, leggete a voce medio bassa, date loro il tempo di capire, coinvolgetele (sono piccole, saprete governare una storia anche se all'improvviso appare un drago o un coccodrillo in mezzo ad una festa da ballo), lasciate che loro immagino quello che voi raccontate.

Bene, prestissimo i corsi sul come raccontare favole, il primo modulo gratuito e poi € 500 a lezione.
Beh, probabilmente ci saranno molti errori in quello che faccio ma il risultato è che le bimbe in dieci minuti si addormentano, dormono serene e si riposano. Non ho altri obiettivi con una favola della buonanotte.

domenica 1 dicembre 2013

16 dicembre 2013

Sono un po' stanco. Un po' stanco della negatività che fa moda. Su Facebook tutti vivono piccoli drammi continuamente. Ogni link contiene sfighe.
Prendiamo tripadvisor. Potrebbe essere uno strumento fighissimo ma se cerchiamo un locale, su 209 commenti positivi noi leggiamo e ci fidiamo dei due negativi. 
Bene, a me questa negatività ha rotto. 
Quindi proclamo il 16 dicembre giornata della felicità. 
Non trasformate un colpo di tosse in una tragedia su Facebook, forse è solo tosse, forse l'avete perché è inverno; non commentate 5 minuti di fila in tangenziale come un accanimento di qualche divinità, siete voi stessi parte di quella fila, ascoltate una bella canzone; non pensate al freddo ed alla pioggia come punizioni verso di voi è normale a dicembre. 
Il 16 dicembre provate a scrivere solo cose positive, belle, felici. 
State tranquilli, se scrivete che una cosa é bella nessuno ve la porterà via per questo. Se dite che siete felici nessuno vi porterà via la vostra felicità. Basta lamentarci della sorte se poi nascondiamo la felicità quando capita. 

Ecco, il 16 dicembre inondate Facebook, Twitter e compagnia bella di belle cose. 

Ah, perché il 16? Beh, è lunedì, vale doppio. 

martedì 5 novembre 2013

Tattica alla scuola materna

Per una serie di vicissitudini che riassumerei in “sovrapporsi di sfighe”, nell'ultimo mese non sono mai riuscito ad andare a prendere le bimbe alla materna e all'asilo.
Oggi mi son concesso questo svago.
Come da istruzioni di Giulia sono andato prima da Gaia e poi da Bianca.
Quindi il mio primo obiettivo era la materna.
Orario rigido, rigoroso, non si entra prima.
Memore dei cori di quando ero piccolo in cui si inneggiava ai bimbi fortunati che andavano via per primi mentre gli ultimi restavano soli, al buio ad attendere genitori che avevano terminato i sorrisi, mi presento al cancello alle 15,30. Orario di apertura alle 16,00.
Voglio essere il primo, voglio fare irruzione in sezione e vedere il sorriso di Gaia quando mi vede, quando mi vede arrivare per primo con gli altri genitori che arrancano anni luce dietro.
Mentre aspetto arrivano nonni e altri genitori. Anni di concerti al RockPlanet, al Vidia ed al Velvet mi hanno insegnato a prendere una buona posizione in fila, nell'attesa che i cancelli si aprano.
Entro in modalità tafferuglio. Punto la sveglia del cellulare alle 15,57, in questo modo una vibrazione in tasca mi farà capire quando muovermi. Non posso essere arrivato per primo ed entrare per ultimo.
Studio. Il fondo è buono, non posso sperare che qualcuno scivoli. Almeno non qualcuno di competitivo.
I babbi sono i più facili, sono distratti, aspetteranno.
Le mamme vanno studiate, quelle col tacco non mi spaventano ma un paio sono con le scarpe da ginnastica. Una ha i laccetti slegati, nessun problema. L'altra ha una brutta posizione e si è inchiacchierata. Le nonne sono da tenere badate. In particolar modo si piazza vicino a me una nonna abbastanza giovane da essere agile, bassa e pesante. Con un colpo d'anca potrebbe sbilanciarmi ed io non saprei come contenerla, così compatta. Ha un cazzo di baricentro bassissimo. La temo. Butto un occhio alle scarpe: scarpe da ginnastica col velcro. Lo sapevo, il mio peggior avversario mi marca stretto. Forse ha capito che sono io quello che vuole scattare. Serve un piano bis. Lo trovo. C'è un nonno che si è presentato con la cravatta. Eccolo. Mi serviva lui. Lui ha una gran voglia di essere il primo al cancello ma poi si fermerà, lo terrà aperto per tutti gli altri, specialmente per le mamme. Indossa già il sorriso, nella sua testa sta già salutando tutti. Eccolo, devo portarlo in zona cancello ma alla mia destra, in modo che faccia il blocco sul panettone da guerra che mi sta al fianco. Alle 15,50 la mia salvezza: all'incrocio succede un parapiglia, tutti si distraggono tranne il nonno galantuomo che si muove verso il cancello, faccio un passo e porto un blocco, mi sorride ci scusiamo e lui svicola a destra. E' fatta, siamo tutti dove voglio che siamo. Vibrazione in tasca. Mi sollevo dal muretto dove mi ero appoggiato e comincio a muovermi senza senso. Sembra la partenza dell'American's cup, aspetto solo il via. Porto qualche blocco, qualcuno si sposta dove voglio. La strada è libera.
Cancelli aperti, il GentilNonno fa quello che ci si aspetta, mi avvio sorridente ma il boiler si infila sotto il mio braccio, mi urta un rene e mi passa, sono fregato. Mi trattengo dal gridarle di tutto.
Ha la gamba tozza ma la muove veloce. Non la prendo più, occupa tutta la porta e il sorpasso non è possibile, siamo in salone, sono secondo. Ho perso.
Poi la provvidenza, la nonna bolide si lancia verso un'altra sezione, sono salvo, sono primo.
Entro, metto il mio sorriso migliore e sento “BABBONEEEEEE”.
Ho vinto.
Prossima volta mi presento così

domenica 25 agosto 2013

Due idioti in auto

Ecco il video delle prime tre ore del viaggio in montagna.
Tranquilli, non sono tre ore di filmato ma un minutino di foto montate.
La foto venivano scattate da una GoPro ogni 60 secondi

martedì 30 luglio 2013

Fare selezione ispirandosi ai Motoclub americani.

ANTEFATTO NUMERO 1.
Mi sono occupato per anni, quasi un decennio, di risorse umane. Dalla selezione alla gestione, credo di aver visto molto, non dico tutto perchè mi mancavano ancora molti aspetti però diciamo che ho visto molte cose.
A suo tempo, oltre ad aver studiato e frequentato corsi ho letto di tutto sul tema, libri di psicologi, libri di filosofi, libri di sociologi e addirittura libri di ingegneri (mai detto di essere perfetto) che assicurano di aver capito come fare, quale sia l'approccio giusto alla materia risorse umane.
Per anni ho studiato e seguito i consigli di tutti e di nessuno, cercando di prendere il meglio.
Ho applicato e valutato approcci nella ricerca e selezione cercando di trovare la via più efficace ed efficiente cercando di soddisfare il più possibile il famoso cliente interno.

ANTEFATTO NUMERO 2.
Nel 1947 ad Hollister (siamo negli U.S.A.), durante un motoraduno, si scatenò una immensa rissa fra bande di motociclisti che per giorni tennero in scacco la città e la polizia (che dovette attendere rinforzi). In seguito a questo episodio la A.M.A. (associazione motociclisti americani) emise un comunicato in cui diceva che il 99percento dei motociclisti era brava gente e che solo l'un percento erano delinquenti.
A seguito di questa affermazione nacquero i MC, ovvero i motoclub che si erano distaccati dall'A.M.A. Si fecero chiamare onepercenters. Attenzione, gli onepercenters non sono necessariamente dei delinquenti, sono fuori dalle regole A.M.A.
Poi ci sono anche quelli con propensione a delinquere.
I Big Four dei MC sono: OUTLAW MC; HELLS ANGEL; BANDIDOS MC; PAGANS MC (in rigoroso ordine wikipedia, per non fare torti a nessuno).

Non mi aspettavo di trovare punti di contatto fra questi due antefatti e soprattutto non mi aspettavo che i MC potessero essere da ispirazione per la gestione HR, invece...
Per diventare un effettivo di uno dei Big Four devi portare pazienza due anni, due anni durante i quali sei a disposizione e devi mostrarti disposto e disponibile verso il bene del gruppo. Il bene del gruppo viene prima di tutto, tradire il gruppo non ha attenuanti e non ha giustificazioni. Nella migliore delle ipotesi comporta l'allontanamento con la restituzione dei “colori del MC” e cancellazione dell'eventuale tatoo (nei casi più cruenti mediante ustione con la marmitta della moto). Quindi sei un precario. Però è chiaro cosa devi fare se vuoi un contratto a tempo indeterminato.
Il bene comune è superiore. I MC, essendo nati come forma di ribellione dalla società americana del dopoguerra erano pieni di ex militari che vivevano il reintegro in società come un momento difficile. I MC sono nati quindi pieni di simboli, per dare appartenenza, di rituali e di regole, regole ferree. Il modo migliore per far sentire a proprio agio un reduce, riproporgli la stessa struttura, rigida, verticale piena di regole. Questa struttura si è evidentemente evoluta ma senza snaturarsi. Ecco, questa rigidità e queste regole ferree non sono fra gli aspetti che copierei però mi servono per introdurre una chicca. Per anni mi sono interrogato e confrontato su come si faccia selezione, su come reclutare le persone giuste. I MC hanno una struttura talmente particolare che non è adatta a tutti, devono scegliere bene chi avviare al duro percorso di inserimento, non è loro interesse provarne mille per trovarne dieci, preferiscono provarne solo venti e trovarne 10. Quindi scelgono bene.
Gli Hells Angels sono soliti dire che “We do not recruit, we recognise”. Sei parole per dare la miglior definizione possibile di un processo di selezione che centra l'obiettivo: riconoscere e non reclutare. Una sola volta nella mia vita uno dei miei mille capi mi ha dato un'indicazione molto simile a questa. Si tratta della Betta che un giorno mi disse “Nicolò, noi facciamo colloqui tutti i giorni ma tu ascolta me, se riconosci uno di buon senso, assumilo. Qualcosa da fare glielo troviamo”.
Tutto questo non per dire alla Betta che se vuole può diventare una motociclista delinquente, ma per dire come la sintesi di una buona selezione, secondo me, sta proprio nel riconoscere.
Riconoscere che implica due aspetti: sapere cosa riconoscere e conoscerlo bene (gli Onepercenters sanno chiaramente cosa sono, quali sono i loro valori, quali gli obiettivi, cosa serve per essere uno di loro); sapere dove cercare per riconoscere quello che cerchiamo nelle persone.

Nota. Per le info sui MC ho tratto materiale dal libro di Parodi "il cuore a due cilindri" ed uno dei libri di Sonny Barger (Leader degli Hell's Angel).

mercoledì 24 luglio 2013

Post picaresco sul mio sviluppo musicale.

L'altra sera, in un momento di massimo relax, mi son ritrovato a cantare canzoni per un paio d'ore assieme a 3 amici. E' stato un momento molto bello, di gusto, di divertimento, di allegria.
La musica è sempre stata presente nella mia vita, ho ascoltato, ho ballato e anche cantato (non in pubblico, grazie a chi vi pare).
Uso questo post per riscoprire un po' gli amici e le persone che mi hanno portato una canzone o un artista, che mi hanno presentato qualcosa che gli piaceva.
Inizio da mia mamma che mi ha fatto conoscere Baglioni e me l'ha fatto amare tanto; ringrazio mio babbo perchè, forse senza neppure saperlo, mi ha regalato gli Eagle e, soprattutto, aveva in casa un vinile con una strana copertina sopra, molto bello, che ho ascoltato tanto e che si intitola Aqualong, a firma Jethro Tull.
Poi, in ordine cronologico ma per puro caso, c'è stato Tia che un pomeriggio di anni fa (tanti tanti) mi disse, senti questa cassetta, sono i Queen a Wembley. Fu amore e lo è ancora oggi. Per i Queen, non per Tia.
Poi ci sono stati i centri federali estivi della FIT che mi hanno regalato tutto il repertorio anni 60/70/80 che mi sarebbe poi servito durante le gite scolastiche degli anni 90, da Samarcanda a La Canzone del Sole, da Il Pescatore a Io Vagabondo, da C'era un Ragazzo a Banana Cocco Baobab.
Le suddette gite mi hanno portato Litfiba, Ligabue, Vasco (contro la mia volontà) e Elio e le Storie Tese.
Poi è arrivato il liceo e ci vorrebbe un post intero su due persone: Cino e Jacopo.
Il primo mi ha fatto scoprire Guns, i musical di Andrew Lloyd Webber, son tornati i Jethro Tull ma in maniera più consapevole, è arrivato Bon Jovi, i Led Zeppelin e altre decinaia di mostri sacri, di quelli che dovranno entrare anche nel bagaglio minimo delle mie figlie.
Jacopo mi ha introdotto ai Nirvana, specialmente l'album In Utero e al Brit Pop, anche se lui era più Oasis mentre io scoprii una predilezione per i Blur. Nota a margine, ammetto a distanza di un ventennio però che sentire alla radio gli Oasis di Wonderwall mi riporta più a quegli anni che non Boys and Girls o Song2.
Poi Jacopo è stato per anni l'amico che riconosceva le canzoni, tipo che eravamo in discoteca, partiva un pezzo che non conoscevi, lo guardavi e lui faceva baby-talk dicendo “Pennywise” (NOTA: baby-talk è quando uno parla muovendo eccessivamente le labbra, come si fa ai bambini o in un ambiente rumoroso come una discoteca).
In quegli anni c'è stata la France che mi ha fatto amare Sinnead O'Connor ed Enya.
Ah, doveroso passo indietro per citare mia cugina e il concerto di Madonna a Firenze del 1987. No, non ci sono andato io, però quell'estate ho scoperto Madonna pure io attraverso i suoi racconti.
Sono arrivato da solo, ma lo voglio citare ugualmente, a Bjork. Mi ricordo che al tempo ascoltavo diversa musica, potevi andare nei negozi di dischi ed ascoltare prima di comprare. Rimasi folgorato da lei.
Cito Ronco perchè attraverso lui (e il sempre presente Jacopo musicologo fra i 15 ai 23 anni) ho scoperto i Rage Against the Machine; cito Jaffa per i System of a Down.
Passo indietro ancora una volta: c'era Fede quando arrivarono Sapoltura e Pantera e la saletta del Vidia con i suoi artisti.
Durante l'università c'è stato molto Fusco ma con scoperte molto spesso contemporanee, ormai ero musicalmente maturo...
Siamo quasi in fondo ma a questo punto arrivano un paio di chicche.
Ci sono una manata di album che non mi stanco mai di ascoltare, che non ho bisogno di smettere di suonare per un po' perchè mi hanno smagato. Uno è Dead Winter Dead dei Savatage e devo ringraziare forse il più grande conoscitore di musica che conosco, Lorenzo AKA Painkiller. Sempre a Painkiller devo anche una rivisitazione della musica italiana che precedentemente mi si era palesata ai centri FIT e dei Metallica che mi avevano lambito senza troppa convinzione salvo poi segnarmi come un marchio a fuoco.
Sicuramente mi dimentico altre mille cose, fatemi pensare un po'. Diciamo che al resto sono arrivato sulla scia di queste scoperte, un po' come arrivare ai Blur attraverso gli Oasis (stasera mi trovo le gomme tagliate).
Ultimissima nota sui locali, in ordine a cazzo: Vidia, Velvet, Rock Planet, Flinstone, Millenium, Tittitwister, Gufo e chissà cosa mi dimentico di importante.