Cosekeso?

Ciao, questo è il mio blog, il blog nel quale ogni tanto svuoto la mia testa dai vari elementi che la riempiono.
Non c'è quasi nulla di originale, i miei pensieri sono rivisitazioni o rielaborazioni di quello che l'ambiente mi insegna e propone.

Se leggerai qualcosa "buona lettura", se non leggerai nulla "buona giornata"

ATTENZIONE: contiene opinioni altamente personali e variabili

lunedì 20 agosto 2012

Altro post pseudo educativo. Forza babbi che siam forti.

Ecco un altro post dalla serie "cazzo se è babbo questo posso farcela pure io".
Cari neo babbi, unitevi a me in un abbraccio virtuale e ripetete "non saremo mai delle madri ma cazzo siam bravi lo stesso".
Scrivo questo post dopo un pomeriggio al parco con mia figlia Gaia immersa nei giochi e Bianca immersa nei suoi pensieri da passeggino.
Volevo solo dirvi: non tutto quello che vostra figlia fa di sbagliato è realmente sbagliato e non tutto quello che fa di sbagliato è colpa vostra.
Perchè questo?
Ieri seguendo Gaia ci son state almeno cinque o sei occasioni in cui mi son detto "ah cazzo e se cadeva?", "no, perchè l'ho fatta arrampicare, se poi prende il vizio?", "guarda come suda, dovrei dirle di non scalmanarsi".
Insomma, se state a guardare i dettagli impazzite. Per ogni gioco di vostra figlia, per ogni suo movimento, per ogni pensiero, per ogni volta che non mangia, che non dorme, che non rutta, che si lamenta, che cade, che non cade, che mangia male, che non mangia le verdure, che ruba i giochi ad un amichetto, che spinge, che morde, che urla, che graffia, che salta, che non reagisce, che parla, che non  parla, che non beve, che si sporca, che sporca il mondo attorno a lei, che sporca il vestito appena messo, che butta il cappellino che la protegge dal sole, che non la fa nel vasino, che la fa nel vasino e poi ci gioca, per ogni capirccio per un gioco, per ogni capriccio per il ciuccio, per ogni merenda sbagliata, per ognuna di queste cose voi avrete sbagliato.
Sappiatelo, vostra figlia farà quello che voi fate. Attenzione perchè adesso arriva il punto focale. I vostri figli vi imitano. Solita pausa per farlo sedimentate....I VOSTRI FIGLI VI GUARDANO, SEMPRE, E POI VI IMITANO.
Bene, non pensateci, non perdetevi dietro ad ogni cosa sbagliata che farete per lei e con lei, non fatevi venire l'ansia per questa cosa, non è una condanna, è un'arma. Pensate solo ad essere positivi, ad essere felici per ogni successo, per ogni cosa che le avrete insegnato, per ogni volta che farà qualcosa che ha visto fare a voi e vi riempirà di gioia.
Non perdete tempo dietro a quello che sta facendo di sbagliato e che ha visto fare a voi, pensate ad essere un esempio positivo per lei, pensate a dare esempi positivi, se qualcosa non vi piace non correggetela, date solo un esempio positivo da seguire.
Siate un esempio costante e positivo. Se vi seguirà in un comportamto sbagliato non correggete lei, non dite "qeusto lo fanno i grandi", semplicemente correggete il vostro comportamento, fatele vedere qualcosa di positivo, fatele vedere della felicità e lei sarà felice.

Di seguito un video che rende l'idea e che ispira il mio essere genitore.


domenica 19 agosto 2012

Miglioramento personale. Un espediente x non essere polemico

Dai tempi del liceo Ferragosto segna l'inizio della fine dell'estate e il momento per i primi bilanci. Quanti compiti non ho fatto, quanti libri non ho letto, quante ragazze non ho conquistato ecc ecc.
Questa cosa mi dev'essere rimasta perché i giorni successivi al 15 comincio a fare bilanci e buoni propositi, una sorta di controllo di gestione in previsione dell'ultimo strappo fino alla fine dell'anno, per capire cosa mi riuscirà e cosa no.
Quindi sono all'ennesimo capitolo sul programma di miglioramento continuo.
Uno degli aspetti che più mi caratterizza ma che meno mi piace di me stesso è la mia natura polemica. Sono molto polemico, o almeno lo sono spesso, e ogni tanto ho anche lievi sfumature di arroganza.
Mi viene bene, non è un aspetto coltivato.
Negli anni, per rendermi meno sgradevole, ho trovato il modo per esserlo in modo quanto meno costruttivo.
Ho deciso che non basta, che devo smettere, almeno ridurre.
Ho cercato sulla cara Wikipedia il significato di polemica e ho trovato "attinente alla guerra".
Parentesi: adoro approfondire l'etimologia e il significato delle parole, forse dovrei studiare greco.
Tornando a noi, ho pensato che nascondere un atteggiamento fastidioso per gli altri dietro ad un ossimoro sia sbagliato. Polemica costruttiva è un ossimoro, qualcosa di attinente alla guerra non può essere costruttivo.
Bene, per essere polemici bisogna cercar di muoversi sempre con grande attenzione, grande cura. Quando si attacca una persona bisogna essere in grado di parare i primi colpi difensivi, prima di poter affondare il colpo. A quel punto, quando la difesa diventa più forte la si pone ad un piano eccessivo ridimensionando il proprio attacco dietro alla finalità costruttiva. Si stuzzica la persona, si scatena una reazione stando attenti a non offrire nessun fianco e infine, quando la reazione è sufficientemente calda, si ridimensiona l'attacco dietro scopi di miglioramento sociale e planetario, lasciando l'individuo incazzato e senza possibilità di dar sfogo, mettendolo anche nella posizione di chi ha esagerato a reagire.
Bene, tutto questo cade se si considera l'ossimoro (ok, volevo usarlo almeno due volte) polemica costruttiva. Non esiste. A questo punto si espone un fianco del polemico che rimane solo una persona per lo più stronza e senza via di fuga.
Ecco, essere stronzo non è che mi piaccia. Potrebbe essere lo stimolo giusto, vi saprò dire.

sabato 4 agosto 2012

Differenza fra un vincente e un campione, post olimpico


Dai, potevo non scrivere un posto olimpico?
Intanto, atleta olimpico è colui che partecipa, atleta olimpionico è colui che vince. Così, per fare un po' di cultura e far vedere che so le cose son bravo a usare wikipedia.
Bene, guardando le olimpiadi si entra in contatto con la vita di tante persone, chi ci racconta l'evento, quando è bravo, ci fa conoscere anche chi sta per compierlo, la sua storia, le sue difficoltà.
Per alcuni di loro si tratta del coronamento di anni di lavoro, spesso all'ombra, con fatica, mezzi risicati. Ci sono un sacco di sportivi che vivono sotto i riflettori, come star, ma ce ne sono altrettanti che non lo fanno, semplicemente perchè madre natura li ha dotati di talento e passione per uno di quelli che si chiamano sport minori (chi inventa un altro modo di dire? Altrimenti comincio a chiamare il calcio “sport inferiore”).
Mi son fatto una bella scorpacciata di olimpiadi e di storie di atleti e ho scoperto una cosa.
Ho scoperto la differenza fra il campione e il vincente.
Il vincente è colui che ha il grandissimo dono di riuscire a portare il proprio livello di energia al massimo quando conta e quindi vince. Ci sono stati tanti atleti che nella loro vita hanno vinto solo tre gare e hanno portato a casa tre ori e altri che hanno vinto cento gare e neppure un bronzo.
I campioni invece li ho scoperti con questa olimpiade.
I campioni sono quei ragazzi che vincono da tempo competizioni di diverso tipo, europei, mondiali e arrivano alle olimpiadi per la consacrazione. Hanno tutto da perdere.
Si dice spesso che un atleta che non ha nulla da vincere è in grado di prodursi in performance incredibili proprio perché non ha nulla da perdere.
Ecco, in queste prima settimane ho scoperto che il campione, quello vero, è quello che non devi incontrare perché ha tutto da perdere e quando ha tutto da perdere porta la sua performance ad un livello superiore.
Volete degli esempi: Jessica Rossi oggi, Daniele Molmenti ma anche Valentina Vezzali.
Valentina è stata la nostra portabandiera, ha perso la semifinale contro la compagna di squadra ed entrata nella finale per il bronzo. La finale del bronzo, sportivamente parlando, è una carognata.
Bene, avete visto la gara per il bronzo. Vale aveva tutto da perdere, anni di dominio, era stata portabandiera, già vedevo i titoli “crolla un'altra grande donna ma il fioretto Italiano è salvo”. Io non riesco a immaginarmi una situazione in cui un'atleta di 38 anni ha più da perdere. Forse la situazione peggiore sarebbe stata con le olimpiadi a Jesi, per dire.
Torniamo a noi, avete visto quella cazzo di finale? Bene, dopo poco dall'inizio io fossi stata la Coreana avrei preferito mi avessero scatenato contro 5 tigri affamate e mi avessero cosparso il corpetto di sangue.
La campionessa, quella vera, con le spalle al muro e tutto da perdere era imbattibile. Quella finale se la disputano 100 volte lei la vince 101.
Ecco cosa ho imparato dalle olimpiadi, quando hai tutto da perdere hai l'occasione di alzare il tuo livello vitale dove non pensavi e salvare tutto quello che hai da perdere, in ogni caso. Chi non ah nulla da perdere non ha nulla per cui combattere, nulla più.
Da Londra (magari) per ora è tutto.

venerdì 3 agosto 2012

Gioe da babbo primi mesi, diciamo primi 18 mesi.


Carissimi babbi e futuri babbi che vi abbeverate alla fonte della mia esperienza come pellegrini dispersi del deserto suggono umidità da ogni arbusto ecco un'altra perla della rubrica: “Per fortuna che le mie figlie sono veloci ad imparare a fare le figlie perchè io ad imparare a fare il babbo ci metto del tempo” (è aperta la selezione di un titolista per le rubriche).
Ci sono alcuni falsi miti circa le prime tappe di sviluppo dei figli e vorrei mettervi in guardia in modo che vi possiate concentrare sulle cose veramente importanti.
Uno di questi è la prima parola. La prima parola di un bimbo non esiste, esiste invece l'interpretazione faziosa ed esagerata delle mamme di ogni suono che fuoriesce dalla bocca della piccola. Arriva un certo punto dello sviluppo delle piccine in cui tutti sentono emettere parole distinte. Sono versi, strani incastri sillabici, non esiste nessuna prima parola.
Stessa cosa per i primi passi. Sono un falso mito. Non c'è un giorno in cui vostra figlia comincia a camminare, semplicemente c'è una progressione di appigli, equilibri statici, equilibri dinamici, inerzia e alla fine passi messi in fila.
Quindi non perdete tempo aspettando questi eventi con telecamere sempre sotto carica per registrare l'evento.
Le cose che veramente contano sono altre.
La prima volta che, dopo una poppata, vi mettete la piccola sulla spalla, delicatamente le battete la schiena e lei esplode un boato che fa girare vostra moglie (o compagna, in questo blog accettiamo anche che un bimbo abbia due mamme o due babbi, pensiamo comunque che sia una buona cosa avere attorno gente che ama dei figli) con sguardo disgustato convinta siate stati voi. Questo è un momento epico. Oppure quando siete sul divano, stremati, una mano che culla la sdraietta dove la piccola ha appena trovato un po' di tregua e sentite un rombo che subito vi porta a incrociare lo sguardo degli altri adulti presenti in sala per cercare il colpevole e sentite il sospiro di sollievo della piccina. Vi auguro di cuore che nessuno dei vostri piccini soffra mai di coliche ma, dovesse capitarvi, arriverete ad esultare ad ogni missile del piccolo come fosse un goal di Grosso ai mondiali. Non sottovalutate mai i suoni emessi dai vostri figli. Altro momento mitico è quando assaporate il significato di paradiso. Il vostro piccolo amore prende la sua ultima poppata alle 22,30/23,00, voi lo poggiate e, se siete fortunati, si addormenta. Ecco, arriva un giorno in cui, come per miracolo, realizzando un sogno che da mesi non si concretizzava, la vostra creatura inizia a piangere e voi aprite gli occhi, guardate la sveglia e leggete 6,07. Ecco, in quel preciso momento non esiste persona che amate di più al mondo di quella piccola creatura dormigliona. Poi ci sono le piccole soddisfazioni tipiche del babbo. La mamma si gode i primi mesi con le piccole (July ti ammiro un sacco per come resisti, per come lo fai e per come stai trasformando in splendide donnine le due bimbe. Io non riuscirei in un decimo delle cose che fai tu per loro e con loro. Sei la mamma che tutti dovrebbero avere e la moglie che tutti dovrebbero invidiarmi) il babbo è un po' più distante. Però arrivano due episodi che sono stupendi. Il primo avviene quasi subito, state pronti a godervelo. Vi avvicinate alla culla o alla sdraietta, allungate le mani e quella piccola gioia vi mette a fuoco per la prima volta. E vi riconosce. E vi sorride. Ecco in quel momento non dite nulla a nessuno, non chiamate il vostro compagno/compagna/moglie/unionenonaccettatadallachiesa, tenetevi per voi quel sorriso, siate egoisti. In fin dei conti è voi che ha messo a fuoco. Se state attenti potete sentire il vostro apparato endocrino rilasciare ormoni di felicità.
Il secondo momento è ancora meglio. Ci saranno saluti alla sera quando rientrate, ci saranno parole dolcissime, carezze, tenerezze, però c'è un momento in cui vi sentirete invincibili. State rientrando da una uscita serale e ad un certo punto la vostra creatura si addormenta. Arrivate a casa, slacciate le cinture del seggiolino e la prendete in braccio. Lei apre gli occhi, li apre per un istante, cerca di capire dov'è, poi incrocia il vostro sguardo e voi sentite il suo piccolo corpicino che si rilassa e vi abbraccia. E' il suo modo di dirvi “ok, sono al sicuro”. In quel momento, quando sentite il suo corpo che perde tensione e si rilassa in braccio a voi può succedere di tutto. Quella che segue vi giuro è una storia vera. Avevo parcheggiato un po' distante da casa, era notte e avevo Gaia in braccio che mi stringeva rilassata. Un meteorite delle dimensioni dello stato del Texas mi ha centrato in pieno la testa ma nell'impatto con me si è frantumato, tanto che non ne avete neppure avuto notizia nei giornali. Giuro che è vero, è scritto su internet non può non essere vero.

giovedì 26 luglio 2012

I FalseFriend dei bambini

Per la rubrica "prova tu a capire le tue figlie anzichè imporre a loro il tuo linguaggio" ecco una nuova pillola: Gaia ha cominciato a prendere in mano i giochi e a dire il fastidioso "è mio". E' quella fase che ogni genitore odia, tutti noi, quando siamo insieme agli amici e ai loro figli rimaniamo segretamente (o anche non segretamente) delusi quando nostro figlio o nostra figlia (da adesso userò solo l'opzione femminile, dato che ho due splendide bimbe) si lancia su un gioco, specialmente se non è suo, e comincia l'odiato "è mio".
Ogni genitore vorrebbe il rispetto della proprietà altrui da parte dei propri figli. Potrei fermarmi qui, è chiaro a tutti quanto le premesse dell'atteggiamento del genitore siano una colossale puttanata. Cioè, questa fase arriva poco prima dei due anni e al genitore infastidisce perchè il figlio non rispetta l'altrui proprietà. Cazzo, potrei essere deluso da Gaia e Bianca perchè non stanno mettendo da parte i soldi per la pensione, già che ci sono.
Il fatto che questa cosa faccia incazzare ogni genitore lo si percepisce da come brillano gli occhi al genitore del compagno di giochi quando ci dice "non c'è nessun problema, lascia pure che giochi".
Il gusto che ognuno di noi prova nel dire questa frase verso un altro genitore è indice di quanto ci dispiaccia quando nostra figlia si avventa sui giochi ignorando le più semplici regole sul possesso.
L'apoteosi si ha quando il genitore tronfio dichiara "sai, il mio Luigino Maria ha già iniziato con l'asilo, è abituato a giocare con gli altri".
Avevo scordato una premessa. Quando diventerete genitori, se già non lo siete, diventerete competitivi. Lo so, è sbagliato, ma nella migliore delle ipotesi vi limiterete a dei confronti.
Quando lo farete abbiate almeno il buon senso di non confrontare vostra figlia con chi ha anche solo una settimana in più o in meno, di non parlare di percentili di crescita e di confrontare lo sviluppo socio/psico/cognitivo e motorio di vostra figlia con quello della sorella maggiore, minore o gemella che sia.
Io vivo serenamente questo aspetto per due motivi: Gaia e Bianca sono due essere speciali.




























Lunga pausa per farvi accettare la cosa. Fa male ma è così, le mie figlie sono incredibili, anche solo per il fatto che sopravvivono ad un babbo come me.Cioè, non è facile giocare con un condor alle spalle che sorride per ogni cosa che fate e che quando giocate cerca di capire cosa provate.
Quindi, quando vostra figlia cede spontaneamente un gioco mentre il figlio del vicino dell'ombrellone urla "EEEEEEE' MIIIIIOOOOOOO" voi un po' godete.
Bene, Gaia è nella fase "è mio". Però l'altro giorno ho capito una cosa: fino a quando non sarà cognitivamente in grado di parlare la mia lingua non devo interpretare quello che dice secondo il mio codice. "E' mio" è un false friend. Cosa è successo: mentre Bianca era sulla sdraietta Gaia le si avvicinava con una palla e ripeteva "è mio palla, è mio palla, è mio palla", ha posato la palla sulla sorella e ha continuato con "è mio". A quel punto ho ripensato a quando ho sentito Gaia dire è mio: lei non sottolinea un possesso, sottolinea un utilizzo. Lei non vuole dire "è mio e te non ci giochi, cazzo", vuol dire "in questo momento lo uso io, se non ti dispiace" e infatti non toglie mai giochi ai bimbi (quasi) ma ribadisce "è mio" (anche se non lo è) quando glieli portano via mentre li usa.
Ok, basta, poi mi vengono in mente tutti i danni che possono crescendo i figli con l'apprensione che facciano qualcosa di sbagliato. Adesso voglio concentrarmi e crescere B&G con l'ansia che possano fare sempre bene. Se non sbagliano mai è pericolosissimo. Quindi adesso manifesterò disappunto se fanno bene e soddisfazione se sbaglieranno.

Precisazione alla luce di alcune osservazioni pervenute in redazione.
Credo che essere competitivi possa essere molto utile nella vita, specialmente se si capisce cosa significa esserlo in modo sportivo. Sono cresciuto praticando uno sport individuale, dove vincevo (pochissimo) e perdevo (molto spesso) da solo.
Quindi insegnerò alle mie bambine ad essere competitive. Però non saranno mai un mezzo per la mia competitività. Non sono una racchetta. Il genitore che dice "Mia figlia già cammina" e giustifica la sua soddisfazione eccessiva dicendo che un po' di sana competizione non fa male non capisce la differenza fra usare il proprio figlio come uno strumento sportivo o farlo competere.
Aggiungo un'altra nota: io non ricordo nessuna delle tappe significative dello sviluppo di Gaia quindi non chiedetemi se Bianca ha fatto prima o ci ha messo di più, ci ha messo il suo tempo, sempre, così come la sorella. Erano perfettamente in tempo con loro stesse, molto spesso sono state più veloci di loro stesse.

martedì 24 luglio 2012

Dal latino la risposta ai miei dubbi paterni


Ok, lo ammetto, da quando sono diventato genitore ascolto i consigli di tutti. Poi faccio come credo, però ascolto. Nel mio grande ascoltare son finito anche a guardare “SOS tata” e, dopo i primi minuti di deliro, mi sono concentrato per estraniare le vicende e raccogliere dei consigli.
Adesso due episodi.
Dieci giorni fa sono riuscito a passare un paio d'ore al mare con Gaia e Bianca. Bianca stesa sul lettino a ridere, Gaia ed io a giocare con la sabbia. Io costruivo torri di sabbia e lei le distruggeva. Io non capivo, ho provato a dirle che non si gioca così ma lei è andata avanti imperterrita.
Oggi pomeriggio mi son messo in salotto e ho costruito una cucina per Gaia. Ho usato una scatola di cartone, un tappetino di un mouse, dell'ondulato plastico colorato, del nastro americano e della colla a caldo. Il risultato è stato pessimo, ho perso la manualità e la creatività che avevo all'asilo.
Però Gaia ha cominciato subito a giocarci, prima salendoci sopra e poi colorando quello che nei miei progetti era lo sportello per il forno. Si divertiva, anche se non giocava correttamente.
Bene, qualche minuto fa ero intento a farmi gli affari miei quando un tipo mai visto e mai conosciuto mi ha detto come fare meglio il mio lavoro. Dentro me ho pensato che lui non era nella condizione di insegnare il lavoro a me e mi sono illuminato........
CON QUALE ARROGANZA HO PENSATO DI INSEGNARE AD UN BAMBIMO COME SI GIOCA?!?!?!??!?!!??!?!
Certo che noi adulti siamo curiosi. Ci mettiamo a giocare coi bambini e pretendiamo pure che loro ubbidiscano alle nostre regole e si divertano facendo quello che noi riteniamo corretto. Magari fra qualche anno Gaia metterà in file 50 torri di sabbia e si incazzerà con Bianca che le distrugge ma per lei, adesso, il gioco è distruggerle. Allora ho provato a chiedermi lo scopo dei due giochi. Mi son detto “se riesco a dimostrare a me stesso che era importante che i giochi fossero fatti in un certo modo, allora giustifico tutto, se riesco a dire a me stesso che servivano per la loro educazione allora è fatta”.
Bene, terminata la frase mi son sentito idiota.
Mi è venuto in mente un consiglio di quella megera di tata Lucia (numero uno assoluto) che, come un'apparizione angelica, mi ha detto “Nicolò, idiota, adesso mi spieghi cosa vuol dire per te educare”.
Ho cincischiato un po' poi il latino delle superiori mi ha aiutato “educare, portar fuori”.
Cazzo, educare non vuol dire trasformare, cambiare, forgiare, plasmare. Educare vuol dire tirar fuori.
Bianca e Gaia non sono due pezzi d'argilla da modellare, sono due splendide farfalle da far uscire dal loro bozzolo. Sono già delle persone, non è compito mio farle diventare tali, compito mio è aiutare a tirar fuori quello che sono aiutandole a capire cosa è importante per loro.
Per voi è banale? Per me no, l'ho sempre saputo, l'ho voluto scrivere come promemoria.

venerdì 29 giugno 2012

Se avete la fortuna e l'occasione fate una buona azione

Esco dal negozio per andare in un negozio di accessori per auto, la versione 4.0 della mia famiglia richiede un upgrade della capacità di carico della macchina. Serve uno di quei missili da montare sul tetto.
Cammino tranquillo quando da una casa esce una signora anziana che mi dice "mi opuò aiutare, epr favore". Metto su la mia faccia diffidente, io sono di quelli che se deve aiutare una persona a 10.000km di distanza no problem ma se ha bisogno il mio vicino divento diffidente. E' sbagliato, lo so.

La signora mi dice "mi è caduto l'anziano che devo badare ho bisogno di alzarlo ma non ci riesco". OPk, non posso ignorare tutte el richeiste di aiuto di questo mondo. Seguo la signora pensando che in tasca ho 20 euro e che se dietro alla prota ci sono 80 delinquenti che vogliono rapinarmi non fanno molto.
Entro e in soggiorno c'è un signore lunghissimo e magrissimo steso per terra, sguardo nel vuoto. La signora gli dice "Mario, questo signore adesso ti mette sulla poltrona".
Nell'aria il tipico odore di persona avanti con gli anni e con problemi a contenersi.
Però lui è distinto, l'aria assente ma pieno di dignità. Ha un pigiama corto che scopre gambe lunghissime e braccia magrissime. Le guance scavate i capelli bianchi e ben pettinati.
Mi avvicino a lui, alza le braccia per farmi capire come sollevarlo.
La signora intanto si scusa e mi dice che lui è scivolato da un po'.
Lo alzo, non è leggero, è proprio abbandonato completamente. Lo trasporto sulla poltrona. Lo appoggio e gli dico "Mario, tutto bene, stai bene?".
A quel punto lui mi guarda, gli occhi umidi dalla vecchiaia, allunga un braccio e mi sfiora la guancia.

Ecco.
Tutte le volte che abbiamo la fortuna di poter fare qualcosa di buono facciamolo perchè oggi per me è una giornata fantastica.
Grazie Mario, mi hai ragalato tanto.

martedì 19 giugno 2012

Sto invecchiando


Ogni tanto mi chiedo che fine faranno questi post. Cioè, il fatto che io riempia un piccolo spazio virtuale mi garantisce l'immortalità? Ci sarà mai qualche mio discendente che ripulendo una virtual-soffitta o una virtual-cantina ritorverò questo blog e lo leggerà?
Dato che sono ottimista penso proprio di sì, penso che un giorno qualcuno ritroverà il mio blog, qualcuno più anziano gli spiegherà cos'era un blog e lui, portando tutto a scuola dalla sua maestra, ci terrà sopra una di quelle giornate tipo “com'eravamo, un ricordo dai vostri nonni”.
Ok, riempito il mio ego di questi deliri, se adesso siamo nel 2097 e stai leggendo questo post sappi che io sono un “giovane” di 34 anni e questo specifico post è quello in cui sancisco il mio ingresso nella prima vecchiaia.
Oggi ho realizzato che non sono più un giovane. Ho un dato statistico a riprova della cosa. Siamo in Giugno, sono andato all'ospedale per una visita e da inizio anno, tutti i mesi, sono andato all'ospedale almeno una volta. Ovviamente non sempre per me, anzi solo quest'ultima volta il motivo ero io, ci fossi andato sempre per me sarei decrepito, non solo nella prima vecchiaia. Il fatto che ci sia andato per vari membri della mia famiglia significa che stiamo segnando il tempo. Sia chiaro, ci sono andato anche per la nascita di Bianca ma questo è un altro segnale che sto crescendo invecchiando inesorabilmente.
Quindi, caro lettore del futuro che sei affascinato dai racconti di questo tuo avo sappi che sono invecchiato a partire dai 34 anni, fino ad allora sono cresciuto, giorno dopo giorno.

Un abbraccio.
Vecchio ma in piega e in piena.

sabato 9 giugno 2012

Gaia, Bianca e gli allenamenti.


Mattinata e pomeriggio a casa, la febbre della notte mi ha messo KO.
Oggi sto meglio ma devo riguardarmi un attimo, non ho più vent'anni. Dato che mi sento bene decido però di dare un po' d'aria a Giulia e la obbligo ad uscire senza le bimbe. Anche solo un paio d'ore. In fin dei conti stanno dormendo, dormiranno ancora un po', riuscirò a sopravvivere senza troppi problemi.
Passa un'ora e ancora nessuna delle bimbe si sveglia. Un po' mi dispiace, speravo in un pomeriggio di tranquillità ma quando dormono mi mancano un sacco. Decido di smettere completamente i panni del bravo papà e di fare un po' di rumore per svegliarle. Mi avvicino alla cameretta e sento Bianca che mugula e Gaia che la incita. Mi metto nascosto fuori dalla porta e ascolto.
Gaia “Forza che ce la fai, ci sei quasi”
Bianca “Quanto manca, quanto manca”
Mi affaccio e vedo Gaia che è in piedi sul suo lettino e guarda Bianca intenta a cercare di afferrare una delle api colorate che ha appeso sopra la testa. Per quanto siano vicine lo sforzo è considerevole, Bianca è paonazza, occhi stretti sguardo fisso sull'obiettivo, mano sinistra protesa e gambe stese e tinche.
G “Ti manca molto poco, ci sei quasi, non mollare”
B “Ce la faccio, ce la faccio. Quanto manca?”
G “Dai che ci sei pochissimo, in pratica ci sei”.
Sono bellissime, Gaia sembra un allenatore della Boxe, di quelli protesi verso il ring e verso il proprio assistito, di quelli che se potessero entrerebbero per picchiare l'avversario.
B “Non ce la faccio più, me la faccio sotto”
G “Non mollare, meglio farsela sotto che arrendersi, ci sei quasi, ti giuro che ci sei vicina”.
In realtà Bianca non è così vicina, Gaia forse se ne accorge o forse è ingannata dalla prospettiva ma Bianca non è così vicina. Però la incoraggia.
G “Dai piccolina, forza, sei una forza, ci sei quasi”
A stento riesco a rimanere nascosto, vorrei entrare in camera, strappare l'ape dal filo che la sostiene e darla a Bianca mentre le abbraccio entrambe. Tengo duro anche io.
Bianca è in stallo e Gaia se ne rende conto.
G “Piccolina, facciamo così, conto fino a tre e tu fai un ultimo grande sforzo e ti butti, vedrai che ce la fai”
B “Vai, conta”. Bianca è rossa come un pomodoro, credo sia in apnea da due minuti per lo sforzo. Gaia conta “Uno, due e tre”.
A questo punto Bianca si slancia, le sue dita cicciottelle e corte sfiorano l'ape di quel tanto da permetterla di stringerla. Ce l'ha fatta, rimane appesa qualche istante, giusto il tempo di rilassare un po' i muscoli e poi si lascia cadere nel letto soddisfatta.
Sono un padre in estasi, la sorella grande ha appena guidato la piccola in un piccolo trionfo. Trattengo a stento le lacrime ma non l'orgoglio quando sento gaia che riprende.
G “Forza, ci sei quasi, un ultimo piccolo sforzo”.
Ritorno in me e rivedo la stessa identica scena dell'inizio.
Bianca distesa, paonazza, contratta che cerca di afferrare l'ape.
Non capisco ed entro.
N “Ciao piccole, che fate?”
G “Bianca si allena”
N “Che bello, cosa si allena a fare?”
G “A raggiungere un obiettivo alla portata ma non facile”
N “Che brave, ho visto che c'è riuscita, perchè continuate”
B “Ci sono riuscita quattro volte negli ultimi cinque tentativi”
N “Ma allora perchè continui, sei paonazza, grondi sudore e sei affaticata?”
B “Perchè mi dovrei fermare?”
N “Perchè ce l'hai fatta, hai raggiunto il tuo obiettivo”
B “Ma io mi sto allenando adesso” mi dice sbigottita dal fatto che io non capisca
N “E quindi?”, in effetti io non capisco, è riuscita in quello che si era prefissata. E qui interviene la sorella.
G “Perchè non ci si allena fino a quando una cosa riesce, ci si allena fino a quando non si sbaglia più. Non ci accontentiamo di sapere che una volta ce l'abbiamo fatta, noi avremo in pugno i nostri obiettivi”. Lo dice guardando Bianca che, sfruttando il fatto che la sorella parlava, ha nuovamente afferrato l'ape.

domenica 3 giugno 2012

Trucco x il bagnetto

Allora, dato che i miei post si sono svuotati di contenuti di mannagment (volutamente con due N), ho deciso di continuare con la rubrica "cazzo, mi tocca fare il padre sul serio". Gaia, la mia piccola (Bianca è la piccolissima, ndr), è eccezionale. Ha sempre fatto le tre cose importanti: mangia, dorme, riempie con esuberanza il pannolino. È veramente incredibile, io sono incantato. L'unica cosa che non sopporta è fare il bagno. Abbiamo sbagliato noi, non so dove, ma ad un certo punto il bagnetto è diventato una tragedia. Dopo l'ultima straziante performance mi sono andato a letto pensando "Nick, non essere idiota, stai sbagliando.

Se Valentino Rossi non va' con la Ducati il problema è la moto, non lui che ha vinto millemila gare su ogni mezzo. Basta pensare a Gaia, pensiamo ad altro". Quella sera ho deciso di fare alcune modifiche. Il bagnetto si è trasformato da obiettivo a strumento mentre il vero obiettivo sono diventate le emozioni. Mi spiego, inutile continuare a lottare per farle il bagno, non è il bagnetto che è importante nella vita di Gaia, non è di quello che mi devo preoccupare. Quello che è importante è che sia serena. Quindi ho pensato alle cose che fa e che la rendono serena. Ovviamente attinenti al bagno. Ormai le piace cambiarsi assieme a me, giochiamo quando si mette il pigiama la sera e quando si veste alla mattina. Allora ho pensato che avrebbe potuto giocare con me preparandosi al bagno senza problemi. In aggiunta ho pensato che per lei fosse importante non avere angoscia di stare in bagno. Allora Giulia è andata sotto la doccia e abbiamo deciso che avrebbe tenuto Gaia in bagno e che Gaia avrebbe deciso se fare il bagno era un'attività che valeva la pena fare per divertirsi. Nessuno l'avrebbe obbligata, aveva qualche gioco e la compagnia della sua mamma. Gaia è stata in bagno, Giulia cantava, cosa che rasserena e diverte Gaia. L'ha invitata sotto la doccia ma lei non se la sentiva. Eravamo d'accordo che non l'avrebbe forzata ad entrare. Alla fine, con un po' di insistenze, Gaia è andata sotto la doccia con Giulia. Non ha ancora trasformato un momento di strazio e angoscia in un gioco ma stasera è stato un momento quanto meno neutro. Anzi, è stato un momento di coccole mamma figlia. Il passaggio strazio-gioco non può essere in un'unica soluzione, è ovvio, bisogna priam "riqualificare" il luogo bagno e poi arrivare alla piacevolezza. Servono diversi episodi. Perché tutto questo? Per dire che dal momento in cui abbiamo spostato il nostro focus dal fare il bagno al giocare a fare il bagno, al trovare nel momento del bagnetto un'occasione per essere sereni le cose sono migliorate. Non siamo più concentrati sul portare a termine il percorso di igiene personale della piccola, siamo concentrati sul quello che lei prova e cerchiamo di inserire nelle attività che la fanno stare bene anche il bagnetto. Ce la stiamo facendo, se non altro oggi si è lavata, non ha pianto e quando abbiamo finito rideva come solo lei sa fare. Ok, lo so, come genitore sono un cane, dovevo farlo prima. Ma non è banale, per niente. Voglio tenerlo presente sempre, l'ho fatto per la pappa e per la nanna. Non so perché mi era scappato il bagnetto. L'unico obiettivo è che le mie piccole siano serene, il mio compito è trasformare ogni attività in un'occasione per esserlo.